Birdman vince l’Oscar. Ida è il miglior film straniero

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Alla fine è stato Sean Penn, che ha lavorato con Inarritu in 21 grammi, a dare un tono alla serata: “chi è il figlio di buona donna che gli ha dato la green card?

Alejandro Gonzales Inarritu è stato il trionfatore della 87° Notte degli Oscar: il suo Birdman ha conquistato 4 premi, film, regia, sceneggiatura originale e fotografia.

Sono cinque anni che il premio per il miglior regista viene assegnato ad uno straniero: Hooper, Hazanavicious, Lee, Cuaron e ora Inarritu.

Una volta c’era il complesso d’inferiorità dell’Academy verso gli attori inglesi, adesso il complesso sembra essersi esteso ad altre categorie…

Il grande sconfitto della serata è Boyhood, l’antagonista di Birdman in tutta la stagione dei premi, che pure si era imposto ai Golden Globes, ai BAFTA, ai Critics’ Choice Awards ed aveva diviso la vittoria agli Independent Spiriti Awards, si è dovuto accontentare di un solo premio, quello a Patricia Arquette come migliore attrice non protagonista.

Davvero un po’ poco per quello che era senza dubbio il miglior film degli otto in competizione.

The Grand Budapest Hotel conquista 4 premi tecnici, tra cui quello per i costumi della nostra Milena Canonero, che arriva così a 4 premi Oscar.

Alexandre Desplat, dopo otto nominations riesce finalmente a portarsi a casa l’Oscar per la colonna sonora, mentre “Chivo!” come l’ha chiamato Jessica Chastain dal palco del Dolby Theater, Emmanuel Lubezki, bissa il successo dell’anno scorso per Gravity e vince anche quest’anno, per un altro film diretto da un regista messicano.

Il miglior film straniero è come da pronostici il polacco Ida, mentre il documentario preferito dall’Academy è quello su Edward Snowden, CitizenFour.

Tra le animazioni si impone ancora la Disney, con Big Hero 6, tratto da un fumetto Marvel, mentre nessuna sorpresa per i 4 attori: Redmayne, la Moore, J.K.Simons e Patricia Arquette conquistano l’ennesimo trofeo di stagione.

Tra le sorprese, relative in verità, da segnalare il buon risultato di Whiplash che conquista tre premi, oltre a quello per il suo co-protagonista, anche quelli per il montaggio ed il sonoro.

Interstellar e American Sniper ottengono un contentino per gli effetti visivi e sonori, così come The Imitation Game e Selma che conquistano i premi per l’adattamento e per la miglior canzone di John Legend e Common.

Vincitore assoluto è però la Fox Searchlight che ha prodotto e distribuito sia Birdman, sia The Grand Budapest Hotel. Un’indicazione chiara viene dall’Academy: le major – anche attraverso le loro sussidiarie d’autore – devono continuare a produrre film da Oscar. Non si può lasciare ai veri indie il proscenio.

La sconfitta di un progetto memorabile, ma assai poco industriale, come quello di Boyhood, è un segnale chiarissimo. La cerimonia degli Oscar deve tornare ad essere il luogo dove l’industria premia se stessa.

I membri dell’Academy hanno fatto una scelta politica, dicendo ai capi delle corporation che i fumetti, i sequel e i remake vanno anche ben per fare incassi, ma la mission della grande industria americana deve poter contemplare anche i prodotti di qualità a medio budget.

La serata è stata tra le peggiori di sempre in termini di show. Neil Patrick Harris è stato un host davvero modesto: la sua presenza si è palesata solo in un paio di momenti: l’opening act cantato e danzato a fianco di Anna Kendrick e magnificamente interrotto da Jack Black, che ha tolto melassa all’esaltazione acritica di un modello hollywoodiano, che sta tradendo se stesso e il replay della scena di Birdman, con il protagonista costretto in mutande sul palco.

Nessuna battuta al vetriolo, nessun accenno politico, nessuno sberleffo ai ricchi e famosi, tranne uno su Oprah, che Harris ha dovuto persino spiegare, tanto era criptico.

Lady Gaga, attesissima ed annunciata almeno per un paio d’ore, si è alla fine presentata per cantare un omaggio super sdolcinato e assai conformista a Tutti insieme appassionatamente, vestita di bianco-meringa come una Celine Dion qualsiasi…

L’unico numero musicale veramente emozionante è stato Glory di John Legend e Common, anche se la parte rap del pezzo era veramente detestabile. Ma l’insieme è stato spettacolare, con la ricostruzione del ponte di Selma ed un coro di ballerini da grande musical: calde lacrime da parte di David Oyelowo e non solo.

Nel filmato “in memoriam” che ricorda tutti coloro che ci hanno lasciato nel corso dell’ultimo anno, spiccava l’assenza del nostro Francesco Rosi, che tanta influenza ha avuto su gran parte del cinema americano, da Scorsese, sino a Stone.

Per il resto, pochissime sorprese e quindi tanta noia anche nei discorsi di accettazione, assai poco spontanei. Sia Eddie Redmayne, sia Julianne Moore hanno parlato di SLA, ma i discorsi più politici sono stati quelli di Patricia Arquette che ha rivendicato il diritto all’uguaglianza, anche nei cachet per le attrici, suscitando l’approvazione rumorosa della Streep e di J.Lo e quello di John Legend, che ha dedicato il premio a tutti i detenuti di colore, più numerosi di quanti fossero effettivamente gli schiavi, negli Stati Uniti del diciannovesimo secolo.

I presentatori sono stati in stragrande maggioranza neri, quasi a voler mettere la sordina alle polemiche per un Oscar mai così bianco nei candidati e nei vincitori.

Ma fino ad un certo punto: i premi maggiori sono andati ad un film diretto da un regista messicano?! Bisognerebbe spesso misurare gli eccessi del politically correct alla califoniana…

backstage-oscars

Ecco tutti i vincitori:

Best Picture:
Birdman

Best Director:
Alejandro Gonzalez Inarritu – Birdman

Best Actor:
Eddie Redmayne – La teoria del tutto 

Best Actress:
Julianne Moore – Still Alice

Best Supporting Actor:
JK Simmons – Whiplash

Best Supporting Actress:
Patricia Arquette – Boyhood

Best Adapted Screenplay:
Graham Moore – The Imitation Game

Best Original Screenplay:
Alejandro Gonzalez Inarritu, Nicolas Giacobone, Alexander Dinelaris Jr, Armando Bo – Birdman

Best Cinematography:
Emmanuel Lubezki – Birdman

Best Film Editing:
Tom Cross – Whiplash 

Best Costumes:
Milena  Canonero – The Grand Budapest Hotel

Best Production Design:
Adam Stockhausen (production design) and Anna Pinnock (set decoration) – The Grand Budapest Hotel

Best Sound Editing:
Alan Robert Murray and Bub Asman – American Sniper 

Best Sound Mixing:
Craig Mann, Ben Wilkins and Thomas Curley – Whiplash 

Best Visual Effects:
Paul Franklin, Andrew Lockley, Ian Hunter and Scott Fisher – Interstellar 

Best Make Up and Hairstyling
Frances Hannon, Mark Coulier   The Grand Budapest Hotel

Best Original Score:
Alexandre Desplat – The Grand Budapest Hotel

Best Original Song:
Glory – Selma 

Best Foreign Language Film:
Ida

Best Animated Feature:
Big Hero 6

Best Documentary Feature:
CitizenFour

Best Documentary Short Subject:
Ellen Goosenberg Kent & Dana Perry – Crisis Hotline 1  

Best Animated Short Film:
Feast

Best Live Action Short Film:
Matt Kirkby & James Lucas – The Phone Call

Iña

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