Venezia 2018. American Dharma

American Dharma **1/2

Il nuovo documentario del premio Oscar Errol Morris è dedicato al luciferino Steve Bannon. Una di quelle straordinarie vite americane che, contraddicendo l’assunto di Fitzgerald, ha avuto non un secondo atto, ma probabilmente molti di più.

Figlio di una famiglia della working class, cattolica e democratica, ufficiale di marina, laureato a Virgina Tech e poi a Georgetown, MBA alla Business Harvard School e quindi produttore a Hollywood: Bannon è stato molte cose nella sua vita, prima di dirigere il sito di estrema destra Breitbart News e di contribuire all’elezione di Donald Trump, dirigendo la sua trionfale campagna.

Morris usa l’hangar del film preferito di Bannon, Cielo di Fuoco, come set della loro intervista e ritorna più volte sui personaggi cinematografici amati dallo stratega del nuovo populismo di destra: non solo Gregory Peck nel film di Henry King, ma anche John Wayne di Sentieri selvaggi e Henry Fonda di Sfida Infernale, oltre a Ronald Reagan, al quale ha dedicato un suo documentario.

Morris si espone più del solito, cercando di mettere in contraddizione le posizioni di Bannon, ovvero quelle di un populismo xenofobo e razzista, che dichiara di fare l’interesse della working class americana, ma che in realtà, con le sue scelte economiche, facilita quasi solo il grande capitale industriale e speculativo.

Bannon insiste sull’idea che un cambiamento radicale dello status quo politico ed economico mondiale è l’unica alternativa ad una rivoluzione imminente.

Naturalmente il film ricostruisce con precisione i pochi mesi che Bannon trascorre con Trump, edificando quella macchina da consensi inarrestabile, che porterà il miliardario immobiliarista fino alla Casa Bianca.

L’ultimo film che Morris mostra a Bannon è il Falstaff di Welles: e non è difficile comprenderne il motivo, considerato che Trump ha poi liquidato Bannon senza troppe cerimonie, dopo gli incidenti provocati dalle manifestazioni della nuova destra a Charlottesville nell’agosto 2017.

Il ritratto di Bannon non riesce a contenere la personalità strabordante dell’intervistato, pur esponendone il talento indubbio nella comprensione dei fenomeni mediatici, oltre alle evidenti contraddizioni e ai buchi logici del suo credo politico.

Il lavoro di Morris è forse il primo passo mainstream all’interno di quel mondo opaco e poco compreso dell’alt-right, dove molti fenomeni diversi coesistono, dalle criptovalute, ai gamer, dalla musica elettronica agli hacker russi, capaci di distruggere carriere e inquinare il dibattito pubblico in maniera irreparabile.

Trump e i suoi sono davvero un antidoto amaro e necessario ad una rivolta di massa? O sono la risposta più sbagliata alla crisi del modello globale che la caduta del muro, la società della comunicazione e gli accordi di libero scambio degli anni ’90 hanno creato?

E forse, soprattutto, sono davvero la cura giusta per le nostre malandate istituzioni democratiche? L’incendio che chiude il film di Morris, riducendo in cenere il grande hangar dell’intervista, è un indizio inquietante.

In ogni caso è difficile dare una risposta vedendo American Dharma, perchè leggere le rughe di Bannon è più difficile che interpretare il bluff di un giocatore di poker.

Regia:
Errol Morris
Durata:
95’
Paesi:
Usa, Gran Bretagna
Interpreti:
Stephen K. Bannon
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