Cannes 2022. Final Cut

Final Cut **

E’ sempre il cinema – il suo farsi, i suoi vezzi, il suo microcosmo – al centro dei film di Michel Hazanavicious.

Dopo l’esordio in sordina con Mes Amis – in cui il protagonista era un produttore – e un paio di avventure retrò, che ripescavano nella tradizione francese di serie B l’agente speciale 117, l’esperimento si faceva radicale con il bianco e nero e il muto di The Artist, regalandogli fama e successo, oltre ogni immaginazione.

La sua filmografia ha continuato rapsodicamente, ma sempre seguendo lo stesso istinto: sono arrivati quindi The Search, remake di Odissea tragica, l’omaggio puntuto al padre della Nouvelle Vague con Il mio Godard e infine la fiaba Il principe dimenticato, ambientato proprio in un grande studio cinematografico.

Lo stesso avviene con questo Final Cut – Coupez!, che nasce come fedele remake del piccolissimo film giapponese Zombie contro zombie – One Cut of the Dead, che racconta in tre tempi la realizzazione di un film horror giapponese, per una tv specializzata.

Il gioco del cinema nel cinema è paradossalmente molto semplice.

Se però non volete rovinarvi la sorpresa saltate il resto della sinossi…

Nel primo atto assistiamo al prodotto finito: un film in piano sequenza di 40 minuti su una troupe che mentre gira un film di zombie viene attaccata da veri morti viventi, evocati secondo una diceria che risale alla Seconda Guerra Mondiale dal regista, che pretende verità per il suo lavoro. 

L’attrice protagonista, che sembra uscita da Boris, strada facendo trova coraggio e convinzione, sino ad imbracciare l’ascia per far fuori i mostri.

Il secondo atto, ambientato qualche mese prima, mostra come un produttore francese e una produttrice giapponese coinvolgano Rémi, un regista famoso per il motto “fast, cheap & decent”, nella realizzazione del remake di uno zombie movie giapponese, che inaugurerà la programmazione di un nuovo canale tematico, dedicato al cinema di serie B.

Prima titubante, poi convinto dalla figlia – che lavora sui set come truccatrice e dalla moglie, ex attrice con qualche problema di rabbia repressa – Rémi accetta, riunisce cast e troupe, per girare tutto in presa diretta. 

L’ultimo atto, di gran lunga il più riuscito, ci mostra cosa accade durante le riprese, dalla sostituzione last minute di due personaggi chiave, all’ubriachezza molesta del villain principale, alle derive dell’improvvisazione. 

Ed è qui che il film trova la sua ragion d’essere, la sua dimensione più vera, nell’appello sincero all’artigianalità di un lavoro meraviglioso, che poi sullo schermo viene trasfigurato completamente.

Hazanavicious in questo film, che può lasciare interdetti e confusi nella prima parte – a tutti gli effetti un B-movie sgangherato e pieno di problemi – ritrova invece la vena più autentica del suo lavoro, una morale piccola, familiare, con il set che diventa luogo in cui superare avversità e imprevisti, in cui scoprire talenti e soluzioni imprevedibili, perchè bisogna portare comunque a casa la giornata, all’insegna di un’umanità che ci accomuna.

Il fatto che quel set familiare assomigli – forse solo per l’atmosfera gioiosa della fine – a quello in cui Hazanavicious lavora davvero con la moglie Berenice Bejo e con la figlia Simone, fa sì che questo Final Cut – Coupez! suoni onesto e sincero.

In una carriera piena di troppi passi falsi, il regista sembra tornare con intelligenza all’ispirazione primaria, a quella tenerezza capace di attraversare le generazioni.

E’ un’apertura inaspettata per la 75° edizione del Festival di Cannes, lontanissima dall’allure e dalla seriosità con cui di solito qui si rappresenta il cinema, ma che sembra quasi dire a noi in sala che quello che conta, in un momento così drammatico per la sala, è continuare a raccontare, in qualsiasi modo possibile, tenendo accesa la fiammella, per quanto flebile possa sembrare.

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