Venezia 2019. Nevia

Nevia ***

Orizzonti

Il debutto alla regia di Nunzia De Stefano è una delle più belle sorprese della Mostra, un racconto di formazione necessario e doloroso, un ritratto femminile che scava nelle pieghe autobiografiche, con grande tenerezza.

Siamo nel campo container di Ponticelli. Le casette di lamiera temporanee, installate dopo il terremoto del 1980 sono diventate un quartiere permanente che accoglie gli ultimi della città: la precarietà diventata ineluttabilità.

Qui vive Nevia, una diciassettenne minuta, caparbia, sempre infagottata in giacche troppo grandi, un cappello colorato in testa.

Con lei ci sono la nonna Nanà, la ‘zia’ Lucia e la sorellina Enza. Sua madre è morta troppo presto. Il padre è in galera.

Vivono alla giornata vendendo abiti usati. La nonna ospita una prostituta nigeriana e arrotonda con il contrabbando di telefonini rubati, grazie al vecchio socio del padre di Nevia, Peppe, e suo figlio Salvatore.

Nel frattempo il circo Orfei arriva in città e la protagonista riconosce nella piccola umanità che abita questi diversi caravan, una possibilità di fuga e di lavoro, una finestra su un mondo diverso, lontano da Napoli.

Il film della De Stefano è toccato dalla grazia e dalla verità. Scavando dentro se stessa e dentro la propria storia, la regista costruisce un personaggio nuovo, una vittima che non vuole mai esserlo, che non si accontenta di quello che il destino le ha riservato e che combatte.

Combatte con i mezzi che ha a disposizione – pochissimi – ma non si rassegna ad una vita di piccolo cabotaggio, tra crimini e misfatti, bar loschi e fidanzati senza dignità.

Scontrosa e diffidente, Nevia è un personaggio a cui non si può che voler bene. La tenacia con cui si porta appresso la sorellina, meno in grado di comprendere le dinamiche immorali, di questo continuo baratto di anime e libertà, è meravigliosa.

Il film è girato con l’urgenza di chi ha troppo da dire. Utilizza una chiave naturalista e il pedinamento documentaristico della realtà. Ma non si accontenta di questo e suggerisce una chiave ulteriore, fiabesca, sopratutto nella parte centrale e nelle scene ambientate in quel non luogo fantastico che è il circo.

Nevia è commovente senza mai suggerire una lacrima, evita le sottolineature melodrammatiche e si muove libero e risoluto come la sua protagonista.

E suggerisce, senza incertezze, che la dignità resta bene non negoziabile, anche per chi non ha quasi nulla a cui aggrapparsi.

Un debutto da ricordare e un altro piccolo grande film di Orizzonti.

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