Gemini

Gemini **

Il quinto film del giovane filmaker di Portland, Aaron Katz, presentato in anteprima al SXSW nel 2017 ed uscito oltre un anno dopo negli States, è neo noir, notturno e minaccioso, che racconta il rapporto particolare che intercorre tra una giovane diva del cinema, Heather Anderson, e la sua assistente Jill.

Il loro rapporto è molto più simbiotico e totalizzante: le due hanno quasi la stessa età e sono avvolte dalla notte losangelina, fatta di palme, lussuosi sobborghi e locali downtown.

Heather è assediata da un ex fidanzato vendicativo, che minaccia di ucciderla, da un regista, che vorrebbe farle interpretare un ruolo che non ha intenzione di fare, da un paparazzo invadente e molesto e da una superfan che si veste e si pettina come lei.

A farle da schermo c’è Jill, che la protegge, anche fisicamente, prendendo il suo posto, parlando per lei.

L’assistente sembra essere la sola vera amica di Heather, oltre alla misteriosa Tracy con cui passano la serata al karaoke.

Solo che la diva si sente lo stesso insicura e convince Jill a recuperare una pistola…

Come sosteneva Cechov, se nel primo atto compare un’arma, bisogna che spari. Ed in effetti, un delitto ci sarà davvero e il detective Ahn si metterà sulle tracce di Jill, la principale indiziata…

Il film di Katz è salito all’onore delle cronache, nonostante la sua ridottissima distribuzione, perchè la sua protagonista, Lola Kirke, si è sentita offesa dalla recensione del New Yorker, che definiva il suo personaggio sciatto e mal servito dai reparti di makeup e costumi.

Nell’era ottusa del #metoo si finisce anche per scambiare la descrizione di un personaggio, con la valutazione personale dell’attore che lo interpreta (!)

Eppure la scelta di Katz per il look della Kirke era evidentemente intenzionale, nel tentativo di raccontare la condizione di minorità di Jill, la sua incapacità ad incarnare davvero il ruolo della femme fatale, che la polizia invece le attribuisce e il rapporto ambiguo e irrisolto tra lei e Heather, con la disponibilità totalizzante della prima e l’annullamento della sua personalità e con la dipendenza indotta nella seconda, che nell’assistente confida, per ogni sua minima necessità.

Se Gemini ha un qualche valore è proprio nella messa in scena di questo rapporto simbiotico e nel senso di minaccia che incombe continuamente sulle protagoniste, passando dall’una all’altra dopo che la pistola ha finalmente sparato.

Difficile che il film arrivi in Italia, almeno in sala, dati i risultati modesti del box office americano. Peraltro nessuno dei precedenti film di Katz, nemmeno il divertente Land ho!, ha mai trovato accoglienza nel nostro paese.

Nel caso di Gemini, la notorietà delle due attrici, Zoe Kravitz e Lola Kirke, potrebbe fare il miracolo, magari su qualche piattaforma di streaming interessata ad ampliare il proprio catalogo, con un noir capace di lasciare qualche brivido nelle calde notti d’estate.

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