Love & Secrets – All good things

All good things **1/2

Andrew Jarecki torna dietro la macchina da presa dopo l’agghiacciante documentario Capturing the Friedmans (Una storia americana) che lo aveva rivelato, con una meritata vittoria al Sundance.

Qui abbandona la forma documentaristica, ma continua a scavare nei segreti inconfessabili di una famiglia americana, che dietro l’apparente rispettabilità, nasconde violenza, crudeltà, alibi e infelicità.

All good things è la storia vera della famiglia Marks di New York, proprietaria di molti immobili sulla 42a strada a New York, negli anni ’70. Quegli immobili però erano affittati a strip club, porno shop, massaggiatrici e ad altre attività poco rispettabili.

I Marks godono di buona considerazione nell’estabilishment newyorkese, che in gran parte ignora l’origine della loro fortuna. Il patriarca è il duro Sanford (Frank Langella), incapace di affetto verso i figli, considerati troppo deboli, ed interamente dedito ai loschi affari di famiglia.

La madre è morta anni prima, suicida, proprio sotto gli occhi del giovanissimo figlio David (Ryan Gosling), hippy sensibile e forse affetto da turbe e schizofrenia.

Il suo vitalismo e la sua generosità colpiscono la giovane affittuaria Katie (Kristen Dunst), che si innamora di lui e lo sposa: i due giovani si spostano fuori città dove aprono un negozio di cibi organici e prodotti biologici. Il loro idillio nei boschi del Vermont durerà poco.

Sanford vuole che David ritorni a New York, per curare gli affari dei Marks e raccogliere canoni e pigioni, da affittuari riluttanti e pericolosi.

I giovani si trasferiscono così in un bellissimo appartamento a Manhattan, ma Katie comincia a comprendere la vera natura della fortuna dei Marks e l’animo autodistruttivo del marito David.

Dire di più della trama sarebbe un peccato. Il racconto però si articola in molti flashback, che nascono dalle deposizioni dei protagonisti, nel corso di un processo per omicidio.

La verità, come spesso succede, non ha trovato la sua strada nelle aule di tribunale, ma Jarecki la insinua sottilmente nel corso del film e la ricostruisce a beneficio dello spettatore, lasciando aperti tutti gli interrogativi su responsabilità e moventi: un po’ come aveva fatto Barbet Schroder ne Il caso Von Bulow, un film che ha molti punti in comune con questo All good things, a partire dai glaciali protagonisti e dalle oscure motivazioni personali che li guidano.

Alla fine del film non sappiamo molto di David Marks: in fondo l’impenetrabilità della natura umana è uno misteri più resistenti e il regista evita facili scorciatoie, restituendo al racconto tutte le sfumature e tutti gli angoli oscuri.

Il film di Jarecki si giova di un cast perfettamente misurato ed in parte: Ryan Gosling è certamente uno dei migliori della sua generazione, anche se la sua faccia è ancora per lo più sconosciuta. I suoi film sono spesso destinati a scarsa distribuzione e ancor apiù limitato successo, ma i suoi personaggi disturbati, fragili, trasformisti lasciano il segno.

Kirsten Dunst è perfetta nel ruolo della moglie giovane ed infelice, mentre Frank Langella è fin troppo ‘comodo’ nei panni del patriarca ombroso.

Non so se il film uscirà mai nelle sale italiane, magari è destinato allo straight-to-video: in ogni caso è un prodotto di pregevole fattura, professionale e certamente interessante, che prosegue un chiaro percorso autoriale.

3 pensieri riguardo “Love & Secrets – All good things”

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