Venezia 2015. Abluka – Frenzy

Abluka

Abluka – Frenzy ***

In una Istanbul preda alla violenza politica e di attacchi terroristici tanto feroci quanto improvvisi, il detenuto Kadir viene assoldato da una squadra speciale incaricata di raccogliere nella spazzatura delle periferie tutti gli oggetti che possano essere ricondotti a possibili ordigni o sostanze pericolose.

Il libertà condizionale finchè dura il lavoro, Kadir ha tutto l’interesse ad assecondare le teorie di Hamza, il funzionario di polizia a cui fa riferimento.

In uno dei quartieri a cui è assegnato Kadir ritrova il fratello Ahmet, che non vede da vent’anni.

Anche quest’ultimo lavora per la municipalità, incaricato di sterminare i cani randagi e buttarli in una fossa comune.

Ahmet è stato appena abbandonato da moglie e figli e, nonostante le insistenze di Kadir, fatica a legare con una persona che vive sostanzialmente come un’estraneo.

Ahmet presenta al fratello una coppia di amici che hanno un appartamento in affitto, perfetto per Kadir.

Pian piano le vite dei due fratelli scivolano nella follia: il paranoico Kadir non si fida più di nessuno e sospetta persino dei sui vicini, il depresso Ahmet, che ha accolto in casa uno dei randagi che avrebbe dovuto abbattere, è completamente dissociato dalla realtà.

Tra di loro l’enigmatica figura del fratello di mezzo, datosi alla latitanza da un decennio…

Se nella prima parte, di stampo antropologico e familiare, dal vago sapore neorealista lascia piuttosto interedetti, nonostante qualche deriva da commedia, nella seconda il film di Alper si trasforma in un incubo nerissimo e apocalittico.

Le camionette della polizia, i fasci di luce, i rumori sospetti, affollano la mente e lo sguardo dei protagonisti, in una sorta di notte perenne segnata dal fragore delle bombe lontane e dal fumo e dal fuoco all’orizzonte.

La quotidianità straniante e la violenza burocratica della vita dei due fratelli si rovescia in un thriller cruento e paranoide, non estraneo alla lezione del primo Polanski, nel quale tutto avviene innanzitutto nel immaginazione deforme dei personaggi.

La realtà si piega quindi alla logica impossibile del complotto, il senso imminente della tragedia rende angosciose le notti de due fratelli, l’assalto visivo e sonoro dei sensi contribuisce all’esplosione del loro delirio, che si metafora di un paese che ha perso identità e coordinate morali, nel quale “vent’anni fa lottavamo per avere il pane mentre oggi ci uccidiamo tra di noi”.

La regia d’assalto di Alper restituisce perfettamente il senso di pericolo incombente, anche grazie ad un design sonoro impeccabile.

Il finale poi – sospeso tra realtà e suggestione, è di quelli che strappano l’applauso.

Una delle migliori sorprese del concorso veneziano.

. Hamza, un ufficiale di polizia di alto grado, offre a Kadir la libertà condizionale dal carcere. Per essere rilasciato deve accettare di lavorare come netturbino. Kadir accetta e inizia a raccogliere spazzatura dalle baraccopoli, controllando che non ci sia materiale utilizzato per la fabbricazione di bombe. Vagando per questi quartieri, Kadir trova suo fratello minore Ahmet, che lavora presso il comune come accalappiacani.

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