La profezia dell’armadillo

La profezia dell’armadillo **1/2

Prim’ancora di fare il loro debutto, le trasposizioni cinematografiche di libri e graphic novel si portano dietro una scia di pregiudizi consolidati in anni di pessimi riadattamenti di capolavori letterari. La Profezia dell’Armadillo, diretto dall’esordiente Emanuele Scaringi e tratto dall’opera d’esordio del fumettista Michele Rech, in arte Zerocalcare, schiva la pallottola e supera in modo eroico il banco di prova.

Come da copione, uno scorcio della vita di Zero (Simone Liberati) e dell’amico Secco (Pietro Castellitto) nel quartiere di Reb(bb)ibbia, che diventa viaggio sul viale dei ricordi quando una mail a notte fonda porta la notizia che la loro amica d’infanzia Camille é morta d’anoressia.

Un’eulogia per flashback che commuove per la semplicitá di sentimenti che Camille stessa confessava di invidiare a Zero, fra tendate sui tetti di palazzi abbandonati e gite al parco.

Nel mezzo, condómini sull’orlo di una crisi di nervi, comparsate sofferte alle feste cool di Roma Nord, lavori discutibili e una madre apprensiva, il tutto gestito con un’ironia esilarante che non lascia dubbi sulla presenza dello zampino di Valerio Mastandrea – in veste di sé stesso, o del Walter in Tutti giú per terra, che poi é quasi la stessa cosa – nella sceneggiatura.

Passi qualche scelta discutibile: ad esempio, la sovrapposizione di mondo cartoon e mondo reale nell’incipit, che rimanda a qualche brutto coming of age movie da Sundance Festival.

O ancora, l’ingombrante presenza di un enorme peluche di armadillo nelle veci della coscienza del protagonista – anche se, va detto, era difficile pensare a una messa in scena alternativa.

Per il resto, non solo tutto fila, ma addirittura funziona.

D’altronde, quello che non puó non piacere di Zerocalcare – uno che a bassa voce chiede se, per favore, potete non applaudire quando finisce di rispondere a una domanda – é che il suo nichilismo, il suo controcorrentismo anacronistico, il suo eterno scazzo esistenziale, o in qualunque modo lo si voglia chiamare, é assolutamente genuino. Maestro assoluto della rabbia punk adolescenziale, la eleva, la porta nel mondo adulto e la sdogana, permettendo a noi tutti di grugnire senza freno e vergogna, in rimando.

Un’evoluzione potenziata degli sdraiati di Michele Serra: non piú apatia ingiustificata, ma consapevolezza che “qualsiasi previsione ottimistica é destinata ad alimentare illusioni e rimpianti”, fiducia nel proletariato e non troppo velato disprezzo per il mondo che ruota intorno agli apericena.

Punti extra per la colonna sonora realizzata dai Veeblefetzer, che nel film hanno un cameo nei panni di sé stessi. In track list anche un brano scritto ad hoc dall’ex frontman dei Jet Nic Cester, negli ultimi mesi tornato sui palchi insieme all’ensemble Milano Elettrica.

Un film che, come qualsiasi prodotto sfornato da Zerocalcare, senza pretese e senza troppi sforzi, colpisce il bersaglio.

Da vedere.

Regia:
Emanuele Scaringi
Durata:
99’
Paesi:
Italia
Interpreti:
Simone Liberati, Valerio Aprea, Pietro Castellitto, Laura Morante
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