Leviathan è il candidato russo all’Oscar

Leviathan-First

AGGIORNAMENTO 2.10.2014

Konchalovsky ha affermato: “Over the last few years, I have sharply criticized the ‘Hollywoodization’ of the Russian market and bad influence of commercial American cinema on the formation of tastes and preferences of our viewers. Given that, competing for a Hollywood prize would be absurd for me.”

Nel frattempo l’Argentina ha selezionato il proprio candidato che sarà Wild Tales, la scatenata commedia nera, ad episodi, vista a Cannes. Vi rimandiamo alla nostra recensione in anteprima

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Andrey Konchalovsky ha rifiutato di sottoporre il suo Le notti bianche del postino al voto della commissione di selezione nazionale, denunciando lo strapotere del cinema hollywoodiano (???) ed allora la Russia ha scelto di mandare agli Oscar il capolavoro di Andrey Zvyagintsev, Leviathan, che a Cannes ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura.

Un film feroce e tragico, che richiama tanto il libro di Giobbe quanto lo spettro del Potere Assoluto evocato da Hobbes. Dopo l’epocale Elena, ancora inedito in Italia, Zvyagintsev ha dipinto un altro ritratto impietoso della Russia contemporanea, capace di vanificare ogni residua umanità, ogni compassione.

Ad eccezione della sua opera prima, il Leone d’Oro Il ritorno, nessuno dei successivi film di Zvyagintsev ha avuto una distribuzione italiana. Leviathan sarà invece distribuito dalla Academy Two, nel corso della stagione.

Per noi era il miglior film di Cannes 2014. Ed è ora uno dei più seri candidati all’Oscar per il miglior film straniero, accanto alla Palma d’Oro, Il regno d’inverno – Winter Sleep di Nuri Bilge Ceylan, a Mommy di Xavier Dolan, al commovente Due giorni una notte dei fratelli Dardenne, ed al capolavoro Ida di Pawel Pawlikowski: questa la nostra cinquina del cuore…

P.S.

Accanto alla notizia della selezione del film di Zvyagintsev, l’agenzia di stampa comunica che Leviathan uscirà in Russia censurato delle (poche) parolacce presenti, in ossequio alla nuova legge sul turpiloquio. 

La notizia è grottesca e surreale, ma paradossalmente suona come la perfetta conclusione di un film che racconta la protervia del potere politico e spirituale nella Russia del XXI secolo.

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