Cannes 2018. Solo: A Star Wars Story

Solo: A Star Wars Story **

Board the Millennium Falcon and journey to a galaxy far, far away in “Solo: A Star Wars Story,” an all-new adventure with the most beloved scoundrel in the galaxy. Through a series of daring escapades deep within a dark and dangerous criminal underworld, Han Solo befriends his mighty future copilot Chewbacca and meets the notorious gambler Lando Calrissian, in a journey that will set the course of one of the Star Wars saga’s most unlikely heroes.

Il giovane Han è un ladruncolo che vive sempre in fuga sulle strade sporche e affollate del pianeta Corellia, un agglomerato post-industriale, da cui si può solo sognare di andarsene, governato dalla tirannica Lady Proxima un vermone gigante che teme la luce. Abilissimo pilota e compagno di Qi’ra, assieme rubano del coaxium, il minerale con cui sono alimentate le navi spaziali: dovrebbe essere il loro lasciapassare per altri pianeti, ma vengono scoperti e braccati. La fuga riesce così colo ad Han, mentre Qi’ra è tratta in arresto.

Sognando di pilotare una sua nave spaziale, Han si iscrive all’esercito imperiale. Dopo tre anni però è ancora un fante, impegnato sul campo di battaglia.

Qui incontra Tobias Beckett e Val, una coppia di truffatori e contrabbandieri che lavorano per il potente Dryden Vos, luogotenente del misterioso Crimson Dawn.

In una prigione di guerra conosce un wookie gigantesco e peloso, insieme di combattere, si alleano e finiscono sulla nave di Beckett, guidata dal piccolo Rio.

Assieme cercheranno di assaltare un treno carico di coaxium, che viaggia a mezz’aria in mezzo alle montagne innevate, per consegnarlo a Dryden Vos. Ciascuno ha i suoi motivi: Beckett vuole fare un ultimo colpo e poi ritirarsi a Tatooine con Val, Han vuole la sua parte per comprare una nave spaziale, tornare su Corellia a salvare Qi’ra.

La missione fallisce e il gruppo si dirige allappuntamento con Dryden Vos a mani vuote. Ma Han ha un nuovo piano per recuperare del coaxium non raffinato sul pianeta minerario di Kessel. Ma al gruppo manca una nave veloce abbastanza, per riuscire nella fuga…

E’ solo l’inizio di un film costruito attraverso una serie continua di avventure e di piani per entrare in possesso del coaxium, l’oro nero della galassia, attorno a cui tutta l’economia sembra girare. Come dice Beckett ad Han, non ci si può fidare di nessuno ed allora, come da manuale, ci saranno tradimenti, doppi giochi, scoperte e inganni.

Secondo capitolo antologico dopo il riuscitissimo e bellico Rogue One, Solo racconta la giovinezza di uno dei personaggi più iconici della saga, il contrabbandiere spaziale, comandante del Millenium Falcon.

Come ogni film d’origini, Solo si sofferma sulla progressiva costruzione del personaggio che tutti conosciamo perfettamente, dal nome, alle armi, dagli amici alla mitica nave spaziale. Tutto deve tornare, tutto deve trovare un senso, in quello che potrebbe essere solo il primo di una serie di prequel.

Solo che così si perde quel fascino misterioso che ha sempre accompagnato il personaggio sin da Una nuova speranza. E’ lo stesso errore della trilogia prequel, che finiva per essere solamente un modo ottuso e inutile, per rovinare la sorpresa che chiude L’impero colpisce ancora.

Solo è forse il primo film della serie in cui non c’è traccia della Forza, in cui non ci sono Anakin o i suoi discendenti: seguendo il canovaccio di Rogue One, anche Solo è sostanzialmente un film di genere, che ibrida l’avventura spaziale con l’heist movie, solo che Lawrence e Jonathan Kasdan, che l’hanno scritto, non sono raffinati e coraggiosi come Tony Gilroy e, pur compiendo un’operazione filologica impeccabile, al film sembra sempre mancare una scintilla che ne giustifichi la necessità.

E’ dolce naufragar nel mare di Star Wars, con il suo escapismo romantico, la sua malinconia nostalgica, la sua ironia calda e spaccona. Ma il lavoro di Ron Howard è tanto impeccabile quanto freddo, algido quasi.

La sua è un’operazione di retrofuturo anche sulla saga stessa, il cui testimone è raccolto e consegnato al prossimo staffettista, con un passaggio impeccabile, ma che non spinge verso la vittoria.

Al decimo episodio della saga cominciata nel 1977, quello che abbiamo sempre trovato gradevole, questa volta sembra un po’ più ordinario del solito. Si sente tutta la fatica.

Eppure il personaggio, una volta interpretato da Harrison Ford, era la classica faccia da schiaffi, capace di cavarsela in ogni situazione, anche grazie al fatto che il suo passato restava sempre in secondo piano, evocato solo in pochi accenni mitici e nulla più.

Siamo lontanissimi dallo sciagurato Gli ultimi Jedi, con la sua ironia cafona e demenziale e con il suo tentativo di rompere il giocattolo, per rifarlo da zero. Ma qui forse la deferenza è un po’ eccessiva.

Inutile interrogarsi sulla necessità dell’operazione. La Lucasfilm di Kathleen Kennedy è una macchina da spettacolo, che deve essere in grado di funzionare impeccabilmente almeno una volta all’anno, rinnovando le avventure della saga per un pubblico nuovo, senza alienare la fan base storica.

Le ragioni artistiche sono passate in secondo piano forse già nel 1980, non facciamoci troppe illusioni in merito e valutiamo questi nuovi episodi per quello che sono, frutti più o meno maturi del grande albero piantato da George Lucas con Guerre Stellari.

Difficile trovare difetti evidenti in un film che Bradford Young illumina con una sapienza ed una capacità visionaria, che forse non si erano mai viste prima nell’universo di Star Wars, che John Powell musica senza far rimpiangere l’ultimo John Williams e che Pietro Scalia monta con la solita cinetica adrenalina.

Solo che questa volta il risultato finale è inferiore alla somma delle parti.

Alden Ehreinreich è un Solo che sembra destinato a durare nel tempo, a good guy, Emilia Clarke passa deliziosamente dai panni di Khalisi a quelli di Qi’ra e Woody Harrelson è un’aggiunta di classe. Donald Glover nel ruolo di Lando ha poche scene, ma in quelle sembra sempre il centro dell’azione. Persino il droide femminile L3 è indovinato, mentre Thandie Newton ha un ruolo troppo piccolo per poter lasciare il segno.

Un po’ come accade sempre, di fronte ai film di Ron Howard, il professionismo sembra prevalere su ogni altro elemento, restituendoci uno Star Wars corretto, adamantino, ma un po’ insapore.

CREDITS

Ron HOWARD – Director

Jonathan KASDAN – Script / Dialogue

Lawrence KASDAN – Script / Dialogue

Neil LAMONT – Set decorator

Chris DICKENS – Film Editor

Pietro SCALIA – Film Editor

John POWELL – Music

Bradford YOUNG – Director of Photography

CASTING

Alden EHRENREICH – Han Solo

Woody HARRELSON – Tobias Beckett

Emilia CLARKE – Qi’Ra

Donald GLOVER – Lando Calrissian

Thandie NEWTON – Val

Phoebe WALLER-BRIDGE – L3-37

Paul BETTANY – Dryden Vos

Joonas SUOTAMO – Chewbacca

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