Cannes 2014. Destino cieco

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Destino cieco ***1/2

Cannes Classics e’ sempre una miniera preziosa di riscoperte emozionanti.

Questa volta tocca Destino cieco, il terzo lungometraggio del maestro polacco Krzysztof Kieslowski.

Proiettato a Cannes nel 1981 il film era rimasto invisibile per lunghi anni, grazie alla censura del regime di Varsavia.

Solo nel 1987, dopo Senza fine ed appena prima de Il decalogo, il film sara’ distribuito nelle sale, pur in una versione depurata di alcune scene.

E’ evidente, come ha raccontato la figlia di Kieslowski prima della proiezione, che il padre tenesse moltissimo al ricordo di quella serata sulla Croisette, a cui seguirno anni di ostracismo e frustrazione.

Il film, restaurato e reintegrato di alcune scene, anche nel sonoro, e’ uno dei piu’ espliciti e politici della sua filmografia ed anticipa temi e riflessioni che avrebbe poi condiviso ne La doppia vita di Veronica e nella famosa trilogia dei colori.

Il film comincia con un urlo del protagonista Witek, a bordo di un aereo: brevi immagini della sua vita, dalla nascita in ospedale, agli studi di medicina, sino all’annuncio della morte del padre, precedono l’evento chiave attorno a cui ruota tutto il film.

Witek decide di trasferirsi a Varsavia. Arriva in ritardo in stazione, fa il biglietto al volo e rincorre il treno in partenza.

A questo punto il film, con un meccanismo narrativo che poi altri avrebbero sfruttato nel corso degli anni, si divide in tre storie differenti, a seconda che Witek salga o meno a bordo del vagone.

Quel singolo episodio cambiera’ il percorso, ma non l’esito tragico della sua vita. Il pessimismo storico di Kieslowski e’ gia’ evidente, l’accusa alla cappa conformistica del regime comunista e’ altrettanto forte.

Qualunque siano le scelte che pensiamo di fare, il destino segue il suo disegno. Kieslowski mostra i funzionari di regime come traffichini, mostra la ferocia della polizia, ma non tratta molto meglio neppure gli oppositori al regime. Ed anche la scelta dell’equidistanza che caratterizza il terzo episodio, non e’ priva di conseguenze e di opportunita’.

Destino cieco mantiene intatta la sua forza retorica, anche se, rispetto alle opere della maturita’, la prosa di Kieslowski e’ qui un po’meno raffinata, ma audace e diretta. L’incontro con l’avvocato Piesewicz avrebbe donato nuovo spessore alla sua visione disincantata della vita, condividendo un lungo percorso che nel salvataggio finale di Film Rosso ha trovato la piu’ commovente delle conclusioni.

In ogni caso, un film da riscoprire, assieme a tutta la filmografia del regista polacco, prematuramente scomparso, sulla cui opera troppo presto si e’ smesso di interrogarsi, ma che rimane invece fortissima nei nostri occhi e negli occhi di tutti coloro che hanno conosciuto il cinema alla fine degli anni ’80.

 

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