Sight and Sound, dedicato al Cinema italiano

Sight and Sound, la più prestigiosa rivista inglese di cinema, nel numero di maggio, dedica un lungo speciale al Cinema Italiano, in occasione dell’uscita di Io sono l’amore di Guadagnino e di Vincere di Marco Bellocchio.

C’è Tilda Swinton in copertina, a celebrare un rinascimento, che travalica i confini e parla di nuovo a tutti.

L’accoglienza di molti nostri film all’estero, negli ultimi 3-4 anni, è stata entusiatica. Non solo Gomorra ed Il Divo, ma anche Mio fratello è figlio unico, L’uomo che verrà, In memoria di me, Romanzo criminale, Come Dio comanda, Il pranzo di ferragostoLa doppia ora ed appunto Io sono l’amoreVincere sono stati distribuiti, invitati ai festival e discussi.

Trovando spesso più considerazione ed incassi all’estero che non in Italia: il film di Guadagnino è emblematico. Da noi è uscito in pochissime copie, nell’indfferenza generale. All’estero è considerato un capolavoro.

In un lungo editoriale, Sight and Sound, partendo dal documentario di Valerio Jalongo, Di me cosa ne sai, tenta di ricostruire la storia degli ultimi trent’anni di cinema italiano, schiacciato dal peso dei maestri e soffocato dal duopolio-monopolio televisivo.

Cause economiche, scelte politiche e sociali hanno certamente influito, ma il giudizio storico ruota tutto attorno al Caimano che, fin dalla liberalizzazione delle frequenza televisive ha imposto standard produttivi sempre più bassi, a costi sempre più economici e con stile e contenuti del tutto innocui.

D’altronde attraverso Medusa, controlla oltre il 50% della produzione nazionale, e l’altro grande competitor, RAI/01, non può essere considerato del tutto estraneo alla sua sfera di influenza.

But Italian cinema since then has reflected only Italy’s cultural devastation: an inward-looking attitude, hooked on bad television, and dependent on one man – if Fellini was the maestro of Italian cinema’s golden years, Silvio Berlusconi orchestrated its implosion. With rare exceptions, Italy’s national story from the 1980s until 2008 was defined by the great films it could no longer make.

L’avvento della tv commerciale ed i nuovi sistemi di finanziamento pubblico hanno determinato l’implosione del sistema cinema italiano, fortissimo, pluralista ed anche coraggioso fino al 1975:

The previous healthy plurality of independent, entrepreneurial producers and distributors – able to fund an unprofitable first film by a Pasolini as part of broad portfolios – was squashed by commercial television’s voracious demands. By the 1980s, the state broadcaster RAI, which had begun its involvement in cinema by helping to fund Bertolucci’s The Spider’s Strategem (La Strategia del Ragno, 1970), was reduced to competing with commercial rivals. By 1985, Hollywood dominated the box office at cinemas that had halved in number since 1980; the state corruptly subsidised cheap Italian films there was nowhere to screen; the work of ageing auteurs clogged a sclerotic system.

Anche produttori indipendenti e capaci, come Domenico Procacci (Gomorra) o Nicola Giuliano (Il Divo), sono costantemente a rischio, secondo Jalongo:

We also have a handful of very good producers now, like Domenico Procacci. But each of them is in a fragile position: they always have to bring projects to RAI or Mediaset. And each time those companies can say, ‘No, this project is not good for us. Sorry.’ If Berlusconi wanted to put Procacci out of business, he could do it with a phone call. That’s the system we have now.

But the producer who made Il Divo did not earn one penny from that movie, even though it’s been successful worldwide, because of the contract he has with Medusa, and not being able to sell it to television because of its subject. In a normal country, he would be a very successful producer now, with a slate of new productions.

Secondo Guadagnino, Berlusconi ha vinto la sua battaglia culturale e cit il nuovo pessimo film di Muccino:

I feel that after 20 years we have to regard Berlusconi as someone who has changed Italy completely. He’s won, totally and utterly. When you see Kiss Me Again, the new film from Muccino – produced by Domenico Procacci, the best, most important Italian producer today – you see that this middlebrow, superficial attitude to telling stories and depicting reality has won. There is a self-censorship…

E’ vero che il successo di Gomorra e de Il Divo ha cambiato la percezione del Cinema Italiano all’estero, ma questo non basta. E’ Procacci ad affermare sconsolato:

The problem is that in a great moment like the one we lived in 2008, you should build. You should have a strategy. You should invest. And in Italy, exactly the opposite happens. No one invests, and they’ve reduced the funds. In a culture we love, we don’t have a cultural policy. It’s absolutely tough, tougher than a few years ago.

L’analisi di Sight and Sound è forte, chiara: si può non condividerla, ma certo potrebbe essere il punto di partenza per un confronto non superficiale sul vero stato del cinema italiano.

Chissà se qualcuno, in Italia, avrà il coraggio di riprenderla…

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