Cannes 2019. Beanpole

Beanpole ***1/2

Secondo film del giovanissimo russo Kantemir Balagov, scoperto ad Un certain regard due anni fa con il bellissimo Tesnota – Closeness, Beanpole è ambientato nella Leningrado del 1945, subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Le protagoniste sono due donne, due sopravvissute: Iya, la spilungona del titolo, biondissima infermiera all’ospedale militare, e Masha, che è stata al fronte, in un ruolo che solo alla fine il film tragicamente chiarirà.

Le due si sono conosciute sotto i bombardamenti: Iya è rimasta invalida e ogni tanto si blocca di colpo, immobile, si estrania da sè, per alcuni minuti. Masha le ha affidato il suo piccolissimo bambino, per preservarlo dalle durezze della vita militare.

Quando però quest’ultima fa ritorno dal fronte, Iya è costretta a confessarle di aver inavvertitamente e tragicamente provocato la morte del bambino, durante uno dei suoi attacchi.

Tra le due però il legame è talmente forte, che Masha, una combattenente nata, non si scoraggia. Crede fermamente che una nuova vita potrà aiutarle lenire quelle ferite, che sembrano invincibili.

Convince così la timidissima e riluttante Iya ad avere un figlio per lei. Per loro. Coinvolge il direttore dell’ospedale dove entrambe lavorano a contribuire, con un ricatto, e si trova un ricco e stupido fidanzato, Sasha, con cui immaginare un’impossibile famiglia futura…

Straordinario ritratto femmile, così com’era anche Tesnota, Beanpole rappresenta per Balagov, classe 1991, studente di Alexander Sokurov, anche un salto produttivo importante.

Un film d’epoca, capace di una ricostruzione fedelissima della luce e dei colori del tempo, anche grazie alla prodigiosa fotografia dell’ancor più giovane Ksenia Sereda, che avvolge l’epopea di Balagov in una luce ocra, che annulla ogni candore ed esalta le dominanti verdi e rosse, che contrappongono l’algida e quasi muta Iya alla caparbia e spregiudicata Masha.

Quasi tutto girato nell’apartamento delle due ragazze e nelle corsie d’ospedale, dove Iya assiste i reduci di guerra, il film si concede almeno tre scene in esterni, che restano indelebili nella memoria. La prima uscita in auto con Sasha e l’amico, l’incidente sul tram e l’invito improvvisato nella villa enorme e candida dove vivono i genitori di Sasha. Tre momenti chiave che contribuiscono a definire il carattere di Masha, a mostrarne la straordinaria capacità di resistere, trasformandosi continuamente, indossando di volta in volta, come l’Ignota di Pirandello in Come tu mi vuoi, la maschera più adatta.

Balagov mostra una personalità e una maturità fuori dal comune, sceglie un momento storico molto preciso della storia del suo paese, ma sceglie di raccontarlo da una prospettiva molto personale, facendosi interprete di una sensibilità che, senza mai tradire la ricostruzione d’ambiente, la trascende grazie alla modernità dei suoi personaggi, alla loro umanità fragile e universale.

Il suo è un grande film sul prendersi cura degli altri e di sè, sulla necessità di condividere il fardello della vita, per continuare a vivere nonostante il dolore più grande, la sofferenza più indicibile.

I magistrali piani sequenza, che sfruttano in modo originale i grandi spazi interni, il formato panoramico e una composizione cramatica prodigiosa, fanno di Beanpole, un film tanto intimo quanto denso, grande, vivido.

La Russia devastata dalla guerra e quella di oggi, dilaniata dal potere e dalla corruzione del regime: la forza delle due protagoniste elide ogni distanza. Balagov non ha neppure bisogno di simboli e metafore. E’ fin troppo chiaro che nel suo racconto c’è tutta la tragedia di chi è costretto sempre a sopravvivere alla propria Storia, al proprio destino, una brama di vivere che brucia ogni resistenza, con la forza della compassione.

In tempi aridi ed egoistici, come quelli che stiamo vivendo, la storia di Iya e Masha risuona in modo ancor più forte e dissonante.

Da non perdere.

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