The Watcher

The Watcher **1/2

The Watcher è la storia di una casa in cui succedono cose strane e, come in tutte le storie di questo tipo, al centro del racconto c’è una famiglia che, spinta al limite delle proprie risorse psichiche, fisiche ed economiche, rischia di andare in pezzi. Parliamo della famiglia Brannock che, stanca della qualità della vita newyorkese, decide di trasferirsi nel New Jersey dove una splendida abitazione vittoriana, con ampio giardino e arredamento d’epoca, sembra promettere una vita più serena e felice. Per concretizzare questo sogno Dean (Bobby Cannavale) investe tutti i risparmi di famiglia, trascura il lavoro e si immerge anima e corpo nella ristrutturazione della casa. Un sogno ad occhi aperti, condiviso con la moglie Nora (Naomi Watts) che dura lo scorrere di un episodio perché una lettera anonima turba la quiete dei Brannock: sarà l’inizio di una serie di eventi inquietanti che riconducono a un misterioso persecutore, The Watcher.

The Watcher è ispirata a un articolo apparso sulla rivista The Cut che raccontava le minacce anonime e persecutorie ricevute da una famiglia da poco trasferitasi a Westfield, nel New Jersey. Uno spunto al servizio della capacità creativa di Ryan Murphy e Ian Brennan (Glee, Ratched, Dahmer) che, ancora una volta, dimostrano grande facilità nell’intrattenere il pubblico, costruendo un mondo narrativo che i personaggi abitano con grande naturalezza e che viene costantemente elettrificato da una serie di colpi di scena che impediscono cali di attenzione nello spettatore.

Il meccanismo è quello di un classico film giallo: la domanda a cui rispondere è: “Chi è The Watcher?” Le piste si alternano con grande velocità: tutti i protagonisti, almeno per qualche secondo, potrebbero essere il misterioso autore delle lettere anonime. Ammesso che poi di una sola persona si tratti perché, con il passare degli episodi, si insinua il sospetto che ci siano più persone coinvolte. Sia che l’estensore delle lettere agisca da solo sia che venga supportato da altri, egli esprime un sentimento di avversione e di invidia diffuso nel quartiere. In un succedersi di piste false, svelamenti e controsvelamenti, dubbi e intuizioni, le certezze dello spettatore vacillano, si incrinano, si sgretolano. Si resta immersi in un clima di tensione continua che ha dei picchi in prossimità del finale degli episodi, così da sfruttare al meglio il meccanismo del cliffhanger. Un meccanismo perfetto nella sua semplicità: se però andiamo ad analizzarlo troviamo anticipazioni, leggerezze, semplificazioni, cliché che il flusso narrativo lascia in secondo piano, di cui quasi non ci accorgiamo.

Quando poi, terminata la visione, ci fermiamo a riflettere su quello che abbiamo visto e ci chiediamo se e quanto The Watcher ci sia piaciuto e cosa ci abbia lasciato, la risposta resta sospesa per qualche secondo. Apparentemente potrebbe dipendere dal finale che, come nella maggior parte delle serie della quality television, resta aperto, concludente ma non conclusivo. Un elemento comune a molte altre produzioni, che però non lasciano questo senso di incompletezza. A nostro avviso la ragione risiede altrove e cioè nei personaggi.

Nonostante le interpretazioni di attori ben al di sopra della media, come Noma Dumezweni (Theodora) Christopher McDonald (Detective Chamberlaine), Margo Martindale (Big Mau), Mia Farrow(Pearl Winslow) la negoziazione è zoppicante. Manca il sapore della vita reale in questo mondo ovattato e chiuso in se stesso e, quindi, mancano negoziazioni forti, capaci di smuovere in profondità lo spettatore. Un esempio su tutti è il rapporto tra Dean e la figlia adolescent Ellie (Isabel Gravitt), davvero poco incisivo; anche il rapporto coniugale tra Dean e Nora non mostra sfumature, ma una bipolarità in cui la parte drammatica si esaurisce al di fuori della coppia, passando per il confronto con le amiche per Nora e nella chiusura in sé stesso per il marito.

Sette episodi risultano così al contempo troppo numerosi e troppo pochi: troppo numerosi per raccontare la storia delle vessazioni subite dalla famiglia Brannock e troppo pochi per raccontare davvero la famiglia Brannock, andando oltre a personaggi bidimensionali finalizzati solo alla parte mistery della vicenda.

The Watcher è un racconto elegante, che strizza l’occhio allo spettatore cinefilo con citazioni e rimandi e che intende identificare una causa reale dietro a manifestazioni apparentemente inspiegabili. Una scelta che apre lo spazio a dinamiche sociali, che però nel testo non trovano spazio: il male nasce da comportamenti dei singoli, come la venditrice di case e amica di Nora Karen (Jennifer Coolidge).

Peccato però che siano comportamenti stereotipati e che non abbiano la complessità psicologica che caratterizza, giusto per fare un esempio, quelli delle opere di Shirley Jackson, maestra in questo tipo di racconti e autrice di testi come L’Incubo di Hill House o Abbiamo sempre vissuto nel castello, entrambi pubblicati dalla casa editrice Adelphi.

Non è la prima volta che ci troviamo di fronte a un’opera di Murphy che ci fa esclamare “Che peccato!” perché al di là della piacevolezza della visione e della qualità della realizzazione, manca quel qualcosa in più che la renda degna di essere ricordata e consigliata.

Titolo originale: The Watcher
Durata media degli episodi: 50 minuti
Numero degli episodi: 7
Distribuzione Streming: Netflix
Genere: Mistery Drama Thriller

Consigliato: a chi ama i gialli classici, i racconti di case stregate e i rompicapo in apparenza senza una soluzione.

Sconsigliato: a chi ama i gialli classici, i racconti di case stregate e i rompicapo in apparenza senza una soluzione. Non è una ripetizione: gli amanti di queste categorie trovano in The Watcher l’ambientazione ideale, gli ingredienti e il sapore di quello che cercano, ma rischiano di rimanere delusi dal finale e dalla combinazione di questi ingredienti in un piatto ambizioso, ma che manca di un sapore deciso.

Visioni parallele: Ratched per restare nel mondo narrativo della coppia di creativi Murphy-Brennan. Ne abbiamo parlato in precedenza: la storia della giovane infermiera Mildred Ratched che inizia a lavorare in un ospedale psichiatrico per poter stare vicino al fratello, internato dopo aver ucciso 4 preti, per una valutazione psichiatrica da cui può dipendere la sua condanna a morte. Mildred diverrà poi la famosa infermiera dell’ospedale psichiatrico di Qualcuno volò sul nido del Cuculo di Milos Forman (1975).

Un’immagine: l’idea di scrivere un’ode a una casa, An Ode to a House, che da compito assegnato ai suoi allievi dal professor Roger Kaplan (Michael Nouri) diventa un’abitudine per gli studenti del piccolo comune di Westfield, nel New Jersey e poi si trasforma in un più ampio gruppo Facebook. Una proposta didattica interessante che porta indirettamente a materializzare il rapporto con la casa, decontestualizzandolo dalla famiglia che la abita. Nel corso della serie è soprattutto Nora a riportare invece al centro delle discussioni con il marito Dean la famiglia, ribadendo una superiorità della relazione sull’avere che sembra sfuggire a quanti sono stati assorbiti dal culto della casa (della proprietà, dell’avere).

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