Cannes 2021. Petrov’s Flu

Petrov’s Flu **

Che confusione in questo nuovo film di Kirill Serebrennikov, inviso al regime di Putin e costretto agli arresti domiciliari!

Assente ancora una volta alla prima del suo film, è stato ricordato da troupe e cast con una spilla col suo volto e le sue iniziali.

Dopo il bianco e nero austero e la bella musica rock di Leto, che aveva il sapore agrodolce dell’illusione della libertà, questa volta il suo film è il delirio febbrile di un fumettista, Petrov appunto, che vive con la moglie bibliotecaria e il piccolo figlio, nella Russia post sovietica.

Febbricitante, Petrov viene trascinato già dall’autobus su cui viaggia dall’amico Igor, per attraversare un incubo notturno tra presente e passato, ricordi, fantasie surreali, che comincia sul carro funebre, che trasporta il cadavere di un uomo che, come scopriamo solo alla fine, non è morto per nulla.

Il film è tutto costruito con infiniti piani sequenza in steadycam, che attraversano gli spazi impossibili della fantasia. Il set si compone e ricompone attorno ai personaggi, anche se qualche cesura è stata verosimilmente rimossa dalla computer grafica.

Resta tuttavia il prodigio, che tuttavia si nutre di oscurità, violenza, grottesco.

Passiamo dalla biblioteca dove si sta svolgendo una riunione del gruppo di poesia che degenera in rissa e che la signora Petrova risolve come in un action orientale, si passa poi ad assistere al suicidio di uno scrittore che non riesce a pubblicare i suoi lavori, quindi ancora ai ricordi d’infanzia del protagonista, dei propri genitori libertini e di una festa di Natale con una fatina bionda.

L’alcool scorre a fiumi come in ogni buon film russo, ma anche il sangue e il sesso non mancano. Serebrennikov spreca, esagera, accumula, vola alto e basso, gioca anche con l’animazione, coi formati, poi improvvisamente si infila in un film in bianco e nero, che potrebbe essere una costola di Leto, con un attore che si innamora di una provinciale, bellissima ma dalle umili origini, che rimane incinta e non sa più cosa fare.

E’ lei la fatina della neve, che il piccolo Petrov vede nei suoi ricordi d’infanzia.

O forse quello che stiamo vedendo è tutto frutto della fantasia del disegnatore?

Il film è tratto dal romanzo La febbre dei Petrov e altri accidenti di Alexey Salnikov ed è confuso, sovraccarico, irrisolto, spesso incomprensibile, ma vitale, sgangherato, animato da uno spirito sovversivo e underground.

Rispetto a Betrayal, presentato a Venezia, al disturbante Parola di Dio e al commosso e malinconico Leto, il regista dimostra di saper cambiare radicalmente registro stile, passo ancora una volta.

Forse una volta di troppo.

Irrisolto.

 

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.