Venezia 2018. Joy

Joy **1/2

Dopo l’esordio nel 2014 con Macondo, immersione nella quotidianità dei profughi africani a Vienna, la regista austriaca Sudabeh Mortezai torna a nuotare nelle acque conosciute dell’immigrazione, della prostituzione forzata e del traffico umano con Joy, in bilico fra dramma e documentario.

Joy (Joy Alphonsus, al suo esordio attoriale) é partita dalla Nigeria con l’intenzione di guadagnare soldi per la sua famiglia, ma arrivata in Europa é intrappolata in un limbo: le viene rifiutata la richiesta d’asilo e l’unico lavoro che puó svolgere legalmente é la prostituzione. Inizia per lei un percorso di sacrifici, schiacciata a Vienna dall’autoritá finanziaria della sua Madame sfruttatrice (Angela Ekeleme) e in patria da quella psicologica di un sacerdote julu che da ragazza l’ha sottoposta a un giuramento voodoo.

A lenire la sua solitudine c’è la nuova arrivata Precious (Precious Mariam Sanusi), che, se all’inizio risveglia in Joy e nelle colleghe un sepolto istinto materno, ben presto diventa oggetto di invidie e nepotismi di chi la identifica come ennesima rivale da eliminare.

Perché, è chiaro da subito, l’unica regola sempre valida nei rapporti umani è che il più forte sopravvive. “Se devo ucciderti per estinguere il mio debito lo farò” è il motto delle donne di strada riunite sotto il tetto della Madame, conniventi allo stupro delle compagne, desensibilizzate alla propria situazione, più animali da soma che esseri umani. Stordito dalla presenza costante di luci al neon, ipnotizzato dall’oscillare fra tedesco, inglese e pidgin, lo spettatore assiste impotente alla loro progressiva disumanizzazione e al perpetuarsi del meccanismo che vede le vittime trasformarsi in carnefici.

I sovrumani silenzi generati dalla mancanza di colonna sonora risultano azzeccati, di grande aiuto nel trasmettere il lento trascinarsi delle ore e dei giorni di chi vive in stand-by, in attesa della libertá.

Risaltano per contrasto i pochi, studiati momenti in cui il rumore si impossessa della scena e crea un buon diversivo per evadere dal piattume. Spicca ad esempio il momento dedicato alla messa, una piccola concessione alla spiritualità che sia Joy che la sua coprotagonista trasportano nella pellicola come bagaglio dalla vita reale. Degno di nota menzionare che, nelle loro parole, la chiesa che frequentano in Nigeria è fulcro della loro comunità, nonché il luogo in cui hanno visto per la prima volta i volantini che pubblicizzavano i casting per il film.

Questa fredda panoramica su un trattamento tanto piú shockante perché “riservato a donne da altre donne” viene condita, dulcis in fundo, con qualche velata frecciatina al governo austriaco, che nel film viene dipinto come incapace di garantire protezione a Joy di fronte alla sua esplicitata volontá di denunciare la propria madame.

In definitiva, il messaggio arriva diretto, anche se quella che avrebbe potuto essere un’analisi pulita risulta in qualche modo contaminata da inserti narrativi innecessari, che in mancanza di approfondimento o giustificazione si rivelano chiaramente per quello che sono: tentativi di condire una narrazione cruda con qualche bocconcino per tenere a bada lo spettatore.

Per dirne qualcuno, il cliente di Joy che compare dal nulla e senza apparente motivo si offre di supportare finanziariamente lei e la figlia a tempo indeterminato. O ancora, il fatto stesso che Joy sia madre, spunto interessante se avesse portato a un qualche tipo di riflessione, ad esempio sulla difficoltà di preservare l’innocenza di una bambina che cresce in un contesto di degrado, ma che invece viene buttato lì e messo da parte quando il vero focus del film torna a bussare alla porta (tant’è che la bambina, dalla liberazione di Joy in avanti, misteriosamente non ricompare nell’inquadratura).

La Mortezai non intrattiene, ma certo è in grado di fare bene i compiti e sfornare contenuti altamente efficaci e informativi.

Come commenta un’insegnante in sala, “perfetto da mostrare nelle scuole per aumentare la consapevolezza circa queste tematiche”.

Annunci

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.