Endgame e l’ossessione dei supereroi per l’11 settembre

L’articolo contiene degli spoilers su Avengers: Endgame. Se non avete ancora visto il film dei fratelli Russo e non volete rovinarvi la sorpresa, tornate qui dopo averlo fatto.

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Ora che gli Avengers hanno avuto la loro rivincita su Thanos e che il più classico dei viaggi à rebours ha sistemato ogni cosa, ricongiungendo i vivi e i morti dopo cinque anni e vanificando così gli effetti del piano criminal-ecologista del Titano, si chiude non solo un arco narrativo lungo undici anni e ventidue film, ma molto più significativamente un’intera pagina dell’ossessione dei cinecomics del nuovo secolo per l’11 settembre e le sue conseguenze.

Tutto era cominciato con lo Spider-Man di Sam Raimi che, nell’estate del 2001, aveva lanciato il suo primo stupefacente trailer, che coinvolgeva, in una scena chiave, proprio le Torri Gemelle.

La Sony si era affrettata a cancellare digitalmente il World Trade Center dal film uscito poi il 3 maggio 2002: lo stesso è accaduto a molti film girati a cavallo della tragedia.

Ma proprio Spider-Man, negli albi a fumetti così come a cinema, è stato uno dei simboli più limpidi della New York ferita e scioccata, che cercava una risposta alle sue nuove ansie di verità e giustizia.

Da allora molti cinecomics – e non solo – hanno messo in scena e si sono interrogati sulle conseguenze di un attacco al cuore della città simbolo della democrazia americana.

Nessuno forse l’ha fatto con la sincerità e la forza di Cloverfield e La 25° ora, ma ci hanno provato.

Il Cavaliere Oscuro di Nolan si è chiesto, per primo, come vincere una rappresentazione del male completamente sfuggente, anarchica, imprevedibile, quali limiti potevamo superare nella War on Terror, a quanta libertà potevamo rinunciare, per l’ossessione della sicurezza.

Poi è arrivato Iron man, che combatteva i terroristi a cui aveva venduto le armi, evocando i talebani armati dagli Stati Uniti nella guerra in Afghanistan.

Anche la DC con Man of Steel di Snyder ha contribuito all’immaginario distruttivo di Metropolis/New York , nello scontro tra Superman e Zod.

Il culmine si è avuto ovviamente con il primo Avengers, che si concludeva con un disastrosa battaglia nella Grande Mela, diventata, nel microcosmo Marvel, l’equivalente tragico degli attacchi al World Trade Center.

Iron man e gli altri si sono spesso interrogati sull’esito di quella battaglia e sulle misure di prevenzione necessarie ad evitare che si potesse ripetere. Questi interrogativi hanno creato il plot di Age of Ultron e il conflitto tra Tony Stark e Steve Rogers ha creato quella Civil War che ancora echeggia nell’incipit di Endgame.

Chi controlla i controllori? direbbero Alan Moore e Giovenale: Iron Man e Captain America hanno idee diverse.

Niente sarà come prima, dopo New York” era il mantra di Iron Man nel suo terzo capitolo in solitaria.

Infinity War ha avuto il pregio di rinnovare gli interrogativi, di mostrare davvero la sconfitta dei nostri eroi, annientati letteralmente, battuti e dissolti nel nulla, lasciando ai sopravvissuti un senso di impotenza che solo il lutto poteva guarire.

O la vendetta.

La caccia a Thanos, che apre Endgame, echeggia quella a Bin Laden raccontata in Zero Dark Thirty. Non ci sono limiti ai metodi utilizzabili, tutto l’armamentario bellico a disposizione dei nostri deve essere messo all’opera, viene richiamata in servizio persino Captain Marvel, l’arma definitiva, dai poteri sovrumani.

Eppure, con un capovolgimento che è la vera sconfitta del film, dopo la vendetta, gli Avengers non si accontentato più. L’ossessione tutta americana per il fix it, per l’aggiustare le cose, sistemare i conti, far tornare i sospesi, anche quando non è possibile, spalanca le porte ad trucco cinematograficamente puerile e psicologicamente fragile.

Il ritorno al futuro senza De Lorean, è una fuga dalle proprie responsabilità, un’incapacità di affrontare la sconfitta, il dolore della perdita e dell’abbandono. Se è vero che il cinema dei supereroi è per eccellenza quello dove i buoni vincono sempre, dove tutto deve tornare, dove l’happy end non è neppure in discussione, l’audacia di Infinity War acquista un peso ancor maggiore, ma si dissolve con la restaurazione più consolatoria di Endgame.

L’ossessione dei supereroi per l’11 settembre finisce allora proprio così: tornando a New York per riscrivere la storia, my own way. Quello che non ci piace, lo possiamo di colpo cancellare. Abbiamo scherzato.

Tranquilli, era solo un film.

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