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Suicide Squad. Recensione in anteprima!

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Suicide Squad *1/2

La Warner e la Detective Comics, fedeli alleate nel trasportare sul grande schermo i supereroi della casa fondata dal maggiore Malcolm Wheeler Nicholson nel 1934, stanno cercando in ogni modo di sabotare il loro universo espanso, attraverso una serie di scelte francamente discutibili.

Eppure avevano il vantaggio di partire dai tre bellissimi film di Christopher Nolan, che aveva dato un’impronta personalissima e un tono finalmente adulto e contemporaneo al Cavaliere oscuro di Gotham.

Da lì in avanti però abbiamo assistito invece al dimenticato Lanterna verde con Ryan Reynolds, al pasticcio di Znyder con L’uomo d’acciaio, solo in parte riscattato dall’interessante e filosofico Batman v Superman, accolto peraltro malissimo oltreoceano.

Wonder Woman è ancora in lavorazione e il primo film della Justice League, l’equivalente degli Avengers per la Marvel, è stato affidato ancora a Zack Snyder.

Nel frattempo arriva in sala questo Suicide Squad, che dovrebbe fungere da gustoso antipasto per i prossimi film, mettendo in scena alcuni personaggi minori della DC e soprattutto abbandonando il tono serioso sin qui seguito, in favore di una leggerezza autocompiaciuta e ad un’ironia pop, sbandierata a piene mani fin dai trailer.

David Ayer tuttavia non è James Gunn e la Suicide Squad resta lontanissima dai modelli che la Warner aveva in mente: Guardiani della Galassia e Deadpool.

Ayer, che ha scritto anche il copione, è un regista maschio e muscolare, il cui crudo realismo mal si concilia con le pretese della produzione.

La distanza è così evidente, che la Warner pare abbia assunto un altro montatore e lo abbia messo al lavoro, in parallelo a quello scelto dal regista, per approntare una seconda versione del film più vicina alle proprie ‘esigenze’.

Talvolta nella storia del cinema, i contrasti in fase di montaggio hanno generato piccoli e grandi capolavori, questa volta il risultato è un compromesso che non può incidere sui difetti strutturali del film, che sembra – a tutti gli effetti – una parodia involontaria di Ghostbusters, più che un film di badass villains costretti a giocare per il Governo.

Curioso poi che, per evitare di incorrere in un rating di censura ritenuto penalizzante, nel film manchino molto spesso i reaction shot: vediamo quindi pistole sparare, fucili puntati, coltelli pronti a colpire, ma non l’effetto di quei colpi, grazie ad un montaggio che definire pedestre è un’eufemismo.

La prima metà di Suicide Squad è quella più riuscita con la presentazione in carcere dei diversi personaggi, il cecchino dal cuore d’oro Deadshot, la psichiatra di Arkham Harley Quinn, innamoratasi del criminale Joker, il mostruoso Killer Croc, metà uomo e metà coccodrillo, il piromane messicano col senso di colpa, El diablo, infine l’australiano bifolco Boomerang.

A riunirli nella Task Force X, guidata dal navy seal Rick Flag è uno dei personaggi più ripugnanti visti sul grande schermo in un cine-comics, l’agente governativa Amanda Waller, decisa a perseguire la propria agenda e, morto Superman, convinta che sia necessario proteggere gli Stati Uniti dagli attacchi di forze misteriose, con questo gruppo di criminali, che non hanno più nulla da perdere.

Il pericolo è su scala globale: non si tratta di mettere a tacere un pazzo criminale, ma – come sempre di salvare il mondo intero da una minaccia devastante e sovrannaturale: siamo alle solite…

Il film tuttavia deraglia completamente quando è chiaro che la minaccia temuta dalla Waller è frutto proprio della sua hybris: per convincere il Pentagono a dare il via all’operazione Task Force X, la Wheeler cerca di manipolare i poteri dell’archeologa June Moone, posseduta dallo spirito di una malefica strega.

L’agente ha con sè, letteralmente, il cuore della strega ed è convinta di poterla usare a suo vantaggio. Il gioco tuttavia le sfuggirà di mano perchè Enchantress libererà lo spirito del fratello ed assieme distruggeranno la città di Midway e molti presidi strategici militari, con uno strepito di fasci di luce, flussi e onde elettromagnetiche, voci artefatte e mostri improbabili che sarebbero stati perfetti nel remake del film di Ivan Reitman, ma che qui appaiono non solo completamente fuori contesto, ma anche orrendamente realizzati e concepiti.

Per cercare di dare un po’ di corpo ai personaggi, Ayer accenna ai legami del loro passato: Rick Flag è innamoratissimo di June Moone, Deadshot ha una bambina di cui prendersi cura, Harley attende di essere salvata dal suo Joker, El Diablo si accompagna al senso di colpa per aver sterminato la propria famiglia.

Peccato solo che le sottotrame non riescano a soverchiare il pasticcio inenarrabile dell’intreccio principale, talmente frastornante per bruttezza e mancanza di senso, da lasciare il dubbio che qualcuno alla Warner abbia dato il via libera a questo progetto, senza neppure leggere il copione.

Ayer spreca poi completamente la prospettiva originale da cui il film prende l’avvio: cosa vuol dire essere dei criminali? da dove viene quell’istinto di morte? quali mezzi sono giustificabili per difendere il bene comune? chi sono i veri villain della storia?

Suicide Squad invece elude ogni complessità e ogni interrogativo, normalizzando il wild bunch fino a farne un gruppo di bravi ragazzi, avversati dal destino, depotenziando così la loro carica anarchica e sovversiva, con un procedimento inverso rispetto a quello utilizzato da Nolan per Il Cavaliere Oscuro.

Il film rimane così del tutto privo di ritmo, sfilacciato in tante sequenze, singolarmente anche pregevoli e indovinate, almeno quando Ayer può restare nei confini dell’action e del realismo urbano, ma che sembrano semplicemente giustapposte una all’altra, senza un vero motivo e solo grazie ad una colonna sonora veramente da urlo, anche qui memore di quella dei Guardiani della Galassia.

Se c’è qualcosa da salvare sono gli attori: Will Smith è perfettamente a suo agio nei panni dell’antieroe con il cuore tenero e la battuta pronta, Margot Robbie si conferma come uno dei volti più interessanti di questo lustro, anche grazie al ruolo meglio scritto del lotto.

Il tanto sbandierato Joker di Jared Leto si deve invece accontentare solo di un paio di comparsate, quasi del tutto slegate dal resto del film, che lasciano tuttavia intuire un’incarnazione ancora differente del villain reso immortale da Jack Nicholson e Heath Ledger, più vicina questa volta alla generosità romantica dei grandi gangster anni ’30 e ’40 della Warner: Joker come una sorta di James Cagney dai capelli verdi. Ci aspettiamo un utilizzo molto diverso, sia per lui che per Harley Quinn, in futuro.

Tutto il resto è francamente dimenticabile. In risposta alla pioggia di critiche che la Warner si è attirata negli ultimi anni, per la gestione del suo universo a fumetti, lo scorso mese di maggio è stato promosso presidente della DC Entertainment il fumettista e sceneggiatore Geoff Johns, che ha subito riscritto il copione di Wonder Woman e sta lavorando con Ben Affleck ad un nuovo film su Batman. Sarà per la DC quello che Kevin Feige è per la Marvel. Ce n’era davvero bisogno…

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