Mission:Impossible Rogue Nation

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Mission:Impossible Rogue Nation **1/2

Quando ripenseremo al cinema d’azione del nuovo secolo non si potrà far a meno di ricordare la serie di Ethan Hunt, iniziata da Brian De Palma con David Koepp e Robert Towne nel 1996 e passata attraverso le forme e gli sguardi di John Woo, J.J.Abrams, Brad Bird, fino ad approdare a questo quinto episodio firmato interamente da Christopher McQuarrie.

Sono pochissime le serie capaci di invecchiare con tanta classe, continuando a ripetersi senza mai annoiare.

Pure il James Bond di Fleming e Sean Connery, punto di riferimento assoluto per la serie tv ideata da Bruce Geller nel 1966, ha avuto alti e bassi e dopo le tre avventure iniziali ha segnato il passo, cambiando il protagonista ogni decennio fino ad approdare all’apprezzatissima incarnazione attuale, che in maniera evidente ha preso spunto proprio dalle prodezze dell’Ethan Hunt di Cruise (…e dal Jason Bourne di Damon), chiudendo così un cerchio di ideale di ispirazioni e prestiti.

Mission:Impossible invece mantiene fede alle premesse impostate, sin dall’inizio, da Brian De Palma: spionaggio internazionale, tradimenti, maschere e doppio gioco, un team affiatato, azione old style con inseguimenti, sparatorie e imprese letteralmente impossibili, lasciando sullo sfondo love story e ironia, capaci di dare un gusto originale al cocktail, sapientemente orchestrato, da alcuni dei maestri del genere.

La scelta del produttore Cruise di alternare costantemente sceneggiatori e registi, ha reso la serie un vero e proprio evento che si rinnova, sempre uguale a se stesso, ma sempre nuovo, nella messa in scena di set esotici e avventure sul filo del rasoio.

Eppure un mezzo passo falso c’era stato: il terzo episodio sembrava improvvisamente invecchiato male, fiacco, poco ispirato, frutto di troppi sceneggiatori alternatisi senza successo e di un progetto passato senza successo da David Fincher al promettente Joe Carnahan e poi finito nelle mani di Abrams e del duo Kurtzman e Orci.

Lo stesso Cruise, travolto dal divorzio con la Kidman, dalle voci su Scientology, dal nuovo matrimonio italiano e da una serie di apparizioni televisive quantomeno inopportune, sembrava aver perso lo smalto da wonder boy del cinema americano.

Il flop, anche a livello di incassi, del terzo capitolo sembrava aver messo la parola fine alle avventure della IMF, ma come un’araba fenice, Cruise e la serie sono prepotentemente rinati con Protocollo Fantasma, affidato a Brad Bird della Pixar, desideroso di confrontarsi con qualcosa di diverso dall’animazione.

Ricostruito e rinnovato il team, con l’innesto di Jeremy Renner e Paula Patton, Protocollo Fantasma è stato il maggior incasso di sempre per un film di Cruise.

Il quinto episodio è stato quindi affidato interamente allo sceneggiatore premio Oscar Christopher McQuarrie, che ha stretto un sodalizio con l’attore, sin da Operazione Valkyrie, Jack Reacher ed Edge of Tomorrow.

Il risultato è questa volta, ancor più che in passato, una sorta di summa della serie, capace di rubare a tutti gli episodi precedenti.

McQuarrie naturalmente è un regista su commissione e non un autore con una poetica personale come i precedenti, ma si è messo diligentemente al servizio della storia e dei suoi protagonisti, traendo costante ispirazione dal canone della serie.

Il film si apre con una sequenza da antologia: Benjii e Luther cercano di fermare il decollo di un aereo militare carico di gas nervino, ma le diavolerie tecnologiche falliscono miseramente. Hunt è così costretto a saltare letteralmente sull’aereo in volo, aggrappandosi al portellone esterno, fintanto che Benji non riesce finalmente a sbloccarlo per farlo entrare, consentendogli di recuperare le pericolosissime armi chimiche.

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Nonostante l’evidente successo dell’operazione, il destino dell’Impossibile Mission Force è contrastato a Washington dal nuovo direttore della CIA, Alan Hunley, che vuole ricondurre il team sotto il suo controllo.

Nel frattempo la base inglese dell’IMF viene assalita da un misterioso terrorista, Solomon Lane, a capo di un’organizzazione segreta chiamata Il Sindacato, che uccide l’agente di servizio e rapisce Hunt.

In suo soccorso arriverà l’agente inglese Ilsa Faust, infiltrata nel Sindacato, per conto dell’MI6.

Tra i due comincia un duetto a distanza che continua a Vienna, durante una rappresentazione della Turandot, nella quale Ilsa è incaricata dal Sindacato di uccidere il Primo Ministro austriaco e prosegue poi in Marocco, dove Hunt deve recuperare il fantomatico elenco degli agenti corrotti al soldo del Sindacato, in una sorta di fortezza subacquea.

Ma niente è come sembra, i ruoli e i volti possono essere ingannevoli e gli alleati dimostrarsi nemici.

Il film di McQuarrie, coadiuvato nel soggetto da Drew Pearce (Iron Man 3), orchestra perfettamente le location e i grandi set d’azione, con una sapiente gestione del ritmo narrativo, capace di alternare inseguimenti frenetici a scene di alleggerimento drammatico, ironia e fascino femminile, ritmo sostenuto a sofisticate coreografie nei frequenti corpo a corpo, che coinvolgono sia Cruise, sia la sorprendente svedese Rebecca Ferguson, capace di tenere testa perfettamente all’atletismo ipercinetico del suo co-protagonista.

In fondo i film di Mission:Impossible sono sempre uguali a se stessi: tutto nasce da un tradimento che mette a repentaglio l’unità della squadra guidata da Hunt, una femme fatale, letale quanto affascinante, complica i piani e un arcinemico trama nell’ombra, mettendo a repentaglio l’ordine mondiale.

Cruise ha sempre avuto l’accortezza di lasciar passare almeno 4-5 anni tra un episodio e l’altro: un tempo sufficiente per dimenticare i particolari del capitolo precedente e rinnovare la nostalgia per un’altra avventura dell’IMF.

La scelta di registi diversi, dallo stile molto riconoscibile, ha sempre pagato, quasi che si trattasse per De Palma – come per Woo o Bird – di esercitare il proprio talento visionario su un canovaccio, sufficientemente flessibile, da piegarsi di volta in volta al loro stile.

Poco importa poi se, per ciascuno di loro, si è trattato semplicemente di un lavoro su commissione, per lo più manierista e di compromesso con le esigenze del blockbuster, quello che conta è il valore del franchise, che Cruise ha sempre saputo rinnovare, scegliendo peraltro ambientazioni adatte a sfondare nei nuovi mercati emergenti: la Cina nel terzo capitolo, la Russia, l’India e Dubai nel quarto.

Questa volta la produzione si è spostata tra Londra, Vienna e il Marocco, ma il film già nasceva come una co-produzione internazionale tra la Alibaba Pictures Group di Hong Kong, la Bad Robot di Abrams, la TC Production di Cruise e la Skydance di David Ellison.

La scelta in controtendenza, di affidare la regia ad uno sceneggiatore come McQuarrie è stata altrettanto indovinata, perchè quest’ultimo si è calato alla perfezione nel mood della serie, dopo averla perfettamente studiata in fase di scrittura, riuscendo a cogliere da ciascun episodio gli elementi migliori e trasportandoli tutti in questo Rogue Nation.

E trasformandolo quindi in una vera e propria enciclopedia della serie, capace di distillare il meglio di quanto prodotto sinora.

Mai come questa volta il gioco di squadra ha pagato. E se il volto di Cruise, schiacciato dalle lenti anamorfiche del Panavision, comincia a mostrare inesorabilmente il segno del tempo, il suo fisico è ancora stupefacente e le sue imprese, quasi sempre senza controfigura, sono ancora il sale di queste Mission:Impossible.

Perfetto il mellifluo Sean Harris nei panni del villain, autorevole come sempre Alec Baldwin, nei panni del capo della CIA, molto spazio viene dedicato qui a Simon Pegg, nel ruolo della spalla comica Benji, mentre Renner e Rhames rimangono per lo più in secondo piano.

Della prorompente Rebecca Ferguson abbiamo già detto: la grazia di una ballerina e la forza di una combattente si sposano alla perfezione, in un personaggio femminile per una volta vero, non di puro ornamento, che ci aspettiamo di ritrovare di nuovo anche nel già annunciato sesto capitolo.

Mission:Impossible Rogue Nation uscirà nelle sale italiane il 19 agosto: nonostante la data inconsueta, non perdetelo.

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