Cannes 2019. Atlantique

Atlantique posterAtlantique *1/2

Ancora un debutto francese nel concorso di Cannes e ancora un film, che nasce prima come un cortometraggio e poi, dieci anni dopo, diventa un lungometraggio, pieno di buone intenzioni, ma senza un solo grammo di cinema.

Mati Diop, già attrice con Claire Denis, figlia del musicista senegalese Wasis Diop e nipote del regista Djibril Diop Mambety, il cui Touki Bouki nei primi anni ’70 è diventato un classico misconosciuto del cinema africano, cerca la strada impervia di coniugare troppi generi diversi e troppe idee, in un un unica storia, che finisce per essere esemplare, come un bigino illustrato.

Atlantique vorrebbe unire un classico sentimentale, ovvero l’amore negato tra due adolescenti, con l’impegno sociale indignato, indagando lo sfruttamento della manodopera locale nelle grandi costruzioni di stile occidentale, che se ne fregano della sostenibilità ambientale e della cultura del territorio. Non contenta, Mati Diop ci aggiunge anche il dramma dell’emigrazione africana attraverso il mare.

Quello che ne viene fuori è uno stucchevole coming of age molto femminile e femminista, con una deriva fantastica e zombie, che lascia sgomenti, per la programmaticità e lo sprezzo del ridicolo.

Siamo a Dakar. Qui Suleimane lavora alla costruzione di una grande torre, un enorme grattacielo, che violenta lo skyline urbano. Dopo tre mesi gli operai, mai pagati, abbandonano tutto e fuggono verso la Spagna, in cerca di fortuna a bordo di una piroga. Sì, una piroga.

Suleimane lascia a Dakar Ada, l’amore della sua vita, promessa sposa al ricchissimo Omar.

Il giorno delle nozze però l’immacolata camera da letto degli sposi prende fuoco. Un giovane ispettore di polizia sospetta proprio di Ada e di Suleimane, che qualcuno dice di aver visto di nuovo in città, nonostante sia partito ormai da quasi dieci giorni.

Il mistero di infittisce, mentre un gruppo di donne possedute si presenta nella notte a casa del costruttore, reclamando gli stipendi mai pagati in cantiere.

La Diop non sa bene cosa vuole, taglia i personaggi con l’accetta, costruisce prima un melò adolescenziale risaputissimo, in cui sono tutti belli, bellissimi e infelici. Quindi vira improvvisamente nel racconto moralistico, che vorrebbe solidarizzare con i lavoratori sfruttati, poi utilizza le indagini sull’incendio a casa di Omar, per introdurre un elemento horror, che fa deragliare completamente il film, verso una deriva tanto sgangherata quanto prevedibile.

Lo spirito dei lavoratori morti in mare la notte si impossessa delle amiche di Ada, per reclamare amore e diritti, pane e rose, si sarebbe detto una volta.

Gli spiriti si reincarnano in corpi femminili: tutti ovviamente, tranne quello di Suleimane, la cui anima torna invece in quella di uno dei personaggi maschili del film, giusto in tempo per consentire alla Diop di filmare una lunga notte d’amore con Ada, dalla quale la corrucciata e vergine protagonista uscirà cambiata, per sempre: “Io sono Ada” sono le sue ultime parole, rivolte direttamente in camera.

Capito bene, cari spettatori? Occorre sottolinearlo ancora un po’? Non è sufficientemente chiaro che parliamo di women’s empowerment?

Tutto bello, tutto giusto e sacrosanto, ma il cinema dov’è finito?

Ancora una volta Fremaux, con le sue petizioni politicamente corrette, in favore dell’apertura del festival agli sguardi femminili, ci ha tirato uno scherzo di cattivo gusto, un po’ come con Girls of the Sun di Eve Husson l’anno passato. Stupidi noi, che ci siamo cascati ancora.

Voi non fatelo.

Quanto alla giuria che ha assegnato ad Atlantique il Grand Prix della Giuria, stendiamo un velo pietoso.

Sciagurato.

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.