Venezia 2011. Il primo giorno

LE IDI DI MARZO di G.Clooney **1/2

In Concorso

Come ormai da tradizione, Clooney ritorna alla Mostra con il suo quarto film da regista, che si ricollega direttamente a Goodnight and good luck, proseguendo la sua analisi sui meccanismi della democrazia, della politica e dell’informazione, che tanto sembrano stargli a cuore.

Qui, adattando con Grant Heslov la piece di Beau Willimon, ispirata dalle primarie del 2004, racconta la battaglia per la nomination di due candidati democratici e del loro staff.

Mike Morris è in testa, ma una probabile sconfitta in Ohio e l’appoggio di un influente senatore al suo concorrente,  in cambio del ministero degli esteri, potrebbe mettere in discussione il suo vantaggio.

In parallelo il suo ufficio stampa ed il capo della sua campagna si scontrano con i rispettivi avversari, tengono a bada i giornalisti a caccia di scoop e subiscono le attenzioni delle stagiste.

Pian piano però il marcio viene a galla, travolgendo staff e candidati, costringendoli ad uno scontro che non farà prigionieri. Anche il più idealista diventa cinico ed il giovane a capo dell’ufficio stampa di Morris viene travolto dalle astuzie dei due  espertissimi rivali. Comprenderà a sue spese la crudeltà del gioco, ma non esiterà ad usare tutte le armi a sua disposizione, per uscire dall’angolo e condizionare Morris e la sua politica.

Ryan Gosling rua ba la scena al sontuoso cast, nel ruolo dell’addetto stampa che tutti pensano di amare, ma che in realtà temono …e a buon diritto. Clooney si ritaglia il ruolo di Morris con affabilità ed astuzia. Philip Seymour Hoffman è una sicurezza e si impone nel duello a distanza con l’omologo Paul Giamatti. Evan Rachel Wood dimostra quanto sia sottoutilizzata da Hollywood e Marisa Tomei e Jeffrey Wright si limitano a due gustosi cameo.

Una collega dell’Huffington Post diceva che i democratici probabilmente ameranno la prima parte e i repubblicnai la seconda, e forse è proprio così. Il candidato idealista sembra tutto d’un pezzo, ma finisce per cedere ai ricatti ed ai compromessi, spinto da uno scandalo che potrebbe travolgerlo. Accetta il ricatto, per la presidenza anche se rappresenta una sconfessione della sua politica.

Al contempo il simpatico protagonista passa al lato oscuro, pur di non finire a Farraguth North, come prospettatogli dal suo capo, a lavorare da annoiato consulente di società d’affari, senza il brivido della Casa Bianca.

C’è amarezza e disincanto in queste Idi di marzo, e non c’è dubbio che il richiamo shakespeariano non è invocato a sproposito, man mano che la commedia si tinge di giallo e poi di nero, sempre più cupo.

E’ un’idea di cinema un po’ vecchia quella di Clooney, di respiro corto nel mondo di Wikileaks, dei blogger e della politica spettacolo.

Eppure l’attore sembra essere pessimista, vede i politici migliori travolti dalle lobby e dagli interessi particolari, incapaci di promuovere davvero quello in cui credono, in una serie di compromessi deteriori e di ricatti più o meno espliciti. Ma è davvero una novità?

CRAZY HORSE di F.Wiseman **

Giornate degli autori

Il famoso documentarista Frederick Wiseman, dopo il bellissimo Boxing Gym, si dedica al mondo del Crazy Horse di Parigi, raccontando la preparazione dei nuovi spettacoli, gli scontri artistici ed economici che segnano la vita del locale, mostrando il dietro le quinte di un mondo che appare inevitabilmente old style.

Gli spettacoli eleganti con donne nude, nell’età del porno diffuso, appaiono un residuo pruriginoso del passato, con un’idea di erotismo magari anche nobile, da un certo punto di vista, ma superato dalla volgarità di oggi, che si fa beffe del conservatorismo culturale di un locale come il Crazy Horse.

Wiseman cerca, soprattutto nel finale, di restituire una magia, una meraviglia, che pure sono parte di quella tradizione, ma viene il dubbio che tanta attenzione sia stata sprecata.

VIVAN LAS ANTIPODAS di V.Kossakovsky ***

Fuori concorso

Dopo l’apertura del film di Clooney, la Sala Grande si offre allo straordinario documentario di Victor Kossakovsky, che racconta con immagini di bellezza purissima, otto luoghi della terra che si trovano rispettivamente agli antipodi l’uno rispetto all’altro.

Il viaggio del regista ci porta quindi in Argentina, Cile, Nuova Zelanda, Spagna, Patagonia, Cina, Africa.

Il racconto delle vite degli uomini, un pastore e due fratelli che si occupano di un ponte, si alterna con quelle del mondo animale,  una farfalla che prende il volo ed una balena enorme che finisce spiaggiata.

Kossakovsky sfrutta magnificamente la profondità di campo della RED camera e la sua straordinaria duttilità, cambiando asse in continuazione, regalandoci riprese a testa in giù e immagini sdoppiate, che sfruttano l’acqua e la simmetria per rendere indimenticabile questo Vivan Las Antipodas.

C’è una meraviglia nell’occhio di Kossakovsky, un senso intimo e grandioso della bellezza della natura e degli uomini.

Se Terrence Malick avesse visto il suo film, avrebbe certamente rubato qualcuna delle sue immagini per il viaggio del tempo di The tree of life.

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