Game of Thrones 8: quarto episodio

Dark Mirrors e Stanze di Cinema vi racconteranno le sei puntate dell’ultima stagione del Trono di Spade con uno speciale, per ogni episodio. Questo è il quarto: The last of the Starks. La recensione contiene degli spoilers: se non volete rovinarvi la sorpresa, leggetela dopo aver visto la puntata.

Game of Thrones 8: quarto episodio ***

Non poteva essere diversamente. La quarta dell’Ottava inizia con il dolore per i caduti durante la battaglia contro gli Estranei. Il dolore di Daenerys sul corpo di Jorah che la macchina da presa percorre interamente, partendo dagli stivali per arrivare al volto livido, è il primo di una serie di commiati. Accanto a lei anche Sansa che piange Theon e gli appunta sulla maglia lo stemma del lupo, segno di appartenenza ad una casata e ad una famiglia ritrovata. Prima che brucino le grandi pire cariche di corpi la regia sceglie di accompagnare il saluto ai personaggi più rilevanti, rinsaldando i legami affettivi tra spettatore e protagonisti della serie e dando il giusto peso ad ogni vita persa.

I primi minuti sono sospesi nel silenzio e nel grigiore dell’inverno, poi entriamo nelle sale illuminate da molteplici candele e ci ritroviamo immersi in un banchetto. Ne abbiamo visti molti nel corso delle stagioni, questo non sembra tra i più calorosi. Ci vuole un po’ di tempo infatti per sciogliere l’atmosfera: è la nomina di Gendry a Lord di Capo Tempesta a creare l’occasione per il primo di una serie di brindisi che rinvigoriscono i cuori. Non per tutti però: Daenerys non solo è ancora provata dalla perdita di Jorah, ma anche dalle parole di Jon che di certo le risuonano nella mente quando il suo sguardo si posa sul rispetto e l’affetto che lo circonda.

Siamo insomma ritornati in quella tonalità emotiva che aveva caratterizzato le prime puntate, con la differenza che ora, passata la Grande Battaglia, c’è tanta voglia di ribadire la vita, con le sue emozioni, ma anche con le sue obbligazioni formali e sociali. Su una tonalità di fondo elegiaca si innestano situazioni comiche come quella che vede protagonista Tormund che si dispera per amore di Lady/Ser Brienne, ma che dopo qualche bicchiere di vino (anzi corno per essere esatti) si consola tra le braccia di una solerte cameriera.

Il rapporto tra Sansa e Daenerys non è migliorato e la vicinanza fisica mostra tutta la freddezza che intercorre tra le due donne: Sansa sembra non accettare che qualcuno possa essere leale a lei e al contempo anche alla Madre dei Draghi, come aveva dichiarato nella cripta a Tyrion e da questo deriva il senso di disagio che prende tutti quelli che si relazionano con entrambe, come testimonia un impacciato Jon Snow che si trova seduto a tavola tra di loro.

La quarta dell’Ottava ci conferma come la continuità sia il tratto privilegiato dalla sceneggiatura.

La coerenza dei caratteri guida le azioni: Jon è un uomo di parola, ha giurato fedeltà a Daenerys e non intende violare il suo giuramento, ma è anche un family man e quindi non può fare a meno di sentirsi obbligato a non avere segreti per le sorelle. Alla fine egli decide quindi di rivelare a Sansa ed Arya il nome del suo vero padre, chiedendo ad entrambe di mantenere il segreto gelosamente. Solo a Jon e al suo profondo senso dell’onore potrebbe venire in mente di credere al giuramento di Sansa e infatti poco dopo la Lady di Grande Inverno utilizzerà questo segreto con Tyrion, immaginando correttamente quello che ne seguirà. Tyrion infatti ha bisogno delle parole ed è parlando con gli altri che riesce ad acquisire piena consapevolezza del proprio reale pensiero e a sviluppare le migliori strategie: per lui è naturale confrontarsi con Varys the Spider, naturalmente di fronte ad un buon bicchiere di vino. La notizia è incendiaria e Spider non esita a prendere posizione: per lui l’interesse del Regno è sempre stato al di sopra di tutti e di tutto.

Personaggio spesso sottovalutato, la posizione di questo straordinario eunuco che ripete a più riprese di essere pronto a pagare le proprie scelte con la vita è ancora una volta una dimostrazione di linearità e di coerenza narrativa. La macchina da presa conferisce grande dignità alle sue parole inquadrandolo qualche centimetro sotto la linea dell’orizzonte e quindi mettendolo in una posizione elevata rispetto non solo all’interlocutore, ma anche allo spettatore.

Con lo sguardo in macchina, immerso nell’oscurità, le parole di Varys sono un manifesto: “Sai bene a cosa sono leale. Non tradirei mai il reame”. Il punto per lui è chiaro: Daenerys non intende condividere il potere, la sua personalità è tale da non consentire di vedere nel matrimonio con Jon una possibile via di negoziazione del potere. “Possono regnare come re e regina” dice Tyrion, forse senza crederci nemmeno lui fino in fondo. “Lei ha un carattere troppo forte. Lo piegherebbe come già ha fatto”. “Lui potrebbe mitigarne gli impulsi” obietta ancora il Folletto. “Come hai fatto tu?” gli risponde caustico Spider. Mai come in questo episodio le scelte della Madre dei draghi appaiono fuori dal controllo dei suoi consiglieri.

Un altro elemento che dimostra la coerenza dei caratteri è il vecchio Bronn che di fronte alla richiesta di Cersei di uccidere i due fratelli si presenta loro di sorpresa e, senza mezzi termini, gli fa presente che devono pagarlo di più e meglio se vogliono che risparmi loro la vita. Se ne va con in tasca il titolo di Lord di Alto Giardino e lascia agli spettatori il sorriso sulle labbra di chi, ritrovato un vecchio amico, pensa in cuor suo che il tempo non lo ha cambiato per niente.

Chi invece sembra poter cambiare è Jaime: l’amicizia divenuta amore per Brienne sembra averlo portato definitivamente ad una nuova vita, ma quando prende coscienza del fatto che Cersei è in pericolo, egli torna sui propri passi, senza badare al fatto che la sorella voleva ucciderlo. Un comportamento dissennato che sembra doverlo condurre alla morte o quantomeno a veder morire qualcuno che gli è caro, comunque vada a finire.

Ma quando ricorda che tutto quello che ha fatto, tutte le nefandezze di cui si è macchiato, tutta la sua vita è stata per Cersei, egli rende omaggio all’irrazionalità dell’amore con una tutt’altro che irrazionale coerenza d’azioni. Anche Tyrion non può che seguire la propria natura quando nel finale si prenderà la responsabilità di andare a negoziare direttamente con Cersei, mettendo a repentaglio la propria vita, giocando e perdendo quel che resta della propria credibilità di fronte alla Regina dei Draghi. L’inquadratura dall’alto, a piombo, ci darà proprio questa sensazione di solitudine ed al contempo renderà onore al suo coraggio.

La coerenza dei caratteri è stata quindi sviluppata dagli sceneggiatori come elemento fondamentale della stagione a discapito di altre priorità (la sorpresa, la complessità narrativa, l’articolazione degli eventi), ma questo non vuol dire immobilismo: ecco allora che vediamo l’algida Brienne scoppiare in lacrime come un’adolescente innamorata per la partenza di Jaime oppure l’orgogliosa Madre dei draghi pregare Jon, anzi supplicare Jon di non rivelare il suo segreto.

Già, la madre dei draghi.

Puntata durissima per Daenerys che vede il suo drago Rhaegal ucciso e che assiste alla cattura e alla decapitazione della sua migliore amica, Missandei, la donna che ha condiviso con lei la grande avventura fino ad Approdo del re. Ma non è solo questo che pone Daenerys al centro dell’attenzione: la sua convinzione di dover compiere un destino assume sempre più tratti assolutistici e tirannici che Emilia Clarke riesce a rendere in modo magistrale, variando con efficacia le tonalità emotive del personaggio.

Per lungo tempo la questione è stata la lotta dei buoni contro i cattivi, ma ora si tratta di capire, se i buoni dovessero vincere, chi di loro governerebbe? La domanda che più ci interessa è quella correlata: a che prezzo? La differenza tra Daenerys/Cersei e Jon sembra essere quella che le due donne in questo momento sembrano disposte a qualsiasi sacrificio pur di governare. Jon no, lui “non vuole il trono” e su di lui riecheggia la domanda che Spider fa a Tyrion: “Non ritieni che il miglior sovrano sia quello che non vuole il regno?”.

Un episodio bipartito con una prima parte più relazionale ed una seconda più di azione che abbandona il Nord, ma non i colori dell’Inverno che restano la scelta cromatica dominante. Dalla battaglia navale tra la flotta di Euron e quella di Daenerys in poi il ritmo si fa decisamente più concitato. Continua tuttavia a non convincerci il personaggio di Euron Greyjoy e tantomeno la sua capacità di cacciare i draghi: di tutti i personaggi dell’universo fantastico del Trono di Spade, Euron rappresenta il meno definito e quello con l’arco narrativo più piatto.

In tutto questo non dimentichiamo Arya che sembra decisa a raggiungere Approdo del Re con l’obiettivo di uccidere Cersei. Un’impresa difficile, forse impossibile per una ragazza.

Ma non se quella ragazza è Arya Stark.

IN PILLOLE

  • Dove: Sky Atlantic (doppiato in italiano dal 13 maggio)

  • Durata: 1h e 18 minuti

  • La cosa che ci è piaciuta di più: il modo con cui Jon si accommiata da Tormund il Bruto dicendogli di come gli piacerebbe tornare con lui al Nord, oltre la barriera: entrambi parlano la stessa lingua, quella degli spazi aperti, del viaggio, della libertà prima di ogni altra cosa. Il loro è davvero un addio oppure sarà solo un arrivederci?

  • Il personaggio: Daenerys Targaryen

  • Il particolare: l’abito di Cersei, con la scelta di unire il colore del potere (porpora) ad uno stile militare: mai come in questo momento Cersei sta svolgendo il ruolo di capo, militare e politico. Interessante anche il vestito di Daenerys che lascia intravedere del rosso, qua e là, in modo più accentuato rispetto al passato: sembra che il colore del sangue, della lotta, dei Targaryen si stia facendo largo non solo nel cuore, ma anche nell’outfit della Regina.

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