Raicinema e Medusa unite per il rilancio del cinema in sala. La risposta del ministro Franceschini…

Con una mossa sorprendente fino ad un certo punto Raicinema e Medusa, i due maggiori produttori italiani, attraverso un comunicato dei due amministratori delegati Paolo Del Brocco e di Gianpaolo Letta, ha chiesto al Governo di intervenire per riformare profondamente le regola per la distribuzione secondo quattro punti essenziali.

La lettera aperta si apre con i numeri impietosi del cinema in Italia post pandemia. Siamo l’unica importante mercato europeo in cui il 2021 si è chiuso con risultati peggiori del 2020 (conta il fatto che Tolo Tolo di Zalone uscì a gennaio 2020, ma è significativo che un solo film abbia provocato questo scenario).

Le perdite del settore in termini di fatturato sono stimabili nel 70% e 700 milioni nel 2021 rispetto al 2019 per il 2022 si stima un calo vicino al 60%, corrispondente a 600 milioni.

Le proposte sono queste e non mi paiono rivoluzionarie. Tutt’altro.

Cronologia.

Quanto annunciato recentemente dal Ministro Franceschini, relativamente ad una finestra di 90 gg per tutti i film, è lodevole e risponde alla necessità di una regulation dopo un periodo poco chiaro per quanto riguarda la cronologia delle uscite dei film. Temiamo tuttavia che non sia sufficiente per riconsegnare alla sala la centralità che le spetta: comprendiamo che i 15 mesi adottati in Francia, seppure efficaci (basti pensare che sono 96 milioni i biglietti venduti nel 2021 oltralpe a fronte dei 25 milioni in Italia), siano difficili da raggiungere ma riteniamo che 180 giorni di finestra a protezione dell’uscita in sala siano ragionevoli e necessari almeno per i prossimi tre anni. In particolare, rispetto alla cronologia gli interventi da noi proposti riguardano:

Finestre di sfruttamento uguali per tutti i film (italiani e stranieri)

Finestra di 180 giorni a protezione dell’uscita in sala rispetto agli altri sfruttamenti, almeno per i prossimi tre anni (per poi tornare eventualmente ai 105 giorni ante-pandemia).

Tax Credit alla distribuzione.

Il tax credit alla distribuzione è un intervento a beneficio del prodotto e non del distributore; non porta il pubblico nei cinema ma permette ai film di arrivare in sala forti di una buona campagna di comunicazione, presupposto essenziale per attirare gli spettatori, limitando in periodo di crisi eventuali perdite economiche. Questa misura permette di investire maggiormente sulla campagna pubblicitaria del film, assegnando maggiore visibilità al prodotto. Crediamo quindi sia opportuno prolungare per tre anni al 60% l’aliquota di questo strumento.

Tax credit alla produzione. Riteniamo opportuno che una distinzione vada fatta a priori tra i film per cui è prevista un’uscita cinematografica e i film rivolti ad altre modalità di fruizione. Un film per il cinema porta con sé un potenziale economico più elevato e riconducibile al lancio e alla conseguente filiera di sfruttamento più lunga e in cui ogni elemento, incluso lo star system, viene valorizzato. Per queste ragioni gli interventi da noi proposti attraverso una rimodulazione del tax credit sono i seguenti:

Tax credit alla produzione di opere con prioritario sfruttamento cinematografico al 40%;

Tax credit alla produzione di opere cinematografiche finalizzate ad altre modalità di fruizione rispetto alla sala, comprese quelle che utilizzano le uscite evento, al 30%.

Regolamentazione dell’utilizzo dell’uscita evento di 3 giorni e delle cosiddette “uscite tecniche”. Occorre intervenire con una regolamentazione chiara nei confronti dell’utilizzo dell’evento che, pensato per ottimizzare l’uscita di prodotti audiovisivi speciali (concerti, eventi storici, culturali e artistici), è stato purtroppo usato in questi mesi come un vero e proprio escamotage per aggirare le finestre e arrivare più velocemente agli altri sfruttamenti.

Non preoccuparsi delle performance di un film in sala significa sancire una disconnessione tra la produzione e il pubblico che dovrebbe fruire dei film. La filiera verrebbe danneggiata irreversibilmente e nel lungo periodo anche la produzione ne risentirebbe. Anche per questi motivi sarebbe auspicabile nel medio periodo un’ulteriore responsabilizzazione da parte delle piattaforme, il cui ruolo è oramai indispensabile per il comparto italiano, prevedendo un maggior impegno verso l’acquisto dei film che hanno avuto un’effettiva uscita in sala, supportando così ulteriormente la produzione e valorizzando allo stesso tempo la finestra cinematografica. La volontà di intervenire sul tema, espressa dal Ministro Franceschini, e la convergenza tra i diversi partiti politici, sia di maggioranza che di opposizione, più volte manifestata, fanno sperare che si possa arrivare in tempi brevi alla definizione di nuove misure che consentano alle imprese di pianificare le attività e gli investimenti dei prossimi mesi. Senza “punti fermi”, si corre il serio rischio di non essere nelle condizioni di programmare le uscite cinematografiche delle prossime settimane e che la crisi dell’esercizio cinematografico diventi irreversibile.
Speriamo di essere ancora in tempo per poter intervenire e consentire davvero alla sala di svolgere quel ruolo centrale che le spetta all’interno del comparto.

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Il ministro Franceschini ha risposto indirettamente e a stretto giro durante la cerimonia al Quirinale per i candidati al David di Donatello: “Viviamo in un tempo segnato da eventi drammatici, come la pandemia e la guerra, eppure abbiamo attraversato questo tempo difficile con un mondo dell’audiovisivo che non si è mai fermato e ha conosciuto anzi una stagione di crescita dirompente. In Italia, grazie a misure come il tax credit abbiamo avuto un periodo di grande dinamismo imprenditoriale che abbiamo il dovere di continuare a rafforzare e incoraggiare. Una vivacità che sarà trainante anche per la ripresa generale.

Il governo è consapevole dell’importanza del settore e lo dimostra con gli investimenti fatti: il fondo del Cinema è passato da 150 milioni nel 2014, a 400 milioni nel 2017 e quest’anno sono quasi 750. Nel Pnrr quasi 7 miliardi sono destinati alla cultura, con un grande investimento da 300 milioni su Cinecittà, che ospiterà domani la cerimonia, e che ambisce a diventare sempre più un riferimento europeo.

Non dobbiamo ignorare le criticità: se dal lato delle produzioni e dei contenuti abbiamo un incremento straordinario, c’è una crisi vera che riguarda le sale che dobbiamo sostenere con misure adeguate. Sono luoghi di aggregazione, presidi culturali e luoghi di socialità e per questo stiamo lavorando a un intervento normativo che stabilisca un sistema di finestre che non valga soltanto per i film italiani sostenuti dallo Stato ma in generale per tutti i film. In più vogliamo incrementare risorse e investimenti per la modernizzazione delle sale perchè siano luoghi immersivi, polifunzionali in cui vivere un esperienza più estesa di quella della sola visione del film”.

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