They Shall Not Grow Old – Per sempre giovani

They Shall Not Grow Old – Per sempre giovani **1/2

Dopo aver dedicato quindici anni della sua carriera ad adattare per il cinema i lavori di J.R.R. Tolkien, Peter Jackson ha decido di cambiare radicalmente storia e prospettiva, realizzando un documentario di montaggio sulla Prima Guerra Mondiale, con l’idea di valorizzare grazie alla tecnologia, l’enorme archivio audio e video della BBC e dell’Imperial War Museum inglese.

E così a partire dal 4 agosto 1914, quando si diffuse la decisione del Regno Unito di dichiarare guerra alla Germania e agli Imperi centrali, il film raccoglie con pazienza certosina le immagini e le voci dei testimoni assumendo sempre il punto di vista dei giovanissimi soldati, arruolatisi volontari per la Guerra per spirito patriottico e incoscienza.

Tuttavia non appena i battaglioni arrivano in Francia, dopo le settimane di severo addestramento con i fucili e con le mitragliatrici, Jackson converte il formato Academy classico, muto e in bianco e nero, in immagini a colori, panoramiche e sonorizzate ad hoc non solo con i rumori delle trincee, ma con le voci recuperate grazie ad un lungo lavoro di interpretazione dei labiali.

La realtà lontana cento anni, che solo il cinema aveva potuto raccontare a colori, esplode così in tutta la sua forza drammatica. I volti scavati con i denti marci, gli abiti zuppi di fango e sangue, i topi e le zecche, i letti di fortuna scavati nelle trincee, i congedi ogni quattro settimane e infine i bombardamenti, i colpi di mortaio, i carri armati, il rumore sordo delle granate e della morte, compagna inesorabile in tutti gli anni di una guerra di posizione, che avrebbe dovuto finire subito e che si protrasse quasi per 4 anni, in una carneficina tragica e insensata.

L’operazione culturale di Jackson è interessante, ma un po’spericolata, eppure non mi sembra aggiunga molto all’orrore delle immagini originali. Il lavoro è impeccabile e generoso, soprattutto quello che ha restituito l’audio impossibile a quelle immagini e rallentato le riprese originali a 13 fotogrammi al secondo.

La scelta di accompagnare quelle immagini con un basso continuo e incalzante, fatto delle testimonianze di decide e decine di soldati semplici di fanteria, sopravvissuti alle trincee, è una scelta di campo che va rispettata, ma che appiattisce il film senza mai lasciare allo spettatore più giovane, a cui verosimilmente il film è rivolto, con una qualche chiave interpretativa sul conflitto, che non sia solo la generosità incosciente e lo spirito nazionalistico del singolo, coinvolto in un’impresa rivelatasi tragicamente più impegnativa di ogni attesa.

Non solo, ma il susseguirsi senza soluzione di continuità delle voci e delle immagini, con un montaggio continuamente interrotto, frammentato, finisce inevitabilmente per provocare un certa fatica.

Nel coro delle voci non distinguiamo mai uno sguardo politico da parte di Jackson, nè un’idea della Storia, se non quella collettiva di questo milite ignoto, che finalmente ritorna alla vita, quando tutto è finito, incapace di reinserirsi in una società incapace di comprendere lo sforzo sovrumano e disumano della guerra.

Gli ultimi minuti sono indubbiamente i più forti e significativi, quelli dove finalmente la routine dell’orrore delle trincee di scioglie in un ritorno a casa insperato, ma ancor più scioccante.

They Shall Not Grow Old non è così sconvolgente come ce lo saremmo atteso, non è certo Orizzonti di Gloria, ma certamente ha il coraggio di non nascondere la confusione ideale dei suoi testimoni così come l’eccitazione dei giovani volontari, entusiasti della guerra, o come i corpi riversi nel fango, smembrati. Ma quello che colpisce sono probabilmente i loro volti, finalmente a fuoco, finalmente in primo piano, con gli occhi speranzosi poi sempre più vitrei, di fronte alle macchine da presa.

E’proprio in questo lavoro di restituzione di un’identità, che il film di Jackson trova la sua carica più dirompente e innovativa. E non è poco.

In sala il 2, 3 e 4 marzo per

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