Cannes 2019. Sorry We Missed You

Sorry We Missed You **

Ricky Tuner ha fatto mille lavori nella sua vita, ma ora ha deciso di mettersi in proprio: grazie ad un franchise, farà il corriere, per una grande società di spedizioni.

Il capo inflessibile gli ricorda che tutto quello che conta è consegnare i pacchi in orario, facendo il suo giro, senza perdere tempo e seguendo le indicazioni del palmare che la società fornisce a tutti i ‘padroncini’.

Venduta la macchina della moglie, infermiera a domicilio, per potersi permettere l’anticipo sul van da utilizzare per le consegne, Ricky si trava però a dover afforntare non solo le difficoltà di un lavoro nuovo, ma i problemi familiari, che lo assillano improvvisamente: il figlio adolescente, salta le lezioni per dipingere murales sulla strada, la moglie, senza auto, è costretta ad allungare i suoi turni.

A poco a poco, la sua famiglia si sfascia.

Cosa vi aspettate dal più prevedibile dei registi inglesi, arrivato ormai al suo ventinovesimo film, il settimo negli ultimi dieci anni? Soprattutto dopo che Io Daniel Blake ha incredibilmente vinto la Palma d’Oro tre anni fa?

La trama essenziale già dice tutto. Siamo nella solita provincia post-industriale inglese, working class senza studi, che ha lavorato sodo per guadagnarsi un piccolo spazio dove creare la propria famiglia, nella speranza che lo studio e l’impegno potessero consentire ai propri figli di salire la scala sociale.

Ma l’ascensore è rotto da tempo e l’impegno e la dedizione non bastano più. Il mondo del lavoro è diventato una giungla senza umanità alcuna, dove il capo ha la faccia brutta e il fisico del culturista, perchè anche lombrosianamente bisogna essere chiari.

E ovviamente non c’è mai nulla che vada per il verso giusto: i sogni di gloria finiscono all’alba, con un figlio sempre bravo studente, che decide di dedicarsi – senza talento, in verità – alla street art, marinando la scuola, facendosi arrestare per taccheggio e spingendo tutti sull’orlo di una crisi di nervi.

Tutto prevedibile, mal recitato questa volta, senza un’ombra d’ironia, deprimente da ogni punto di vista.

Il titolo Sorry we missed you fa riferimento al biglietto che il corriere lascia nella buca dei clienti, quando non riesce a consegnare un pacco. Ma anche il film è una consegna mancata. Completamente.

La sceneggiatura, scritta con il fidato Paul Laverty, latita, i personaggi sono clichè appena abbozzati, la regia è di puro servizio come spesso negli ultimi del nostro, la scansione drammatica è guidata dalla “forza del destino” cinico e baro e ciascuno è chiamato a comportarsi proprio come ci aspetteremmo, compreso il padre amorevole, che dopo tante delusioni beve e alza le mani sul figlio.

Tanto amiamo il Ken Loach delle commedie agrodolci, dello sguardo compassionevole sugli ultimi, tanto il suo cinema politico ci è sempre apparso terribilmente retorico, programmatico.

Qui peraltro non c’è mai nemmeno l’ironia ad illuminare i protagonisti. Solo rabbia e risentimento. E disgrazie.

Accanto a Ricky, in quell’ultima scena, ci sono Loach e Laverty, anche loro ansiosamente lanciati verso il nulla.

In due parole: insopportabile e paternalista.

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