Small Axe – Red, White and Blue

Red, White and Blue **1/2

Leroy Logan, già sovrintendente della Polizia Metropolitana di Londra, fondatore della Black Police Association, MBE dell’Impero britannico, si è ritirato a vita privata nel 2013, dopo trent’anni di servizio.

Il film di Steve McQueen ci riporta indietro al 1983, quando giovane e brillante neolaureato in biologia, appassionato di scienze forensi, decide di entrare nella polizia, spinto dal desiderio di proteggere e servire la sua comunità e cercare di cambiare dall’interno il razzismo endemico delle forze dell’ordine.

Nato nel 1957 a Londra da genitori giamaicani, aveva cercato di integrarsi fino in fondo nella comunità inglese, seguendo i desideri del padre Ken.

Quando però per una banale multa per divieto di sosta, Ken viene picchiato in modo brutale e selvaggio da due poliziotti, le inclinazioni di Leroy diventano più chiare, nonostante la fermissima opposizione del padre.

Se all’accademia Leroy trova rigore e consenso, grazie ai suoi eccellenti risultati, le cose vanno diversamente quando ritorna in divisa nel quartiere. Il suo migliore amico, il cantante soul degli Imagination, lo prende in giro, i ragazzini scappano quando lo vedono, considerandolo un traditore e tra i suoi colleghi viene emarginato e isolato.

E così Leroy cresciuto londinese e nel mito dell’integrazione, si ritrova straniero a casa e nel lavoro.

Nonostante la polizia lo voglia come uomo immagine, per il reclutamento di poliziotti di colore, il razzismo esplicito, opprimente e vessatorio spinge una recluta di origini indiane ad abbandonare.

Quando anche Leroy comincerà a nutrire dubbi sulla sua scelta sarà la moglie a ricordargli che non ci si può arrendere alla prima difficoltà, che il suo compito è contribuire a cambiare le cose.

Il film di McQueen si ferma alle prime settimane di Leroy in polizia, quando il conflitto con l’autorità è più esplicito, quando i dubbi e le paure sembrano oscurare i motivi di una scelta compiuta nell’interesse della sua comunità.

Il terzo episodio della serie Small Axe è finora il meno interessante: non solo convenzionale nella parabola narrativa, ma anche piuttosto ordinario nella messa in scena, se si eccettua il lungo episodio dell’inseguimento ad un sospetto in una cartiera, che McQueen risolve con un talento action che non gli riconoscevamo.

Il personaggio interpretato da John Boyega non è particolarmente simpatico e le sue scelte sembrano assecondare più un desiderio di prendere il centro della scena piuttosto che una vera vocazione.

Il contesto familiare è pure piuttosto opaco, tra un padre rigido e di principi e una madre silenziosa e senza personalità.

McQueen e la Newland avrebbero dovuto lavorare di più sulla scrittura di un film che rimane insipido e mezzo crudo, per usare una metafora culinaria.

E che al confronto con Mangrove e Lovers Rock, pietanze profumatissime, speziate ed entusiasmanti, sembra ancora più insapore.

McQueen evita di giudicare e prendere parte, nella guerra fredda di casa Logan, tra padre e figlio. Cerca di mantenersi lontano anche dagli eccessi retorici e dai toni sopra le righe. Come al solito la sua regia si nutre di momenti apparentemente marginali, particolari, interni che sembrano inquadrati per errore e composizioni del quadro sbilanciate.

John Boyega si conferma adattissimo per quelli che Orson Welles avrebbe chiamato ruoli eroici, piuttosto ingessati e moralmente inappuntabili, anche se qui forse sarebbe servito un attore capace di mostrare in modo più esplicito il tormento identitario di chi non riesce più a trovare se stesso e il senso della propria cultura.

Le recensioni degli altri capitoli dell’antologia di Steve McQueen sono consultabili qui:
Small Axe – Mangrove
Small Axe – Lovers Rock
Small Axe – Alex Wheatle
Small Axe – Education

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