Cannes 2017. Tesnota – Closeness

Un certain regard

Tesnota – Closeness ***1/2

1998, Nalchik, the North Caucasus, Russia.
24-year-old Ilana works in her father’s garage to help him make ends meet. One evening, her extended family and friends gather to celebrate the engagement of her younger brother David. Later that night, the young couple is kidnapped, and a ransom demand delivered.
In this close-knit Jewish enclave, involving the police is out of the question. How will the family raise the money to save David? Ilana and her parents, each in their own way, will go as far as necessary, whatever the risks to themselves…

Kantemir Balagov, classe 1991, allievo di Aleksandr Sokurov.

Per una volta, la cosa più importante è il nome, perchè il suo film d’esordio, lo straordinario Clonesess, presentato ad Un certain regard, disegna un mondo, segnala uno sguardo, identifica un pensiero. E’ la nascita di un autore.

Un autore già perfettamente consapevole di sè, che si presenta in prima persona, per introdurre la storia e per chiuderla.

Siamo nel 1998 a Nalchik, capitale della Repubblica Autonoma di Kabardino-Balkaria, a cavallo tra le due guerre cecene. Ma l’aria che si respira è ancora quella decadente e malsana dell’impero sovietico.

Ilana è la figlia maggiore di una famiglia ebraica, che cerca di farsi notare il meno possibile. Assieme al padre gestisce un’officina. Il fratello più grande, David, al quale è legatissima, si è appena fidanzato con Lea, anche lei ebrea.

La stessa sera David e Lea vengono rapiti. Una nota rossa, con un numero di telefono, suggerisce la necessità di pagare un riscatto.

La comunità ebraica si ritrova attorno al rabbino, ma la solidarietà dei fedeli non è sufficiente a pagare il riscatto per entrambi i ragazzi. La famiglia di Ilana è costretta a vendere tutto, a sacrificare persino la propria dignità e ad ipotecare il futuro della figlia, pur di raccogliere i soldi del riscatto.

Balagov scegli il formato stretto a 4/3, ma non vuole scimmiottare i pedinamenti alla Dardenne di tanto cinema indipendente europeo. Sa invece sempre perfettamente dove mettere la macchina da presa e cosa inquadrare, usando per lo più campi medi ed interni, attraverso cui riquadrare volti e corpi, perennemente insoddisfatti.

Closeness è evidentemente il ritratto di Ileana, la sua storia di formazione. E’ il racconto del momento chiave, che cambia la sua vita per sempre.

Vestita ostinatamente per tutto il film con una salopette jeans da lavoro, Ileana respinge il ruolo sociale impostole dalla sua famiglia e dalla sua religione, cercando in ogni modo di evadere dal mondo chiuso della comunità ebraica da cui proviene.

Cerca l’amore di un ragazzone kabardino, che lavora ad un distributore e che pure le chiede di non rivelare ai suoi amici di essere ebrea. Rifiuta invece le proposte di un ragazzo della sua comunità, mettendo così a rischio la salvezza del fratello: se sacrificio deve essere, allora dev’essere a modo suo.

Ilana non è certo una donna capace di compromessi, come la madre silenziosa, che pure domina il contesto familiare, dopo aver rinunciato a tutto per il bene dei suoi figli. Ilana è un’eroina che prende su di sè tutto il peso del mondo, che sembra persino annullare la propria femminilità nei goffi vestiti che indossa, nei capelli raccolti con un elastico, nell’incedere nervoso, aggressivo.

Ma basterebbe la scena di sesso tra lei e il suo ragazzo, per capirne la determinazione feroce, animalesca.

Eppure Closeness non è solo un ritratto intimo, personale: quelle notti di Ileana con gli amici kabardini, fatte di alcol e droga, sono l’unico modo, per sopportare le atrocità della guerra che una vecchia vhs mal registrata rilancia da un piccolo schermo, che trasmetteva video musicali, sino ad un momento prima.

Le immagini della carneficina sono quanto di più disturbante e disumano si sia visto su uno schermo cinematografico: eppure anche qui Balagov usa la giusta distanza, le racchiude in un altro schermo, le contestualizza, le fa proprie.

In un film che ci interroga e ci chiede cosa siamo disposti a perdere, per salvare qualcuno che amiamo, alla fine, quello che resta, sono solo abbracci spezzati: quelli che la madre tenta con i due figli, senza comprendere che il destino ha cambiato la loro storia, per sempre e che nulla riuscirà a ricostruire quello che è andato in frantumi.

La tensione di quei corpi che non riescono più a guardarsi negli occhi, mostra chiaramente che nessuna riconciliazione è possibile.

Non c’è più nessuno da amare.

 

CREDITS

Kantemir BALAGOV – Director

Kantemir BALAGOV – Film Editor

Kantemir BALAGOV – Script / Dialogue

Artem EMELIANOV – Director of Photography

Anton YARUSH – Script / Dialogue

Andrey NIKITIN – Sound

Alexey PADERIN – Set decorator

CASTING

Darya ZHOVNER – Ila

Olga DRAGUNOVA – Adina

Veniamin KAC – David

Atrem CIPIN – Avi

Nazir ZHUKOV – Zalim

Annunci

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.