Small Axe – Education

Small Axe – Education ***

L’ultimo capitolo del grande romanzo di Steve McQueen sulla comunità di origine africana e caraibica di West London, ci riporta ai primi anni ’70, quando la quarantenne Margareth Thatcher era Segretario di stato per l’istruzione e la scienza.

Il film comincia in un planetario, affollato di ragazzini, tra i quali c’è anche il protagonista di Education: figlio di un’infermiera e di un carpentiere, con una sorella più grande con un debole per la moda, Kingsley è tifoso del Tottenham e appassionato di stelle e viaggi nello spazio. Il suo sogno è diventare un astronauta come Neil Armstrong.

Ma a scuola ha difficoltà a leggere e a lezione di musica viene scoperto dal professore a cantare versi diversi da quelli previsti: questo basta perchè il preside convochi d’urgenza la madre e lo dirotti in una di quelle special school, che di speciale non hanno nulla.

Un inutile purgatorio, per ragazzi più fragili, che avrebbero bisogno di una guida e che invece si ritrovano abbandonati a se stessi, tra insegnanti, che pensano solo a fumare nella lunga pausa di ricreazione o che impiegano le ore di lezione a tentare di suonare, senz’arte nè parte, canzoni, che non hanno alcuna finalità educativa.

Nell’indifferenza familiare e delle istituzioni, Kingsley sembra destinato a perdersi definitivamente, quando una giovane attivista, Hazel Lewis, si finge giornalista e si introduce nella sua scuola…

Steve McQueen rinuncia in Education ad ogni orpello, ogni elemento non necessario, sceglie uno stile diretto, quasi documentaristico, per raccontare la piccola odissea del protagonista, all’interno di un sistema educativo in cui il pregiudizio è persino più forte e sistematico di quanto abbiamo visto negli altri episodi.

Come raccontano le due attiviste ai genitori dei ragazzi esiliati nelle special school, il sistema e i test scolastici si fondano su un cultural bias, che pretende di interpretare il contributo dei loro figli sulla scorta di un modello, che non li considera.

E che emarginandoli in classi-dormitorio li condanna a non apprendere nulla e a non migliorare mai, perpetuando quello stesso stereotipo negativo.

Un sistema chiuso, opprimente, autoavverante, da cui si può uscire solo scardinandolo e sabotandolo.

E così l’organizzione per i West Indian Children si occupa di organizzare lezioni al sabato, non solo delle materie ordinarie, ma insegnando ai ragazzi la storia delle loro comunità, le radici della loro cultura, che non sono riconducibili solo alla schiavitù e al giogo coloniale.

Non è azzardato paragonare lo straordinario sforzo creativo e produttivo di Small Axe a The Wire, la serie di David Simon su Baltimora, che nelle sue cinque stagioni affrontava i problemi della città dal punto di vista della politica, della giustizia, dello sviluppo edilizio e del sistema scolastico.

McQueen volge il suo sguardo al passato, al decennio lungo che dal 1968 arriva fino al 1983, ma usa, così come Simon, punti di vista diversi, sguardi, intenzioni, storie, che cercano di restituire tutta la complessità di un’esperienza culturale e sociale, che il cinema inglese ha finora ignorato.

Personaggi e avvenimenti reali si fondono alla finzione narrativa, biografie esemplari e suggestioni musicali si alternano, per cercare di rievocare un mood, un’atmosfera, una temperie sociale e politica, che i movimenti black lives matter hanno riportato prepotentemente al centro del dibattito culturale, non solo americano.

Education con l’economia espressiva e di tempi di cui abbiamo detto, sembra essere la sintesi più precisa e desolante di questo viaggio in cinque puntate: perchè, come insegnava il compagno di cella ad Alex Wheatle, solo attraverso l’educazione si può rompere il giogo classista e razzista. Ma se anche il sistema educativo è un inganno? Se proprio lì si consuma il pregiudizio più odioso?

McQueen non indugia nell’autocommiserazione, ma ci mostra come quelle stesse comunità emarginate, sono state in grado, almeno in parte, di ribaltare quell’ingiustizia, consentendo anche a Kingsley di ricominciare a sognare, guardando le stelle.

Difficile non commuoversi quando finalmente lo ascoltiamo leggere la storia della principessa Amina.

Da non perdere.

Le recensioni degli altri capitoli dell’antologia di Steve McQueen sono consultabili qui:
Small Axe – Mangrove
Small Axe – Lovers Rock
Small Axe – Red, White And Blue
Small Axe – Alex Wheatle

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