Cannes 2014. Storie pazzesche

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Storie pazzesche**

Nel concorso nobile di Cannes, un film davvero selvaggio come Wild Tales rischia molto. Ed infatti gli applausi ed i fischi alla prima proiezione stampa mostrano quanto il film abbia diviso il suo pubblico. Coraggioso Fremaux a metterlo nella selezione ufficiale.

I racconti di Szifron sono caustici, disperati, cattivissimi e scorretti.

Prodotto dai fratelli Almodovar, il film guarda tanto ai mostri di Dino Risi, quanto alla commedia spericolata di De La Iglesia, sin dal divertentissimo prologo a bordo di un aereo, nel quale il pilota ha deciso di radunare i “nemici” di una vita, dalla fidanzata allo psicologo, dal presidente della commissione del conservatorio, alla maestra delle elementari, per farla finita assieme a loro.

Il film prosegue con una storia di vendetta e avvelenamento all’interno di un diner, quindi con un episodio che coinvolge due automobilisti scontros e con la lunga giornata di passione di un ingegnere edile, a cui rimuovono ingiustamente l’auto in divieto di sosta.

Gli ultimi due episodi sono i più complessi: il figlio di un ricco industriale ha ucciso una donna ed il suo bambino in un incidente stradale. Il padre cerca una soluzione per evitargli la condanna, ma l’avidità di tutti coloro che sanno finirà per rivelarsi inutile.

Il gran finale è per una festa di matrimonio che si trasforma in farsa tragica, quando la sposa scopre il tradimento del marito. Anche questa volta la vendetta sarà violentissima ed imprevedibile.

Il film di Szifron è divertente, sarcastico, diseguale e mostra cosa può succedere quando cadono le convenzioni sociali e lo spirito animalesco prende il sopravvento: non è un caso che i titoli scorrano sulle immagini di felini e predatori.

Wild Tales parla proprio dell’istinto animale, della ferocia distruttiva.

Nella sua ostentata volontà di estremizzare e spingere le situazioni sino al paradosso grottesco coglie spesso nel segno, pur cedendo inevitabilmente alla superficialità, al populismo, alla risata grassa.

Questo fa passare in secondo piano la sua notevole abilità registica e di messa in scena, il suo gusto barocco per i moviemnti di macchina esagerati e complessi, che mostrano il gioco mentre si fa.

Dopo questo exploit ci piacerebbe ritrovarlo all’opera con qualcosa di più sostanzioso.

P.S. Anche voi conoscete Pasternak?

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