Mission:Impossible Protocollo Fantasma

Mission:Impossible Protocollo Fantasma **1/2

Tom Cruise è tornato. Ed è in splendida forma.

Dopo un quinquennio passato nel purgatorio delle star, tra salti sul divano di Oprah, matrimoni italiani, pratiche scientologiche sospette e qualche flop di troppo al botteghino, con questo quarto Mission:Impossible l’attore simbolo degli anni ’80, lanciato da Risky Business e Top Gun ed approdato al cinema di qualità con Il colore dei soldi, Rain man e Nato il quattro luglio, ritorna a far tremare il box office ed a rilanciare l’immaginario action con un giocattolone che riesce a dosare alla perfezione suspense, ironia e spionaggio, spostandosi in tre continenti.

Tom Cruise è di nuovo Ethan Hunt, agente della squadra IMF, in carcere a Mosca dopo aver ucciso 6 serbi, senza autorizzazione. Un nuovo team, guidato dal tecnico informatico Benjii Dunn e dall’agente Jane Carter riesce a farlo evadere, giusto in tempo per riprendere il filo di una nuova missione che li vedrà tutti assieme, per cercare di impedire ad uno scienziato, Kurt Hendricks, che predica la distruzione nucleare controllata, di possedere i codici, il satellite e la valigetta di lancio di una testata atomica.

A Mosca, infiltratisi nel Cremlino per rubare i dati su questo scienziato, Cruise ed i suoi vengono incastrati proprio da Hendricks, che inscena un attentato terroristico, per far ricadere la colpa sugli americani.

Cruise riesce a fuggire rocambolescamente e ad incontrarsi con il Segretario di Stato, a cui racconta di essere stato incastrato. Il segretario gli affida quindi la missione di recuperare la valigetta trafugata da Hendricks, per impedire l’escalation nucleare, innescata dall’attentato.

L’auto su cui viaggiano Hunt, il Segretario ed il suo analista capo, William Brandt, viene attaccata da una squadra di tiratori dei servizi russi. Il politico muore, ma Ethan e William riescono a fuggire ed a riunirsi a Benji e Jane.

I quattro partono così alla volta di Dubai, per intercettare lo scambio dei codici di lancio, che Hendricks vuole comprare da una francese, che li ha sottratti, nella prima scena del film, all’agente dell’IMF, Trevor Hanaway, prima di colpirlo a morte.

Comincia così a Dubai una serrata  caccia all’uomo che proseguirà anche a Mumbai, alla festa di un magnate delle comunicazioni, che possiede un satellite in grado di eseguire l’ordine di invio.

Non vi riveleremo di più di una trama che, come ci si aspetta, prevede molti colpi di scena, grandi inseguimenti, combattimenti corpo a corpo e sequenze straordinarie, ambientate al Burji Khalifa e nel corso di una tempesta di sabbia.

Cruise gioca con il suo personaggio come faceva nel passato, mettendoci tutta la fisicità e la bravura spericolata di uno stuntman. Il suo è il vero corpo-cinema contemporaneo. Lo vediamo correre a perdifiato, scalare un grattacielo senza appigli, fiondarsi nella tempesta, per inseguire la sua preda e quindi buttarsi da dieci piani all’interno di un’auto. Inesausto ed irresistibile, l’agente Hunt è l’incarnazione più riuscita di un iperbole recitativa che non smette di affascinare per la generosità con cui si offre al divertimento dei suoi spettatori.

Brad Bird ci mette poco di suo, orchestrando alla perfezione le straordinarie sequenze d’azione ed alternando sapientemente momenti drammatici ed alleggerimenti comici, affidati quasi sempre al Benjii di Simon Pegg. Il resto lo fanno i set esotici in cui è ambientato il film e la perfetta direzione degli attori, che compongono un cast eterogeneo ed affiatato.

Del tutto inutile appare la sotto-trama che lega Hunt a Brandt, sullo sfondo dell’assassinio della moglie del primo, ma per il resto la sceneggiatura di Nemec e Applebaum è un campionario di sequenze e svolte narrative classiche, aggiornate al tempo degli smartphone onnipotenti, dei tablet che gestiscono l’illusione suprema e delle lenti a contatto che possono fotografare ogni cosa.

La meraviglia tecnologia parte da oggetti noti, alla portata di tutti, ma con qualche feature in più, che ancora non possiamo scaricare…

Mancano quasi del tutto le maschere in questo quarto episodio, ma solo perchè non è più necessario camuffarsi interamente: bastano appunto una lente a contatto o un tablet che gestisce un enorme ologramma.

Siamo ancora dalle parti del primo episodio diretto da De Palma, nel quale l’illusione di realtà veniva continuamente frustrata e messa in discussione.

Ma è ancora l’elemento umano a fare la differenza. Cruise è continuamente tradito dalla tecnologia: sulle vetrate del Burji Khalifa, dal navigatore della sua Bmw super tecnologia, fino al parcheggio in cui tutto si muove automaticamente.

Ed è lì che fa la differenza. Anche nella riscoperta di una fragilità nuova.

Occorre aggiungere che Paula Patton è una piacevole scoperta, che andrebbe sfruttata meglio dal cinema mainstream e che Jeremy Renner – il quale avrebbe dovuto raccogliere il testimone da Cruise, per le prossime avventure della IMF – si rivela invece poco più che una spalla. E non è un caso se la Universal stia riallacciando i rapporti con Matt Damon – silurato dalla serie di Bourne proprio a favore di Renner – dopo l’uscita di questo Mission:Impossible, in cui il giovane protagonista di The Hurt Locker non sembra avere il carisma di un divo da blockbuster.

Complessivamente si tratta di un piacevole intrattenimento da sabato sera, nobilitato dalla performance assoluta di un Cruise, che continua a mettere in scena un cinema di superfici, corpi e velocità, sempre inesausto, sempre un passo avanti.

PS. L’abbiamo visto nell’unico cinema IMAX in Italia. Audio e video perfetti, ma 30 gradi in sala e venti minuti di inutile attesa prima dell’inizio.  Al termine, non si rientra nel cinema, ma si viene invitati ad uscire direttamente all’aperto: si passa così dal caldo sahariano direttamente alle temperature siberiane della Brianza.

Cari amici dell’UCI di Pioltello, occorre rivedere il protocollo della sala IMAX, al più presto…

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