Cannes 2014. Il sale della terra

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Il sale della terra ***1/2

Magnifico ritratto del fotografo brasiliano Sebastiao Salgado, diretto dal figlio e da Wim Wenders, che attraversa tutta la sua carriera ed i suoi progetti fotografici, alla scoperta della Terra, sì, ma soprattutto degli uomini che la abitano.

Sin dagli anni ’70, trascorsi in esilio dalla dittatura militare brasiliana, Salgado affronta con la sua macchina fotografica, viaggi estremi, ai confini del pianeta, per immortalare volti e contesti di bellezza e ferocia inarrivabile.

Il film si apre con le immagini di una miniera d’oro, presa d’assalto da migliaia di persone, in cerca di fortuna.

Seguono poi i numerosi e ripetuti viaggi in Africa, nel Mali e nel Sudan, quindi il ritorno in patria, con la riscoperta del nord est del Brasile.

Gli anni ’80 sono quelli di un grandioso progetto intitolato Workers. A cui segue Exodus: viaggio tra i migranti, i rifugiati senza piu’ una patria ed un posto dove vivere.

Infine Genesis, nel mondo della natura.

Le sue foto sono state scattate soprattutto in bianco e nero con una Leica o con una Pentax, quelle di grande formato.

Solo di recente e’ passato al digitale, a causa delle misure di sicurezza degli aeroporti che avrebbero potuto rovinare le sue pellicole.

Il film di Wenders è un viaggio affascinante non solo nell’opera monumentale di Salgado, ma anche nella storia personale della sua famiglia. Ci sono i figli e la moglie, parte integrante dei suoi progetti, ci sono gli anziani genitori.

E ci sono molte sue opere, che il fotografo riece persino ad arricchire con parole sempre significative.

Non c’è dubbio che la scelta dei soggetti delle sue foto sia stata influenzata dagli studi di economia. La sua e’ una visione del mondo che non può prescindere dall’analisi delle condizioni di vita dei suoi abitanti.

Le immagini del Mali travolto dalla siccità, i corpi ed i volti di quegli uomini e di quei bambini scarnificati dalla fame e dalla malattia lasciano senza parole. E non si dimenticano piu’.

Wenders con grande pudore lascia che siano loro a parlare, senza alcuna retorica.

Imperdibile.

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