Cannes 2014. Il regno d’inverno – Winter Sleep

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Il regno d’inverno – Winter Sleep ***

Grandi attese per il film piu’ lungo del concorso. Soprattutto perche’ Ceylan era reduce dal bellissimo C’era una volta in Anatolia, premiato a Cannes tre anni fa.

Il nuovo Winter Sleep e’ pero’ spiazzante e inatteso, quasi interamente ambientato in un albergo incantevole dell’Anatolia, in cui le camere sono scavate direttamente nella roccia.

Il proprietario è un vecchio attore, ormai in pensione, Aydin, che lo gestisce con la giovane moglie Nihal e la sorella Necla, separatasi di recente.

Aydin è una celebrità locale, ha altre proprietà ed all’inizio deve confrontarsi con due fratelli a cui ha affittato una casa: uno dei due ha perso il lavoro e si e’ rifugiato nell’alcool, ma e’ orgoglioso e sprezzante, l’altro invece e’ ossequioso e servile.

Il figlio del primo colpisce con un sasso il finestrino dell’auto di Aydin, provocando il primo di molti incontri chiarificatori.

Ceylan si concentra quindi su Aydin e la sua famiglia: ospite cortese e interessato, scrive per un giornale locale e prepara un trattato sul teatro turco, a lungo meditato.

Pian piano le tensioni con la moglie e la sorella vengono alla luce, quando la prima organizza una raccolta fondi per le scuole locali e la seconda critica il moralismo perbenista del protagonista, che a suo dire, innerva i suoi articoli. Aydin e’ costretto quindi a confrontarsi con i suoi fallimenti ed alla sua inadeguatezza.

Ceylan filma quasi solo interni: lo studio di Aydin, la casa affittata ai due fratelli, le stanze dell’hotel, l’appartamento di un vecchio amico ed impegna i suoi personaggi in un tour de force di accuse e confronti serrati.

E’ uno studio di caratteri questo suo Winter Sleep, scritto magnificamente assieme alla moglie Ebru, che scava alla radice dell’immagine che ciascuno di noi si costruisce ed offre al mondo.

Quanta grazia e generosità riusciamo a riservare al prossimo, quanta supponenza e quanto moralismo riusciamo a sopportare davvero negli altri?

Ci sono echi di Cechov e del teatro nordico e del cinema dell’ultimo Bergman, in questi scontri tra marito e moglie. Il flusso di coscienza si fa scontro verbale senza esclusione di colpi. Tutto il peso delle parole non dette si scarica sulle spalle di Aydin.

Lo scontro però non porta da nessuna parte. I personaggi sono sempre sul punto di offrirsi ad un cambiamento  che non trovano mai davvero. Persino l’annunciato viaggio ad Istanbul del protagonista viene rimandato e poi annullato.

Neanche il miraggio di un inaspettato regalo, può cambiare le cose.

Ceylan racconta la sconfitta di una generazione impotente, nella quale non si salva nessuno: non gli intellettuali, non la piccola borghesia, non la classe operaia. Tutti avvolti dal gelo dell’inverno del nostro scontento…

Chi si aspettava un film contemplativo e rarefatto restera’ deluso dalla scelta di Ceylan, che riversa forse nel personaggio di Aydin un po’ di se’, dei suoi dubbi, delle sue idiosincrasie.

Il film e’ potente, magnificamente interpretato e fotografato con grazia sublime da Gokhan Tiryaki.

Questa volta Ceylan rimane solo un po’ più lontano dal Tempo e dalla Storia, dipingendo un quadro borghese apparentemente più convenzionale del solito, e suggerisce in modo sin troppo sottile un fallimento personale e politico epocale.

In un festival in cui le proiezioni si susseguono senza sosta, alcuni film avrebbero invece bisogno di sedimentare nel tempo. Non sempre è possibile, ma Winter Sleep ci riesce, cresce profondamente alla distanza e lascia ammirati, per la precisione dei dialoghi, l’ironia, il sarcasmo, la brutalita’.

Winter 1

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