Crazy Stupid Love

Crazy Stupid Love *1/2

E’ sempre tempo per una commedia. Lo diceva Nanni Moretti e noi gli diamo retta, cercando di fare il punto, periodicamente, sullo stato dell’arte di uno dei generi classici del cinema hollywoodiano.

Qui siamo nella tipica commedia del “ri-matrimonio”, a cui si affiancano una serie di storie parallele degne del nostrano Manuale d’amore: il quarantenne Steve Carell, insopportabile e ottuso come sempre, si separa dalla bellissima moglie Julianne Moore, conosciuta e sposata ai tempi del liceo.

Comodamente adagiato su delle orribili New Balance e dotato di guardaroba improponibile, scoprirà, grazie ad un seduttore incallito, incontrato in un bar, che con il vestito adatto e la giusta dose di arroganza e finta dolcezza, potrà vendicare il tradimento della moglie…

Il figlio tredicenne è intanto segretamente innamorato della sua baby sitter diciassettenne, la quale invece si è presa una cotta per il protagonista, mentre la moglie, Julianne Moore, non ha il coraggio di sostituire veramente il marito, con l’amante Kevin Bacon.

L’amico seduttore, interpretato da Ryan Gosling – qui al minimo sindacale – vede infine vacillare i suoi cattivi propositi quando incontra una giovane avvocatessa, che sembra tenergli testa, invece di cedere di schianto al fascino superficiale dei suoi addominali scolpiti.

Gli sviluppi li lasciamo alla vostra fantasia, ma come potete immaginare sono quanto di più prevedibile ci possa essere in una commedia romantica, con equivoci, dolcezze e un monologo finale di Carrell sulla purezza dell’anima gemella che è totalmente inverosimile e finisce per appiccicarsi come lo zucchero filato…

Siamo certi che si possa ancora parlare d’amore in questo modo? La commedia classica richiede il più alto tasso di sospensione dell’incredulità, dirigendosi quasi sempre verso un lieto fine di convenienza, ma qui siamo davvero oltre la soglia del tollerabile. Nella seconda parte la storia deraglia nei terreni dell’implausibilità psicologica più assoluta.

Persino lo scontro finale fra i tre uomini che lottano per l’onore delle loro donne, non sfocia mai in una farsa liberatoria e catartica, siamo sempre al di qua del politicamente corretto.

Purtroppo Ficarra e Requa, che pure vengono da Bad Santa e da Colpo di Fulmine – Il mago della truffa, si sono già adattatati al prodotto medio per famiglie, innocuo e senza fiato. Non sembrano avere un’idea di cinema da proporre e nel rileggere uno dei generi più consolidati non hanno nè la mano salda dei classici (da Cuckor a Nora Efron), nè l’animo sovversivo degli inconoclasti (da Landis a Apatow e Phillips)

Qui va sprecato un cast che, a parte il legnoso Carell, mette in fila una serie di talenti di diverse generazioni da Julianne Moore a Marisa Tomei, da Kevin Bacon a Emma Stone, sino al già citato Ryan Gosling, protagonista di ben altro spessore – solo quest’anno – di Blue Valentine, All good things, Le idi di marzo e Drive.

Anche i riferimenti a La lettera scarlatta sembrano quasi un plagio di Easy Girl, con la stessa scatenata Emma Stone, che qui si limita a fare smorfie, mentre là dimostrava appieno la sua verve comica.

Dimenticabile. Anzi, già dimenticato…

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