Cannes 2022. Les amandiers – Forever Young

Les amandiers – Forever Young **1/2

Per una volta il titolo internazionale è quello più giusto, per raccontare il nuovo film di Valeria Bruni Tedeschi, in concorso a Cannes 75.

Sì perchè quello originale francese richiama l’École des Amandiers di Nanterre dove è ambientato, senza tuttavia aggiungere molto.

E invece il film è davvero il tentativo di cristallizzare un momento preciso della sua vita, quello in cui un gruppo di dodici ventenni viene ammesso alla scuola del teatro di Patrice Chéreau, a metà anni ’80.

Tra di loro c’è Stella, protagonista e alter ego della Bruni Tedeschi. Mentre lei e gli altri undici monteranno una nuova versione di Platonov di Checov, la loro vita fuori scena si intreccia alle prove, ai dialoghi fuori scena, alle gelosie, all’amore, alla solidarietà, alla paura per l’AIDS, che si insinua nel loro gruppo.

Così come l’eroina che si porterà via il più tormentato del gruppo, in un abisso di talento e male di vivere.

Il film è un ritratto vivido, che non ha nulla della patina ingiallita dei ricordi. Vibra invece dei colori forti e delle luce calda della pellicola con cui è girato.

La Bruni Tedeschi trasfigura ancora una volta la sua biografia personale, per farne storia e racconto, capace di cogliere la bellezza malinconica ed esagerata della vita sulla scena.

Il teatro come specchio della vita, le tensioni e le passioni che passano senza soluzione di continuità tra le quinte e il proscenio: in Forever Young c’è tutto questo, ma c’è soprattutto la bellezza di veder sbocciare il talento nella passione della gioventù.

E poco importa se nel raccontare la vita della gente di teatro, la Bruni Tedeschi mostri quelli che oggi denunceremmo come “comportamenti inappropriati”. Altri tempi, altre sensibilità.

Questo è un film che non si dimentica tuttavia la sensazione di essere liberi e giovani, con una vita di sogni grandi davanti.

La regista trova un registro personale sempre giusto, forse troppo chiuso su di sè e sul proprio vissuto, ma valorizza i giovani attori che ha coinvolto accanto a Louis Garrel, innanzitutto Nadia Tereszkiewicz, che interpreta la generosa Stella e Sofiane Bennacer, a cui tocca il ruolo tormentato di Etienne.

Forever Young è un’altra storia sul teatro, sull’amore per il teatro, che sembra aver preso la libertà del Cassavetes de La sera della prima, come stella polare. La Bruni Tedeschi non inventa nulla, ma cerca di sollecitare le corde giuste del sentimento, senza indugiare in nostalgie vane. E dimostra una onestà di intenti, che traspare dalla vitalità e dalla generosità con cui questa piccola storia ci viene regalata.

Assomiglia, in fondo, all’immagine che la sua regista si è costruita in quasi quarant’anni di carriera. E non è poco.

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