Venezia 2012. Fill the void

Fill the void *

In concorso

Accolto con fischi alla proiezione stampa ed invece con un trionfo a quella per il pubblico, della telenovela di Rama Burshtein sugli ebrei chassidici ortodossi di Gerusalemme pensiamo tutto il male possibile.

Chiuso nell’appartamento dei protagonisti o a casa del rabbino della comunità, il film racconta la faticosa ricerca di un marito per la giovanissima Shira.

La ragazza è promessa in sposa dalla sua famiglia ad un giovane della stessa comunità. Lo vede per la prima volta in un supermercato.

Nel frattempo dopo il Purim, la sorella di Shira, già sposata ed incinta al nono mese, morirà di parto, lasciando orfano il piccolo nipote.

La madre di Shira, deus ex machina del film, decide quindi che Shira, rifiutata nel frattempo dal promesso sposo, dovrà sposare il genero, per evitare che questi si trasferisca in Olanda, portando con sè il bambino.

Shira è indecisa se accettare il matrimonio scelto per lei dalla madre. L’incertezza prosegue per un’ora abbondante.

Avvolto in una fotografia spesso inutilmente flou, il film ha i ritmi blandi di uno sceneggiato televisivo, delle incertezze di Shira non ci importa praticamente nulla e della comunità chiassida ortodossa che passa il tempo a studiare la Bibbia, senza lavorare, ci importa ancora meno.

I rituali, gli incontri con i candidati, l’assenza di contatto fisico, le macchinazioni dei genitori, la condiscendenza dei figli sono lontane anni luce da nostro modo di intendere il mondo e la vita.

Siamo felici che la protagonista dopo lunga incertezza trovi lo sposo adatto, ma di quel mondo chiuso non condividiamo nulla. Jane Austen aveva già scritto tutto delle costrizioni familiari e di classe.

La ripetizione in formato ebraico nulla aggiunge.

Perfetto per le casalinghe di Voghera o di Treviso… a seconda che preferiate il modello di Arbasino o di Moretti.

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12 pensieri riguardo “Venezia 2012. Fill the void”

  1. Invece io l’ho trovato di una delicatezza e intensità assolute, soprattutto grazie agli attori protagonisti (e tanto più per la colonna sonora). Una storia di introspezione psicologica e allo stesso tempo uno sguardo su un modo di vivere diverso.
    Se “delle incertezze di Shira non ci importa praticamente nulla e della comunità chiassida ortodossa che passa il tempo a studiare la Bibbia, senza lavorare, ci importa ancora meno.” allora non capisco perchè siate andati a vederlo, perchè è proprio su questi due elementi che il film si basa…

    1. I film vanno comunque visti, senza pregiudizi. A me è sembrato che il racconto di quel piccolo mondo fuori dal tempo fosse tutto giocato con le armi della bassa fiction televisiva. E i turbamenti esistenziali di un gruppo la cui unica preoccupazione è combinare matrimoni adeguati, non mi toccano e non mi appassionano. Ma questo, naturalmente, è solo il mio punto di vista…

      1. Grazie per la risposta. Ovviamente si tratta di punti di vista, ed ho capito forse che l’idea del film ti ha incuriosito, hai provato a vederlo ma non ti è piaciuta la resa. E’ interessante scoprire opinioni così diverse su una stessa opera. Io non ci ho visto niente di “telenovelistico”, non sono un’esperta ma non credo sia un film alla portata di chiunque (immagino che la “casalinga di Voghera”, nell’accezione che intendi, l’avrebbe trovato pesante e noioso 🙂 Quando un film mi prende così tanto mi metto a caccia di recensioni e opinioni sul web, ma di solito non commento; ho voluto farti sapere la mia perchè mi ha davvero colpito il tuo accostamento col termine “telenovela”, ribadisco che lo trovo stridente (però mi ha colpito!). So che non ti farò certo cambiare idea su quest’opera, ma ti dico, l’ho visto qualche giorno fa e non ho ancora smesso di pensarci: ogni giorno scopro una chiave di lettura nuova, oggi per esempio riflettevo che è tutto un discorso di “scelta” applicabile anche ad altri ambiti della vita come ad esempio il lavoro. Poi magari la regista non aveva in mente nulla di tutto questo e sono io che, in un particolare momento della mia vita, ci ho visto chissà che cosa 🙂
        Buon proseguimento, mi hai incuriosito sui tuoi gusti cinematografici – che immagino lontani dai miei – e ti seguirò.

      2. Scusa se ti tartasso di risposte, ma mi è venuta in mente una cosa… “Fill the void” dal punto di vista stilistico e per la protagonista mi ha ricordato un altro film, ed è “Bright Star”. Ora vedo che l’hai recensito e ti è piaciuto; mi chiedo se per caso anche tu hai trovato qualche affinità o se ripensandoci ti viene in mente. Se ti va fammi sapere, grazie, ciao!

      3. Devo dire che li trovo davvero lontanissimi, sia per quello che raccontano, sia per come lo raccontano. In entrambi naturalmente c’è una protagonista intrappolata nelle convenzioni sociali, ma la similitudine finisce lì, a mio avviso. Ho trovato folgorante Bright Star e insopportabile Fill the Void.
        Quanto ai gusti cinematografici, io preferisco sempre leggere recensioni e commenti lontani dal mio giudizio sui film.
        Se la critica ha ancora una piccola funzione è quella di suggerire una chiave di lettura, un’interpretazione, chiarendo intenzioni ed esiti e stimolando talvolta una riflessione ulteriore, che completi le emozioni “a caldo” che tutti abbiamo all’uscita dalla sala.

E tu, cosa ne pensi?

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