Cinema con vista. Captain America: Civil War

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Un vecchio saggio direbbe che i supereroi sono come la gramigna. Non si estirpano mai. E anche il migliore dei “giardinieri” alla fine deve rassegnarsi alla loro presenza. Gli addetti ai lavori progettano circa ventinove film da qui al 2020 e intanto si è perso il conto di quelli già usciti. La Marvel è inarrestabile e di sicuro neanche la Civil War riuscirà a fermarla.

Questa volta Steve Rogers e compagni rischiano il pensionamento anticipato. Beati loro, penserà qualche nostro connazionale, ma per il mondo potrebbe rivelarsi una vera iattura. Gli Avengers proteggono il pianeta e un prematuro riposo forzato favorirebbe losche macchinazioni. Sono combattenti e sul loro cammino hanno lasciato molte vittime, anche civili. Le Nazioni Unite non sono più disposte a tollerarlo e vogliono garanzie. Le azioni personali devono cessare e ogni impresa necessita dell’approvazione di un governo centrale. Il dibattito è aperto. Gli uomini si schierano e l’atmosfera si fa incandescente. Intanto un pericoloso nemico lavora dietro le quinte, mentre i guardiani non sanno più neanche difendersi da se stessi.

I fratelli Russo sono l’opposto dei Coen. Non amano il cinema d’autore, non sono postmodernisti e con la vita reale non hanno un buon rapporto. Preferiscono l’estetismo e il soldo facile, o in altre parole si cimentano con i blockbuster. Se parlano del vero, si lanciano in commedie al limite del demenziale, come con Tu, io e Dupree, con l’attore Owen Wilson in prima linea. Altrimenti cercano il divertimento fracassone dei cinecomicsodierni. E anche questa volta sembrano averlo trovato.

Dopo aver girato The WinterSoldier, Anthony e Joe Russo non si lasciano scappare il terzo episodio della serie. La Marvel chiama e loro rispondono con l’entusiasmo di un bambino che ritrova il suo giocattolo preferito. I due non badano a spese e imbastiscono un colorato spettacolo di esplosioni e siparietti, quasi a ricordare che i supereroi non sono una cosa seria. Forse Christopher Nolan dissentirebbe, con il suo Cavaliere Oscuro che rimane tutt’ora irraggiungibile.

Captain America: Civil War è un film autoreferenziale. Trascura qualsiasi rapporto con la realtà esterna e cerca di scimmiottare le attuali dinamiche internazionali senza approfondirle. Pone problemi complessi, ma non riesce a sviscerarli. Rimane in superficie e non va mai davvero a fondo, anche quando le opportunità non mancano. Quella della vendetta è una tematica sensibile che può cambiare le sorti di qualsiasi prodotto cinematografico, se trattata con cura. Invece rimane una raffazzonata cornice di un quadro poco riuscito.

La platea domenicale però non rimarrà delusa. Gli effetti speciali la fanno da protagonisti e nei dialoghi nessuno sembra aver voglia di impelagarsi. Il tutto si risolve in un colorato cabaret, dove ognuno fa il suo numero, si inchina ed esce di scena. La mente rimpiange la buona occasione perduta e smette di pensare. Ciò che non muore è la speranza di un futuro migliore, dove gli Avengers baderanno alla qualità oltre che al portafoglio.

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