Cannes 2014. Due giorni, una notte

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Due giorni, una notte ***1/2

Due giorni ed una notte. Sono quelli che restano a Sandra, un’operaia della Solval, che costruisce pannelli solari.

Costretta ad assentarsi dal lavoro a causa di una difficile depressione, Sandra e’ pronta a rientrare, ma la proprieta’ della piccola ditta si e’ accorta che il lavoro che facevano prima in 17 si puo’ fare anche in 16.

Ed allora alla maniera di Ponzio Pilato, i dirigenti decidono di lavarsi le mani e lasciano la scelta agli operai: possono ottenere il premio di produzione, guadagnato in assenza di Sandra, solo votando contestualmente una riduzione di personale. Chi sarà costretto a lasciare il lavoro è sin troppo chiaro.

Una prima votazione, influenzata dal capo reparto Jean-Marc, e’ finita con solo due voti a favore di Sandra. Ma il direttore, Mr.Dumont, le concede una seconda chance. Lunedi’ mattina ci sara’ un voto segreto.

Se la maggioranza rinuncerà al premio, Sandra potrà rientrare al lavoro.

Spinta dal marito Manu e da una collega, Juliette, Sandra comincia a contattare i colleghi, telefonicamente o di persona, chiedendo la disponibilita’ ad una rinuncia che per tutti è dolorosa, ma che per lei è vitale.

Il marito lavora in un ristorante self service, hanno due bambini ed un mutuo che non possono affrontare con un solo stipendio.

Sandra si decide cosi’ ad affrontare un viaggio doloroso, umiliante, che scatena risentimenti, divisioni.

Le risposte che ricevera’ saranno le piu’ differenti. In tutte le famiglie, la scelta finisce per creare tensione.

E’ una scelta impossibile, che mette in difficolta’ anche Sandra piu’ volte. La sua fragilita’ e la perentorieta’ di alcune risposte la spingono sino al punto di rinunciare. Ed anche un po’ più in là.

Ma il marito la sprona a combattere ed a non tirarsi indietro.

Arriva finalmente la votazione del lunedi’…

I fratelli Dardenne parlano dell’unica cosa che davvero oggi riesce a dividere le persone. La dignita’ del lavoro.

La scelta che i responsabili della Solval non riescono a compiere, mette Sandra ed i suoi colleghi uno contro l’altro.

In una realtà piccola come quella in cui lavorano i 17 operai non c’è, non ci può essere, una risposta collettiva, una solidarietà di gruppo. Ognuno è chiamato a compiere una scelta personale. Ed è sempre il soggetto più debole ad essere emarginato. Ora tocca a Sandra, che qualcuno non ritiene più in grado di svolgere produttivamente il proprio lavoro. Ma la prossima volta toccherà a qualcun altro.

E non è un caso che i Dardenne abbiano scelto questo contesto, per parlare oggi del mondo del lavoro. Hanno deciso di farlo mettendo in scena una sorta di moderna via crucis, con le stazioni, la fatica, il golgota finale.

Combattere per il proprio posto di lavoro vuol dire anche umiliarsi di fronte ai propri colleghi, chiedendo un sacrificio che non tutti sono disposti a fare.

I Dardenne utilizzano il consueto pedinamento della realta’, ma non sono più i tempi di Rosetta. Come già nell’ultimo Il ragazzo con la bicicletta, il loro stile si è fatto meno radicale, la messa in scena più distesa, ma non meno efficace. Anzi.

Anche questa volta si affidano ad una grande attrice francese, forse la più emozionante, la più convincente, capace qui di interpretare fisicamente tutta l’inadeguatezza ed il senso di frustrazione di chi è costretto a combattere una battaglia impossibile, cercando dentro di sè una forza che neppure sapeva di avere: minuta e smagrita come non mai, col volto scavato e le occhiaie di chi non ha nemmeno più lacrime da consumare, la Cotillard è, una volta di più, memorabile.

Fabrizio Rongione è il marito Manu, Olivier Gourmet, in un brevissima apparizione, il temuto Jean-Marc.

Da non perdere.

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