Venezia 2019. Barbera costretto a difendere le sue scelte con Variety

Subito dopo la conferenza stampa di presentazione della 76° edizione della Mostra del cinema di Venezia, da oltreoceano sono ricominciate le solite stonatissime lamentele sulla rappresentazione femminile, che questa volta hanno coinvolto anche la presenza in concorso dell’ultimo film di Roman Polanski, J’accuse sul caso Dreyfus.

Invece di lodare lo straordinario lavoro del direttore e della sua squadra di selezionatori, capaci di restituire tutta la complessità del cinema internazionale, ecco arrivare attacchi così violenti da lasciare senza fiato.

La veemenza di certe critiche è pari solo alla loro intrinseca stupidità. Venezia ha riempito di donne tutte le giurie, ha scelto il 24% di film girati da donne nel suo cartellone, due di questi saranno in concorso.

Il film di Kelly Reichardt, First Cow, era già stato preso da Barbera, ma la A24 che non ha ancora trovato un distributore internazionale, preferisce mostrarlo solo negli States.

Tra i cortometraggi la proporzione è del 50%.

Tutto normale? Ovviamente no. Non basta.

Parità, parità è il grido di battaglia di queste nuove suffragette.

Qualità, qualità sembrerebbe la risposta della Mostra.

Una cosa tragicomica, se applicata all’ultimo passaggio della filiera cinema, ovvero i festival: che ci siano maggiori opportunità produttive, per cineaste donne è sacrosanto. Ma costringere anche chi seleziona il meglio, a tenere conto di quote di genere mi pare lunare.

La cultura del merito, questa sconosciuta.

I motivi di lamentela potrebbero poi essere pressochè infiniti: perchè non proporre la parità tra bianchi e neri, tra mussulmani, cattolici e protestanti, tra nord e sud del mondo, tra i cinque continenti, tra le preferenze sessuali?

Il risultato è un delirio identitario, che ha il solo scopo di chiuderci nel nostro confortevole angolo, senza mai fare lo sforzo di guardare il mondo attraverso gli occhi degli altri.

Inutile dire che i cosiddetti ‘sguardi femminili’, che Cannes ha ospitato con una certa pelosa generosità negli ultimi due anni, si sono rivelati tra le cose peggiori viste al festival da anni, a cominciare da Girls of the Sun della Husson, passando da Cafarnao della Labaki, dall’orrendo Atlatique di Mati Diop, all’altrettanto sciagurato Sibyl di Justine Triet e all’irrisolto e catatonico Little Joe della Hausner.

Per non dire del revanscista e manipolatorio The Nightingale di Jennifer Kent, in concorso a Venezia l’anno scorso.

Eppure, il buon Barbera è costretto sulla difensiva ancora una volta:

This year across all sections, excluding Venice Classics, we’ve got 24% women directors. Last year it was 20%. We received 1,860 submissions this year. Of these submissions, women directors accounted for less than 24%…What I’m never going to do is take a movie directed by a woman just to raise the proportion…

Ma la cosa realmente tragica e surreale al contempo è doversi giustificare per aver messo in concorso il nuovo film di uno dei maestri del cinema del Novecento:

This is a great movie. We’re talking the same level as “The Pianist”….And I have no doubt it will be recognized as such. The only thing you can do is distinguish between the man and the artist. Polanski is a great artist, one of the last great European auteurs. I didn’t hesitate for a second in taking it….

Altri attacchi sulla presenza di Netflix con tre film, di cui due in concorso:

I’m not here to tell Netflix or exhibitors what they should do. I have a personal opinion about it that, as festival director, I won’t reveal. I get movies submitted to me by producers. Netflix is a producer; they are part of the MPAA. They are a producer like Fox, Warners, etc. I pick their movies on the basis of their quality. That’s it.

Barbera ha parlato anche dei cambiamenti in corso a Hollywood con la fusione tra Disney e Fox, con la possibilità che Lionsgate stia per essere venduta e con una certa difficoltà delle altre major, Warner esclusa, che ha accettato persino il concorso per il suo Joker, uno dei film più sorprendenti dell’anno, secondo il direttore, che avrà molte chance anche agli Oscar.

Barbera ha infine confermato che il suo mandato è stato prorogato di un anno, fino al 2020, per garantire che la selezione per il nuovo direttore della Mostra venga promossa dal nuovo board della Biennale, anch’esso in scadenza nel 2019.

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