Small Axe – Alex Wheatle

Small Axe – Alex Wheatle ***

Alex, un giovane detenuto di colore, viene accompagnato in cella. Il suo compagno è Simon, un rastafariano, che fa lo sciopero della fame ed è afflitto da costanti problemi intestinali.

Il rapporto tra i due è subito complicato: Alex è sempre sul punto di esplodere.

Un passo alla volta, a partire dal suo dossier dei servizi sociali, conosciamo la sua storia di orfano illegittimo, abbandonato dalla madre al momento della nascita, cresciuto in una casa famiglia nel Surrey, dove l’unico linguaggio era quello delle mani.

Una volta adulto a Londra, nel quartiere di Brixton, si unisce alla comunità caraibica, mentre la passione per la musica reggae lo spinge fino a costruirsi un’enorme cassa acustica, per ospitare una di quelle feste che abbiamo visto in Lovers Rock.

In cella Simon lo spinge a leggere, a formarsi, perchè l’educazione è la chiave per la libertà, per ribaltare il classismo che vuole i neri utilizzati solo come manodopera a basso costo, per gli interessi della borghesia bianca e dominante.

Solo alla fine capiremo perchè Alex è in galera…

Il quarto episodio della serie di Steve McQueen per BBC e Amazon è come il terzo un racconto biografico che coglie il protagonista, nel momento chiave della sua vita.

Il film racconta gli anni di formazione dello scrittore Alex Wheatle, tra rivendicazioni sociali, musica, rivolta, prigione.

Ed è proprio in cella che trova il maestro e la guida che non aveva mai avuto: è il pacifico e gigantesco rastafariano Simon a donargli The Black Jacobin di C.L.R.James insegnandogli che se non conosci il tuo passato non potrai conoscere neppure il tuo futuro.

E’ lui che lo spinge a leggere, a coltiva la sua eduzione, a superare l’ignoranza che lo vorrebbe confinare ad un ruolo inevitabilmente subalterno, nella società dei bianchi.

La rabbia di Alex, la sua sete di rivalsa, la durezza con cui è cresciuto e che fino a quel momento aveva trovato nella musica reggae la sua sublimazione, trova altre strade per manifestarsi.

Le cose acquistano un senso diverso, una dimensione più consapevole e meditata.

Nel film di McQueen si ricorda il New Cross Massacre del 18 gennaio 1981, in cui probabilmente degli estremisti del National Front provocarono un incendio in cui persero la vita 13 ragazzi di neanche vent’anni, durante una di quelle feste in casa che Small Axe ha descritto così precisamente.

Who turn the night of joy in the morning of sorrow?“: i responsabili non furono mai individuati, ma l’incendio fu un punto di svolta nei rapporti tra la comunità caraibica, la polizia e la società londinese. Il comitato che si creò per sostenere le indagini organizzò il Black People’s Day of Action per il 2 marzo, portando 20.000 persone a marciare per otto ore da Fordham Park ad Hyde Park.

Poche settimane dopo il quartiere di Alex Wheatle, piegato dalla recessione e stanco dei soprusi, si rivoltò in quella che venne chiamata la Brixton Uprising: quasi 5.000 persone furono coinvolte negli scontri sanguinosi con la polizia, e 82 arrestate.

McQueen usa bellissime immagini d’epoca in bianco e nero, per raccontare il massacro di New Cross, mentre lascia alla ricostruzione cinematografica gli scontri di Brixton.

Alex scriverà i versi di Uprising e poi dedicherà il suo secondo romanzo East of Acre Lane alla rivolta.

Sheyi Cole lo interpreta con la durezza e la tensione sempre pronta ad esplodere, di chi è cresciuto nella violenza, sognando la ribellione.

Il film, costruito alternando il tempo in prigione con la ricostruzione degli anni della giovinezza e della gioventù di Alex, è secco, veloce, deciso come un uppercut.

McQueen come sempre gioca con la composizione delle inquadrature, isola i personaggi ai limiti del quadro, non ha timore di soffermarsi sui dettagli dei corpi, delle mani, delle braccia, soprattutto nei momenti di scontro e di lotta.

Il suo progetto ha evidentemente origine nelle storie e nelle esperienze vissute, durante l’infanzia in quella West London, raccontata negli episodi di Small Axe.

Di origini caribiche, McQueen frequentò prima una scuola dove gli studenti venivano indirizzati ai più umili lavori manuali, quindi una seconda dove il razzismo era istituzionalizzato. Solo i suoi studi d’arte al West London College e poi alla Goldsmiths, un’università pubblica dedicata all’arte, al design e alle scienze sociali, gli hanno consentito di emergere nella scena londinese, nei primi anni ’90.

Il progetto di Small Axe segna evidentemente un ritorno alle origini della sua ispirazione, dopo le esperienze americane, seguite al successo di Hunger, e non avrebbe potuto essere più felice, per forza narrativa e urgenza drammatica.

Le recensioni degli altri capitoli dell’antologia di Steve McQueen sono consultabili qui:
Small Axe – Mangrove
Small Axe – Lovers Rock
Small Axe – Red, White And Blue
Small Axe – Education

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