Cannes 2021. Bac Nord

Bac Nord **1/2

Tratto da una storia vera, che ha coinvolto la BAC, la Brigata Anti-crimine della Polizia di Marsiglia, nel corso del 2012, il nuovo film di Cédric Jimenez (La French) ricostruisce lo scandalo da un unico punto di vista, quello dei poliziotti arrestati.

Il film si apre con l’entrata in carcere di Gregory Cerva, agente di strada della BAC Nord di Marsiglia. La sua zona è la Scampia francese, con il più alto tasso di criminalità del Paese.

Lo spaccio di droga si svolge all’interno di complessi popolari, presidiato da vedette in calzamaglia e posti di blocco militarizzati. Entrare all’interno è quasi impossibile anche per la polizia.

Otto mesi prima, Gregory, assieme ai colleghi Yass e Antoine, si limita così al piccolo cabotaggio: arresti per chi vende illegalmente le tartarughe, piccoli spacciatori, che non muovono nulla nella grande economia criminale.

Deciso a fare qualcosa di più, chiede al capo, Jerome, di autorizzarlo a pagare in droga un informatore di Antonie, per una soffiata su un grosso carico in arrivo nel quartiere.

Il capo si oppone e Gregory e i suoi decidono così di mettere in piedi un’operazione per recuperare la droga necessaria, a ricompensare l’informatore.

Ottenuta la soffiata, l’operazione coinvolge tutto il distretto nord, in una lunga scena che rappresenta il cuore del film, orchestrata da Jimenez come una sorta di esfiltrazione all’interno di uno dei condomini della criminalità.

Tutto sembra essere andato per il verso giusto, ma gli affari interni vogliono vederci chiaro.

Il poliziesco sceglie di evitare qualsiasi ambiguità: il punto di vista è sempre a fianco degli agenti di strada, che ogni giorno vengono a patti con la loro coscienza, nella guerra senza quartiere allo spaccio e alla criminalità organizzata.

Il film è costruito sin dall’inizio senza lasciare spazi al dubbio se la violenza, gli abusi di potere, i metodi spicci da parte dei tre protagonisti siano una condotta ammissibile, oltre che lecita.

Per Jimenez appaio l’unica possibile in quel contesto ad altissima tensione.

Lo scandalo del 2012, che ha coinvolto diciotto agenti, resta un fulmine a ciel sereno, figlio di una burocrazia ipocrita e di vertici fragili e meschini, che si abbattono su chi resta in prima in linea a sporcarsi le mani.

E’ davvero così? Poco importa in questo film di genere, che non si pone molti interrogativi e si muove senza sosta, costruendo una parabola che rimane interrotta e che ha tutta l’amarezza delle storie che finiscono male.

Se ci si dimentica che si tratta di una storia vera, nonostante i cartelli all’inizio e alla fine, Bac Nord resta un bel polar secco, veloce, gestito con grande senso del ritmo e con le facce giuste. A cominciare da quella di Gilles Lellouche, che qui sembra nella sua confort zone e fa del suo Gregory Cerva un bisonte sempre pronto alla carica a testa bassa, che ribolle di una tensione repressa troppo a lungo.

Reazionario sì, ma godibilissimo.

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