Cannes 2013. The Congress

Le congres

The Congress *1/2

Chiamato ad aprire Un certain Regard, The Congress di Ari Folman si presentava carico di aspettative: cinque anni di lavorazione, riprese in live action e in animazione, l-adattamento di un romanzo di fantascienza del sovietico Stanislaw Lem.

Il risultato e’ imbarazzante a dir poco. Soprattutto nella parte centrale.

Nel film si immagina che l-attrice Robin Wright venga convocata dagli studi cinematografici Miramont, per un ultimo grande contratto: alla presenza del suo storico agente, il capo della societa’ le chiede di sottoporsi ad una scansione integrale del proprio corpo, in modo da poter utilizzare la sua immagine in futuri film, con un accordo a vita.

Robin non dovra’ piu’ preoccuparsi delle riprese, del trucco, dei segni dell’eta’: rimarra’ sempre il suo volto di trentenne e potra’ dedicarsi a curare il figlio, affetto da una rara malattia che lo sta rendendo sordo e cieco.

Le trattative proseguono anche con un avvocato specializzato in questi contratti, ma poi Robin accetta. Qui il film improvvisamente si trasforma. Con un salto narrativo ritroviamo l’attrice 20 anni dopo, in un futuro prossimo post-apocalittico, nel quale la Miramont ha inventato uno strano cocktail chimico che consente a tutti di immaginarsi parte di un grande show, obliterando completamente la miseria e la devastazione reale.

Anche il film cambia formato e passa dal live action all’animazione, dando forma ad un sogno orwelliano, una realta’ parallela da cui la protagonista cerca di fuggire per ricongiungersi con il figlio, che non vede da molto tempo.

La regia di Folman appare piuttosto debole e poco immaginativa anche nella sezione centrale, nella quale l’animazione avrebbe il compito di mettere in scena l’incubo futuristico.

The Congress e’ un pasticcio velleitario, che poteva a vere senso quando Lem l’ha scritto, ma che ora suona terribilmente datato e superato da una lunghissima schiera di epigoni della fantascienza distopica.

Si salva come al solito Robin Wright, ma sembra assai poco convinta anche lei del senso dell’operazione. Harvey Keitel e’ il suo agente e fa piacere ritrovarlo sul grande schermo; Danny Huston e’ il capo della Miramont e Paul Giamatti il medico che ha in cura il figlio della protagonista. John Hamm da’ la voce ad uno dei personaggi principali della parte animata.

Da dimenticare in fretta, rivedendo magari Valzer con Bashir

The Congress

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