Before Midnight

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Before Midnight **1/2

Ancora una volta Jesse e Celine.

Li avevamo conosciuti su un treno diretto a Vienna e poi accompagnati in una lunga notte di passione e parole. Lui era un giovane americano che sognava la vita bohemienne dello scrittore, lei una parigina, amante delle cause perdute. Nove anni dopo li abbiamo ritrovati a Parigi, lui in tour promozionale dopo aver scritto il suo primo romanzo, lei ambientalista e cantautrice: non si erano più rivisti, l’appuntamento preso a Vienna era saltato, ma una lunga passeggiata prima del tramonto sarà sufficiente a stravolgere di nuovo le loro vite. Jesse perderà l’aereo che avrebbe dovuto riportarlo a New York e si fermerà nell’appartamento di Celine.

Before Midnight ricomincia in un aeroporto greco. Sono passati altri nove anni, ma bastano pochi minuti per ritrovare la magia di quell’incontro lontano, che periodicamente torna a tormentarci ed a ricordarci quanto effimere e fragili sono le relazioni umane.

Richard Linklater, Ethan Hawke e Julie Delpy questa volta ci trasportano nell’estate assolata del Peloponneso, dove i due protagonisti stanno trascorrendo gli ultimi giorni di vacanza.

Sono una coppia da molti anni. Hanno vissuto a New York e poi a Parigi. Hanno avuto due biondissime gemelle, ma Jesse ha anche un’altro figlio, Hank, che vive in America con la madre da cui è separato: lo vediamo all’inizio prendere l’aereo da solo per ritornare a casa, dopo aver passato qualche giorno con il padre e le sorelle.

Saranno proprio l’affetto per Hank ed il senso di colpa per la distanza che li separa, a mettere in moto il meccanismo drammatico di Before Midnight.

Perchè Celine sta per ottenere un lavoro finalmente importante in Francia e Jesse invece vorrebbe tornare negli Stati Uniti, per coltivare un rapporto che sente essergli sfuggito per molto tempo.

Il film è sostanzialmente diviso in quattro piani sequenza, il primo dei quali in auto, con Jesse, Celine e le due gemelle, di ritorno dall’aeroporto, nel quale le premesse drammatiche vengono esplicitate e cominciamo ad intravvedere le tensioni e i rancori sopiti, mentre cominciano a venire a galla.

E’ solo l’inizio di una lunga schermaglia amorosa, che passerà attraverso il secondo quadro in cui i due protagonisti sono a tavola con i loro ospiti greci, altre due coppie, una più giovane l’altra poco più grande di loro e l’anziano capofamiglia, quindi attraverso una lunga passeggiata dalla casa di quest’ultimo sino all’hotel in città, dove Jesse e Celine trascorreranno una notte tormentata e furiosa, preludio alla conclusione agrodolce, attesa e forse mancata.

E’ cinema di parola quello di Linklater, di dialoghi naturalissimi, serrati, di confronti aperti, senza vincitori nè vinti, di incontri e scontri, di chiacchiere di bottega e aneddoti divertenti.

C’è una leggerezza shakespeariana nella ronde sentimentale e amorosa che avvolge il film, soprattutto nella parte centrale, sotto il sole caldo del meriggio greco e poi nel lungo tramonto verso la notte, dove le tensioni finiscono per esplodere, in una stanza d’albergo.

Una stanza che dovrebbe essere accogliente e distensiva, ma che diventa fredda e glaciale, quando l’ennesimo episodio insignificante, si trasforma nel casus belli che Celine attendeva, per fare i conti con il non detto ed il rimosso di una relazione lunga diciotto anni.

Il presente è sempre carico di ansie e insoddisfazioni, soprattutto rispetto ad un passato idealizzato da Jesse nei suoi libri e dagli spettatori stessi di questo terzo episodio.

Eravamo tutti più giovani e spensierati all’epoca del breve incontro tra i due protagonisti. Li abbiamo seguiti nel loro ritrovarsi molti anni dopo. Oggi li scopriamo diversi, rancorosi, suscettibili, invecchiati, afflitti dal senso di colpa e dalla voglia impossibile di ripartire daccapo. Il tempo ha fatto il suo corso ed il cinema ne è testimone fedele.

Il film scorre con una naturalezza incantevole: trovare i confini tra recitazione ed improvvisazione è impossibile. I due attori sembrano così padroni dei loro personaggi da aver fatto propri i loro stessi difetti.  Sono molto cambiati dai giorni di Vienna: il paffuto e imbranato Jesse è diventato un quarantenne dal viso spigoloso e dai modi gentili, la gracile e impertinente Celine ha assunto forme assai più generose e materne.

Entrambi regalano ancora verità ai propri personaggi, novelli Taylor e Burton.

Basterebbe metterli a confronto con i due protagonisti di “Questi sono i 40” di Judd Apatow – travolti dagli stessi interrogativi e dalle stesse ansie – per apprezzarne la naturalezza, l’equilibrio, la sincerità interpretativa, che si rispecchia in un testo sempre drammaticamente onesto e spietato.

Peccato che alla fine di questa lunga giornata ci sia però un lieto fine che suona posticcio, troppo scritto, che tradisce proprio in extremis la voglia di non abbandonare i due personaggi su una nota incerta.

E’ proprio nelle ultime immagini, al tavolino di un bar in riva al mare, che Linklater finisce per giocare col cinema, dimenticandosi la vita e cercando un illusorio rewind, fuori tempo massimo.

Il film è prodotto anche da Athina Rachel Tsangari, una delle colonne del nuovo cinema greco, qui in veste di attrice, assieme alla sua musa Arianne Labed.

Magnificamente fotografato da Christos Voudouris, mantenendo giustamente sullo sfondo panorami e bellezze naturalistiche, Before Midnight è dichiaratamente l’ultimo film con Jesse e Celine.

Ma voi ci credete?

L’idea di riprendere i due attori a distanza di quasi dieci anni, facendo i conti con le diverse età della vita e con i diversi momenti della loro storia d’amore, è troppo attraente, per poterla lasciare in sospeso proprio ora, che le cose si fanno difficili.

Un po’ come l’Antoine Doinel di Truffaut, il piacere dell’incontro supera anche i limiti dei singoli episodi.

Lunga vita a Jesse e Celine.

A presto…

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