Cannes 2015. Chronic

Chronic

Chronic *1/2

Altro teribile film del concorso ufficiale, diretto da quel Michel Franco, vincitore di Un certain regard tre anni fa con il crudele After Lucia.

Il messicano gira negli Stati Uniti con un cast guidato da Tim Roth, ma non perde il gusto del finale ad effetto a tutti i costi.

La sua sceneggiatura mostra la corda ad ogni svolta narrativa. Il suo film sembra programmatico e pretestuoso in ogni momento. Persino ricattatorio e moralista, come gia’ il precedente.

Il protagonista, interpretato da un Tom Roth perfetto per immedesimazione e understatement, e’ un infermiere che lavora a domicilio, prendendosi cura di malati terminali, anziani non autosufficienti e altri pazienti difficili.

Lo vediamo alle prese con una giovane malata di Aids, quindi con un architetto colpito da ictus. Amorevole e comprensivo, paziente e devoto ai suoi pazienti sino all’immedesimazione, viene raggiunto da un’accusa infamante, per quello che gli americani chiamano ‘sexual harassment‘, da parte dei figli dell’architetto, forse timorosi che il rapporto insturatosi col padre, minacciasse la loro eredita’.

Licenziato dal datore di lavoro e’ costretto a trovare lavoro autonomamente, grazie ad un vecchio amico. Nel frattempo i fantasmi del passato vengono a galla. Un figlio morto precocemente, una famiglia disgregata, una relazione difficile con la figlia adolescente.

Il film di Franco sarebbe stato anche interessante, se si fosse limitato a mettere in scena il lavoro del suo protagonista, le sue ossesioni, le sue idiosincrasie, le sue piccole manie. Ed il rapporto con i suoi pazienti e le loro famiglie. E’ un tema che il cinema ha sfruttato poco sinora e Franco trova apparentemente la chiave giusta all’inizio, aiutato anche da un Tim Roth dolente e silenzioso.

Chronic invece decide di calcare la mano, creando dal nulla due incidenti narrativi, che suonano davvero troppo scritti, troppo esemplari, fondamentalmente disonesti.

Franco crea per il suo protagonista un passato cosi’ doloroso e malinconico, da farne una sorta di martire laico, dedito alla causa della sofferenza.

Quanto all’ultimo atto, che per rispetto non vi sveleremo, vi basti sapere che suona ancor piu’ forzato, nonche’ piuttosto confuso e ambiguo idelogicamente.

Franco conferma di avere un certo talento nella ricostruzione d’ambiente e nella direzione d’attori, ma anche una capacita’ manipolatoria ed un moralismo, che appesantiscono il suo cinema.

Ci sia consentita infine una piccola postilla polemica: occorrerebbe togliere il diritto di cittadinanza a quegli sceneggiatori e a quei registi, che ancora pensano di cavarsi d’impiccio, inscenando un incidente d’auto, messo in scena sempre con le stesse modalita’ da colpo a sorpresa e con i medesimi effetti speciali.

Anche qui a Cannes, ne abbiamo visti un paio in concorso. Peraltro nei film piu’ brutti in competizione. Le conclusioni tiratele voi…

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