Per gran parte della serata l’Academy sembrava aver scelto di distribuire i suoi premi scontentando quasi tutti i favoriti, poi Anora è emerso come il chiaro vincitore con cinque Oscar, compresi quelli per il film, la regia, l’attrice, la sceneggiatura e il montaggio, quattro dei quali ritirati personalmente da Sean Baker, un record assoluto.
Per Baker sono le prime candidature della carriera. Tutte andate a segno.
Solo Walt Disney in persona aveva avuto quattro statuette nella stessa sera ma per quattro differenti film nel 1953. In realtà anche Bong ha vinto quattro Oscar nel 2020 per film, regia, sceneggiatura e film straniero con Parasite, ma le regole dell’Academy sono un po’ discutibili sull’attribuzione del premio al miglior film internazionale.
Come accaduto cinque anni fa, proprio con Parasite, la Palma d’Oro di Cannes ha vinto anche l’Oscar. Ora come allora il distributore americano era la formidabile Neon, che ha nella sua bacheca anche le ultime cinque Palme. Un record impareggiabile, per una società fondata solo nel 2017 e diretta da Tom Quinn: “Abbiamo notato negli anni che per la credibilità e il successo di un certo tipo di film, la Palma d’oro ha assunto un significato molto importante per i giovani cinefili. E il motivo per cui lo sappiamo è che abbiamo testato tutti questi film a partire da Parasite. Il premio significa molto per il pubblico che è alla ricerca del cinema più coraggioso e lungimirante: questi film hanno poi avuto risultati in termini di incassi e sono stati stati importanti contender all’Oscar.”
La strategia sta pagando dividendi altissimi.
A Meg Ryan e Billy Crystal è toccato il compito di annunciare il miglior film.
The Brutalist ha chiuso con tre premi per il miglior attore, colonna sonora e fotografia. Per il cinema indie americano e non è un piccolo trionfo. Anora è costato appena 6 milioni, The Brutalist 8 e Flow che ha vinto tra le animazioni appena 4.
Quentin Tarantino ha consegnato il premio per la regia a Sean Baker per Anora, che ha impegnato il suo tempo sul palco per un’ode al cinema in sala e all’esperienza cinematografica, ringraziando Tarantino per C’era una volta a… Hollywood, senza cui non sarebbe stata scoperta Mikey Madison.
Adrien Brody ha vinto il suo secondo Oscar ventidue anni dopo Il pianista per un ruolo che sembra richiamare esplicitamente quello interpretato per Polanski. Il suo è stato un discorso lungo e commovente. Mikey Madison ha battuto a sorpresa Demi Moore, tra le migliori attrici.
La serata si è aperta con le scarpette rosse di Dorothy del Mago di Oz e con un montaggio toccante su Los Angeles. Ariana Grande e Cynthia Erivo hanno intonato prima Over the Rainbow e poi Defying Gravity. Un numero da grande show di Broadway, capace di abbracciare ecumenicamente i due volti del Paese.
Conan O’Brien è poi entrato in scena come se fosse un clone di Demi Moore in The Substance, ma il suo monologo è stato piuttosto fiacco e con pochissimo ritmo, senza accenni politici e con qualche bonaria presa in giro ai candidati. Le battute più cattive le ha riservate agli aumenti degli abbonamenti di Netflix e a Jeff Bezos di Amazon. Il finale è stato più indovinato grazie all’apparizione in felpa e pantaloncini di Adam Sandler e ad un appello al grande artigianato hollywoodiano e alla città minata dagli incendi.
La chiusura affidata ad un breve numero musicale sulla lunghezza della cerimonia, I Won’t Waste Time.
L’applauso più lungo la sala l’ha riservato ai pompieri della città.
Il nome di Donald Trump non è mai stato nominato in tutta la serata. Qualcuno ha ricordato l’ucraina, altri il conflitto israelo-palestinese, altri le proprie radici di immigrato.
Ma in generale Hollywood è sembrata mettere la sordina alle polemiche, senza quello spirito resistenziale che aveva avuto chiaramente durante il primo mandato presidenziale otto anni fa.
Il primo presentatore Robert Downey Jr. per il premio al migliore non attore non protagonista. Kieran Culkin ha ritirato il premio con un discorso sconclusionato, poco ispirato, troppo personale, come spesso ha fatto in questa stagione dei premi.
Zoe Saldana ha vinto come non protagonista per Emilia Pérez, che in un commosso discorso di ringraziamento ha ricordato di essere nipote di una coppia di immigrati dominicani.
Io sono ancora qui di Walter Salles è stato premiato per il miglior film internazionale. Nonostante le tredici nominations di Emilia Pérez, neanche quest’anno la Francia ha spezzato la maledizione di Indochine, l’ultimo a vincere nel lontanissimo 1992. Da allora nessun film nella lingua di Molière ha mai più vinto. C’è stato l’exploit di The Artist, ma si trattava di un film muto e non premiato nella categoria di riferimento.
La Francia resta a 12 vittorie, due in meno dell’Italia, che guida la classifica in solitaria ormai dai tempi de La vita è bella.
A sorpresa la migliore animazione va al team lettone, guidato da Gints Zibalodis, per l’apocalittico Flow, il più piccolo e indipendente del lotto. L’asfittica animazione delle major ha molto su cui riflettere.
Per i migliori costumi e per la migliore fotografia cinque attori dei film nominati hanno presentato ciascuno i candidati, in modo molto innovativo.
Lol Crowley ha vinto per la fotografia il pellicola di The Brutalist. Paul Tazewell di Wicked ha ricordato commosso di essere il primo costumista afroamericano a vincere l’Oscar in 97 anni di storia.
Wicked ha vinto anche per le scenografie. di Nathan Crowley.
Le migliori sceneggiature dell’anno sono quelle di Anora di Sean Baker e Conclave di Peter Straughan. Non proprio i copioni più originali, ma certamente quelli dei due favoriti della serata.
Sean Baker è stato premiato anche per il montaggio di Anora: da vero indipendente, monta da solo i suoi lavori e l’Academy l’ha riconosciuto.
Mick Jagger ha presentato il premio per la miglior canzone assegnato a El Mal di Emilia Pèrez. Per la colonna sonora l’Oscar ha sorriso a Daniel Blumberg per il sontuoso lavoro compiuto con The Brutalist.
L’Academy si è ricordata anche di Dune: Parte Due di Villeneuve, premiato per i migliori effetti speciali e per il sonoro.
Il miglior documentario è No Other Land diretto da un collettivo israelo-palestinese: il loro è stato il discorso più politico e più esplicito nel condannare la politica americana che sta ostacolando una soluzione giusta a Gaza e in Medio-Oriente.
Pleonastico e un po’ fuori luogo il lunghissimo omaggio a James Bond con numeri di Margaret Qualley, Lisa, Raya e Doja Cat. L’idea dei produttori è stata evidentemente quella di creare uno spettacolo molto old style, per un pubblico televisivo e del tutto privo di una dimensione non diremmo politica, ma neppure contemporanea. Guardandolo infatti sembrava di assistere ad una replica di uno show di quarant’anni fa, decisamente troppo lungo con 3 ore e 47 minuti. Talmente lunga che su Hulu, dove era trasmessa oltre che sulla ABC, sono saltati gli ultimi due premi. Epic fail: vatti a fidare degli streamer…
Più centrato ma ugualmente lungo il momento in cui Whoopi Goldberg e Oprah hanno ricordato Quincy Jones e Queen Latifah ha cantato Ease On Down the Road da The Wiz.
Nel lungo In memoriam, introdotto da un ricordo di Gene Hackman da parte di Morgan Freeman si sono scordati in mezzo a casting directors, executive, scenografi e montatori del suono di… Alain Delon.
Gli ascolti tradizionali hanno registrato 18 milioni di telespettatori americani con un calo del 7% rispetto all’anno scorso in cui gli spettatori erano stati 19,5 milioni. Tuttavia considerate tutte le piattaforme, i devices digitali e Hulu, i dati salgono a 19,69 milioni che rappresentano il miglior risultato degli ultimi 5 anni.
Siamo lontanissimi dai 43,7 milioni del 2014 o anche solo dai 29,6 milioni del 2019, ma dopo il crollo a 10 milioni della cerimonia in pieno COVID del 2021, i numeri sono in lenta risalita.
Best Picture
Anora – Neon
Directing
Sean Baker, Anora
Actor in a Leading Role
Adrien Brody, The Brutalist
Actress in a Leading Role
Mikey Madison, Anora
Actor in a Supporting Role
Kieran Culkin, A Real Pain
Actress in a Supporting Role
Zoe Saldaña, Emilia Pérez
Writing (Adapted Screenplay)
Conclave (Peter Straughan)
Writing (Original Screenplay)
Anora (Sean Baker)
International Feature Film
Io sono ancora qui (Walter Salles)
Cinematography
The Brutalist (Lol Crawley)
Film Editing
Anora (Sean Baker)
Production Design
Wicked (Production Design: Nathan Crowley, Set Decoration: Lee Sandales)
Costume Design
Wicked (Paul Tazewell)
Sound
Dune: Parte Due (Gareth John, Richard King, Ron Bartlett e Doug Hemphill)
Music (Original Score)
The Brutalist (Daniel Blumberg)
Music (Original Song)
“El Mal” from Emilia Pérez (Camille e Clément Ducol e Jaques Audiard)
Makeup and Hairstyling
The Substance (Pierre-Olivier Persin, Stéphanie Guillon e Marilyne Scarselli)
Visual Effects
Dune: Parte Due (Paul Lambert, Stephen James, Rhys Salcombe e Gerd Nefzer)
Animated Feature Film
Flow (Gints Zilbalodis)
Animated Short Film
In the Shadow of the Cypress (Hossein Molayemi e Shirin Sohani)
Live-Action Short Film
I’m Not a Robot (Victoria Warmerdam e Trent)
Documentary Feature Film
No Other Land (Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor e Hamdan Ballal)
Documentary Short Film
The Only Girl in the Orchestra (Molly O’Brien)
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Film
Anora: 5
The Brutalist: 3
Dune: Part Two: 2
Emilia Pérez: 2
Wicked: 2
Conclave: 1
Flow: 1
I’m Still Here: 1
A Real Pain: 1
The Substance: 1
Distributor
Neon: 5
A24: 3
Netflix: 3
Universal Pictures: 2
Warner Bros Pictures: 2
Focus Features: 1
The New Yorker: 1
Searchlight: 1
Self-distributed: 1
Sideshow/Janus Films: 1
No distributor: 3
