Cannes 2014. Whiplash

Whiplash la locandina

Whiplash ***

Due parole stanno distruggendo l’America: “Good Job”.

La Quinzaine des realizateurs ospita, come accade spesso, uno dei trionfatori del Sundance Film Festival.

Whiplash, scritto e diretto da Damien Chazelle, a partire da un suo cortometraggio anch’esso premiato a Park City, è quello che si direbbe un crowd-pleaser, un film travolgente, capace di sintonizzarsi immediatamente con il proprio pubblico.

Alla proiezione del Theatre Croisette è finita con un trionfo di applausi e standing ovation per regista ed interprete.

Whiplash racconta la storia di Andrew uno studente di batteria del Conservatorio di New York, deciso a tutto pur di diventare il numero uno con le bacchette in mano. Il suo mito è Buddy Rich. La sua specialità è la large ensemble jazz band.

Il prof. Fletcher, che dirige la band più in vista del Conservatorio lo ascolta una sera esercitarsi e lo spinge a fare di più. Lo accoglie quindi nel suo gruppo, come secondo batterista.

I suoi metodi dittatoriali, il suo sarcasmo feroce, la sua brutale disciplina sono temutissimi da tutti.

Andrew nel frattempo conosce una ragazza, che lavora part time come cassiera in un cinema per pagarsi gli studi.

I metodi di Fletcher, che sarebbero piaciuti al Sergente Hartman di Full Metal Jacket, spingono però Andrew sino al punto di rottura. Prove infinite, esercizio rigoroso, sessioni si ascolto.

Un incidente d’auto provocato dai metodi sconvolgenti di Fletcher ed il suicidio di un vecchio studente, spingeranno il Conservatorio a mettere da parte lo scomodo professore.

Ma tra Andrew ed il suo mentore la resa dei conti non è ancora arrivata.

Come ha fatto Charlie Parker a diventare il più grande jazzista del novecento? Chiamato giovanissimo ad esibirsi nel 1937 con una band di professionisti, dopo una performance non esaltante, il batterista Jo Jones gli tirò addosso uno dei piatti della batteria, invitandolo ad abbandonare il palco.

L’umiliazione fu tale che Parker si esercitò in fodo furioso, sino a diventare l’artista che tutti oggi conosciamo.

E’ questa filosofia che spinge il Prof. Fletcher a pretendere dai suoi alunni il massimo di quello che sono capaci di dare.

I suoi metodi poco ortodossi, le sue battute sarcastiche, la sua disciplina feroce, finiranno per travolgere tutto, ma non è detto che non siano la strada giusta.

Il film di Chazelle è fin troppo esplicito nel mostrare le conseguenze di un esercizio ferreo. Mani che sanguinano, sudore, lacrime, isolamento. Troppo, davvero troppo.

Ma la musica, si sa è esercizio implacabile. Solo quello, unito al talento, può garantire il successo.

Diceva Salvatore Accardo che se abbandoni il violino per un giorno, lui ti abbandona per una settimana.

Chiunque abbia messo piede in un conservatorio lo sa bene. Non c’è spazio per la pigrizia o l’indolenza. Quello che si richiede è una dedizione totale.

E Andrew è disposto a mettersi in gioco radicalmente, anche contro la sua famiglia ed il resto del mondo, compromettendo le sue relazioni con gli altri.

Certo è una scelta radicale, ma il film su questo è chiarissimo: in un mondo che si accontenta di un good job qualsiasi, occorre saper dimostrare di essere davvero i migliori, senza compromessi.

Qualcuno ce la fa, molti abbandonano. Il prezzo da pagare può essere altissimo. Charlie Parker stesso morì a soli 35 anni, travolto dal suo stesso genio.

Scritto in maniera superba, con dialoghi da urlo ed una progressione drammatica ad orologeria, ed interpretato dall’inedito Miles Teller e dal veterano J.K. Simmons, Whiplash è lontano anni luce dai clichè del film indie da Sundance.

E’ una bomba piazzata nel cuore della mediocrità della nostra vita.

It’s not my tempo! Repeat! Again!

Whiplash

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