Jack Reacher

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Jack Reacher **

Tratto dal nono dei diciassette romanzi che Lee Child ha dedicato ad un misterioso investigatore militare, l’enigmatico Jack Reacher, il film scritto e diretto da Christopher McQuarrie è un disastro da quasi ogni punto di vista e mostra tutti i suoi limiti sia di scrittura e costruzione narrativa, sia di messa in scena drammatica.

Certo, non tutto è da buttare ed il personaggio interpretato da Tom Cruise ha elementi inediti, soprattutto perchè riferiti ad un attore che ha sempre preferito l’action puro alle sottigliezze del thriller psicologico: vero corpo cinematografico, in costante movimento, Cruise ha attraversato quasi sempre di corsa, gli ultimi 30 anni di cinema ipercinetico, da Top Gun sino all’ultimo vertiginoso Mission:Impossible.

Jack Reacher è invece un curioso esperimento narrativo, forse più nelle pagine di Child che non nell’adattamento di McQuarrie, il quale dopo aver indovinato il copione della vita con I soliti sospetti, non ha più creato nulla di significativo.

Il film vorrebbe essere un thriller con venature più tipicamente noir, con una sorta di private eye muscoloso e solitario, che, grazie allo spirito d’osservazione particolarmente sviluppato ed alla logica deduttiva, riesce a vedere cose che ad altri sfuggono.

Siamo dalle parti di un moderno Sherlock Holmes, non particolarmente simpatico, misogino quanto basta, poco interessato alle distrazioni del sesso.

La sua missione è quella di ricostruire la verità.

Il film si apre con un incipit di quasi dieci minuti, completamente silenzioso. Un cecchino si apposta in un autosilo e colpisce, apparentemente senza una logica, cinque persone che camminano nel parco di fronte.

Nel farlo però, lascia qualche indizio di troppo: l’impronta sulla moneta del parcheggio, il bossolo di uno dei colpi e la targa del furgone utilizzato è registrata dalle telecamere del parcheggio.

Rapidamente la polizia ed il procuratore distrettuale inchiodano il colpevole. Il quale si rifiuta di confessare e scrive su un block notes: get Jack Reacher.

Durante il trasferimento in carcere, viene pestato a sangue e rimane in coma. Il suo avvocato, Helen Rodin, è proprio la figlia del Procuratore Distrettuale, decisa a mettere fine al record di condanne del padre.

Il cecchino non può più parlare e di questo Jack Reacher non si hanno molte notizie:  carriera nell’esercito, investigatore militare, congedatosi e sparito dalla circolazione negli ultimi due anni.

La procura ed il difensore non sanno come rintracciarlo, quando Jack si presenta a Pittsbourgh per esaudire la richiesta dell’indagato.

Racconta al procuratore che ha indagato sul sospettato quando era nell’esercito, in medioriente. Non è riuscito ad incastrarlo per la morte di 4 soldati uccisi dal fuoco amico ed ora è in città per chiudere i conti, una volta per tutte.

Dopo aver esaminato la scena del crimine e le prove raccolte, Reacher comincerà a cambiare idea ed a scoprire connessioni ed interessi che nascondono un’altra verità.

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Il complotto arriva molto in alto e serve a proteggere gli interessi di una fantomatica compagni che acquista imprese edili in difficoltà per espandere il suo controllo nell’economia del paese. A capo c’è un misterioso russo, chiamato The Zac.

Assieme a Helen Rodin e ad un vecchio militare, che gestisce un poligono di tiro, Jack Reacher riuscirà – ovviamente – a sventare la minaccia.

Purtroppo i motivi d’interesse di questo film si esauriscono nel prologo, ben orchestrato e capace e di una sintesi ammirevole, che ricorda l’inizio de Il fuggitivo.

Cruise fa l’impossibile per dare un po’ di spessore al suo personaggio, ma ci riesce a stento, ostacolato da un copione che da metà in poi scade in continue incongruenze.

Una per tutte: al rendez vous  finale con i ragazzi cattivi di The Zac, il sofisticato ed arguto Reacher si presenta accompagnato da un vecchio tiratore che ci vede poco e senza un vero piano.

Ogni detection ed ogni thriller si valuta poi non soltanto dalla capacità di creare personaggi credibili, coinvolti in una storia plausibile, ma altresì dallo spessore del villain, perchè in fondo quello che si mette in scena è sempre un duello.

Se uno dei due avversari è palesemente inadeguato o si arrende senza combattere, allora tutto finisce per perdere interesse.

Non basta scegliere il venerato Werner Herzog e fargli raccontare una storiella inquietante su come ha perso le dita per sopravvivere in un campo di prigionia, per creare un cattivo in grado di competere con Reacher.

Herzog attraversa il film impassibile, con un occhio di vetro, profferendo minacce senza seguito, protetto dai suoi mercenari.

Perchè fa quello che fa? E’ davvero lui il capo della misteriosa impresa di costruzioni? Perchè decide di mettersi contro Reacher? Perchè mettere in scena 5 omicidi e poi altri ancora per coprire il tentativo di una scalata, non ad una multinazionale o ad una corporation energetica o informatica o militare, ma ad una piccola società di provincia, che si occupa di edilizia convenzionata?

Se ci si ferma a riflettere, il mcguffin è così scoperto ed implausibile che travolge l’intero progetto.

McQuarrie poi ci mette del suo con una serie di dialoghi sempre fuori fuoco, che non aiutano certo lo spettatore ad identificarsi con l’eroe, sempre a metà strada tra l’astuto detective ed il vigilante che si incarica di superare i limiti della legge.

C’è qualche buona sequenza d’azione, in particolare il lungo inseguimento in auto, ma sono momenti slegati per lo più dal contesto generale.

La regia poi è quanto di più piatto e televisivo si sia visto nell’ultimo anno: la macchina da presa è sempre timorosamente incollata al primo piano di Cruise, incapace persino di sfruttarne a pieno la fisicità ancora esplosiva.

Un film da dimenticare in fretta…

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8 pensieri riguardo “Jack Reacher”

  1. […] Jack Reacher mette i recensori inglesi d’accordo: sia Shoard sia Bradshaw non vanno oltre le tre stellette su cinque. Tratto da uno dei diciotto thriller del britannico Lee Child – tutti dedicati al poliziotto giustiziere Jack Reacher, già in odore di franchise – il film prodotto e interpretato da Tom Cruise è liquidato come intrattenimento muscolare, poco divertente e spesso ridicolo. […]

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