Cannes 2016. La Palma a Ken Loach

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Con la vittoria a pugno chiuso di I, Daniel Blake di Ken Loach si chiude il 69° Festival di Cannes, uno dei più controversi, contrastati e, in fondo, deludenti degli ultimi anni.

Il verdetto della giuria, come al solito, coagula i pensieri e le riflessioni di chi il festival l’ha visto e fornisce un’indicazione di valore al pubblico, che nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, sceglierà in sala i film da vedere.

E’ particolarmente significativo, tuttavia, che la giuria presieduta a George Miller, che l’hanno scorso aveva portato al festival con Mad Mad: Fury Road un film di meraviglioso formalismo visivo, che sembrava arrivare diritto dal futuro della settima arte, abbia deciso di premiare un film che rappresenta invece il suo opposto: cinema vecchio, vecchissimo, tutto di contenuti.

Mai come quest’anno tuttavia il giudizio dei critici e quello della giuria è stato così divergente. Mai come quest’anno i critici stessi si sono divisi ferocemente sul valore dei film in programma. Paolo Mereghetti aveva scritto sul Corriere di giovedì che “dietro lo smarrimento e la confusione si nasconde qualcosa di più profondo e preoccupante, che riguarda direttamente il cinema. E cioè la perdita della capacità di parlare agli spettatori, la difficoltà di trovare se non un linguaggio comune almeno un terreno di confronto dove cercare punti di contatto“.

Mereghetti sottolineava come “proprio i film più ambiziosi del festival, quelli più d’autore o di ricerca sono quelli dove è più evidente la perdita o la negazione di un punto di vista, di un centro, di una lingua comune. Partono per la loro strada e chiedono allo spettatore di seguirli, senza porsi domande. […] è proprio un’idea di cinema che sembra negare qualsiasi voglia di comunicare con lo spettatore, che gli sottrae gli strumenti con cui dialogare col regista e con quello che ci racconta.

La giuria, guidata da George Miller, sembra aver incontrato le stesse difficoltà, dando vita ad un palmares un po’ schizofrenico, che dopo avere assegnato quasi tutti i premi a registi giovani e giovanissimi, premiando la temerarietà di certi sguardi e l’appariscenza, spesso solo superficiale, di certe messe in scena, anche al di là del valore dei singoli film, ha conferito la sua seconda Palma d’Oro ad un regista ottantenne, con molto grande cinema alle sue spalle, ma inevitabilmente incapace di rinnovarsi, fermo ad un linguaggio sempre uguale a se stesso, prevedibile e questa volta anche consolatorio.

I, Daniel Blake, al netto della condivisibile indignazione e della denuncia di chi si ritrova a sessant’anni senza un lavoro, con gravi problemi di salute, a dover combattere una battaglia impossibile contro la burocrazia del nuovo welfare inglese, è un film di retroguardia, persino per il suo autore.

Un film manipolatorio e pieno di facili cliché narrativi (la protagonista che finisce per fare la escort, Daniel che ci mette una settimana a compilare un questionario online, il tragico fuori campo finale e il funerale). Un film che colpisce lo spettatore sotto la cintura, in nome di un laburismo à la Corbyn, che non chiede altro che una convinta adesione.

Le sfumature della vita, la complessità dei sistemi sociali, la riflessione sulle nuove forme di lavoro: a Loach non sembrano davvero interessare. Meglio la denuncia facile della ‘cattiveria’ dello Stato: d’altronde chi non potrebbe essere d’accordo?

Accanto a questa scelta, che suona davvero di compromesso, all’interno di una giuria probabilmente divisa su tutto il resto, si è deciso di premiare proprio quegli sguardi più ambiziosi e d’autore, che pure hanno molto diviso.

Juste la fin du monde di Dolan, che ha ormai due folte schiere di sostenitori e detrattori contrapposti, nemmeno di trattasse di una squadra di calcio, si è aggiudicato – a mio avviso con pieno merito – il Grand Prix della giuria. Altri dissentiranno certamente…

Il premio alla migliore regia è andato ex aequo al fischiatissimo, ma coraggioso Olivier Assayas, per il suo Personal Shopper e al rumeno Christian Mungiu, per l’assai più riuscito Bacalaureat.

Ad Andrea Arnold è stato generosamente concesso il Prix du Jury, mentre a Jaclyn Jose, protagonista del durissimo Ma’ Rosa di Brillante Mendoza, è stato assegnato il premio alla migliore attrice.

Due premi infine per The Salesman dell’iraniano Farhadi, per la sceneggiatura e per l’interpretazione di Shahab Hosseini.

La giuria, che non ha voluto rivelare molto del suo lavoro, mantenendo il riserbo sulle scelte dei singoli giurati, ha evidentemente selezionato i film, a suo giudizio più significativi, adattandoli poi ai premi disponibili.

E compiendo ovviamente qualche pasticcio. Perchè forse la sceneggiatura di Farhadi non è così impeccabile e c’era una mezza dozzina di interpreti femminili almeno altrettanto degne della Jose per il premio di miglior attrice. Così come lo stesso Hosseini non era certo il miglior attore del gruppo.

A quel punto, dopo aver scelto di ‘dimenticare’ dai premi gli affermatissimi Jarmush, Almodovar e Verhoven, i troppo lineari Nichols e Puiu e il troppo eccentrico Dumont, bisognava avere il coraggio di assegnare la Palma all’odiatissimo ventenne Dolan, piuttosto che regalarne una seconda, del tutto pletorica, a Loach.

Ma queste, in fondo, sono solo considerazioni personali, per addetti ai lavori.

Da oggi sarà il pubblico in sala a scegliere e decidere.

Qui sotto, tutti i premi e i link alle nostre recensioni.

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Cannes Film Festival Awards

Palme d’Or: I, Daniel Blake directed by Ken Loach

Grand Prix: It’s Only The End Of The World directed by Xavier Dolan

Best director: Olivier Assayas for Personal Shopper & Cristian Mungiu for Graduation

Best actor: Shahab Hosseini in Asghar Farhadi’s The Salesman

Best actress: Jaclyn Jose in Brillante Mendoza’s Ma’ Rosa

Best screenplay: Asghar Farhadi for The Salesman

Jury prize: American Honey directed by Andrea Arnold

Caméra d’Or: Divines directed by Uda Benyamina

Honorary Palme d’Or: Jean-Pierre Leaud

Director Ken Loach, centre, actor Mel Gibson, left and President of the Jury George Miller react after Roach is awarded the Palme d'or for the film I, Daniel Blake, during the awards ceremony at the 69th international film festival, Cannes, southern France, Sunday, May 22, 2016. (AP Photo/Thibault Camus)

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