Easy Girl

Easy Girl ***

Eccola: la stavamo aspettando con una certa ansia dallo scorso gennaio, fiduciosi che anche il 2010 avrebbe avuto la sua commedia indipendente, spumeggiante, scritta meravigliosamente ed interpretata da un cast in stato di grazia.

L’anno scorso la palma era andata indubbiamente a 500 giorni insieme, e prim’ancora a Una notte da leoni, Juno, Little Miss Sunshine, Sideways, Se mi lasci ti cancello, Lost in translation, I Tenebaum, Election: tutta una serie di commedie sentimentali, familiari e persino matrimoniali, che cercano di rinverdire, sia pure in forme e con modi del tutto nuovi, i fasti di quella gloriosa tradizione, che affonda le sue radici nei copioni di Ben Hecht , Billy Wilder, I.A.L. Diamond, Charles Brackett, Neil Simon, Woody Allen.

Easy Girl è indubbiamente la commedia più divertente dell’anno. La sua protagonista è una scatenata Emma Stone. Una ragazzina di 22 anni che ha esordito con Superbad della factory Apatow nel 2007 e che al suo settimo film (ma il primo da protagonista) è già straordinariamente più efficace di Cameron Diaz e Julia Roberts messe assieme.

Ora se la vedrà con il nuovo Spider-man di Marc Webb, con la speranza di trovare un copione altrettanto ispirato.

Il film racconta come, nell’era della comunicazione globale, una piccola menzogna detta ad un’amica, su un presunto weekend di sesso con un ragazzo sconosciuto, trasformi la vergine Olive, agli occhi di tutto il college, prima in una ragazza facile, poi in una novella Hester Prynne, additata da tutti, emarginata e con una A rossa, cucita sui vestiti.

Il miraggio della popolarità all’inizio spinge Olive a perpetuare l’equivoco, poi tutti cercheranno di approfittarsi di lei, dalla sua migliore amica, ai ragazzi in cerca di facili sicurezze, da un gruppo di ferventi cattolici, sino alla consulente scolastica, che vuole coprire la sua relazione con un alunno.

Ma è riduttivo cercare di raccontare la trama del film, che invece si giova di continue digressioni, di parentesi e sottotrame brillanti e continui duetti di Olive con i suoi compagni di scuola, i suoi genitori, gli insegnanti ed il preside.

La sceneggiatura di Bert.V. Royal è senza respiro, divisa per capitoli, che raccontano attraverso un lungo flashback, come Olive si sia cacciata nei guai. Gli attori che dialogano con la protagonista sono assolutamente fenomenali, a partire da Stanley Tucci e Patricia Clackson, che interpretano i curiosi genitori di Olive, per passare a Thoma Haden Church nei panni dell’adorato professor Griffith ed alla rediviva Lisa Kudrow, nel ruolo della Sig.ra Griffith, che ci ricorda che attrice versatile e sorprendente fosse in Friends.

C’è spazio anche per un cameo di Malcolm McDowell, nei panni del preside, ma la vera rivelazione è Emma Stone: questo scricciolo dai capelli rossi ed il sorriso imperfetto, trascina il film con una sicurezza da diva dello star system ed allo stesso tempo con una credibilità tutta post-moderna.

Il film pesca a piene mani dal romanzo di Hawthorne e dalle sue incarnazioni cinematografiche, facendone motivo di ironia e di curiosità. Non c’è una nota fuori posto in questa leggerissima ronde, che pure partiva con l’handicap di ritornare ancora una volta in quel luogo abusato cinematograficamente, che è il college americano.

Ma la forza del cinema a stelle e strisce è proprio nella sua capacità rinnovare luoghi e forme che sembravano irrimediabilmente consunti ed a rischio di stereotipo.

Royal e  Gluck hanno lavorato splendidamente a rendere il più colorata possibile la loro commedia, che non perde una battuta e ragiona in modo non banale sulla nostra società del gossip e della comunicazione globale, in cui il venticello della calunnia finisce spesso per soffiare impetuoso.

Curioso poi l’amaggio al cinema adolescenziale di John Hughes, quasi una dichiarazione d’amore per una stagione spensierata, che il regista – recentemente scomparso – aveva saputo cogliere con un certo gusto. Anche se non baratterei Easy A con The Breakfast Club…

Come ha scritto con la solita precisione e lungimiranza Roger Ebert:  Easy A offers an intriguing middle ground to the absolute of sexual abstinence: Don’t sleep with anybody, but say you did. It’s a funny, engaging comedy that takes the familiar but underrated Emma Stone and makes her, I believe, a star.

 

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