Venezia 2026. L’estranea

L’estranea **

Paolo Strippoli promosso al concorso ufficiale di Veneza 83, dopo il fuori gara del suo La valle dei sorrisi del 2025, presenta il più ambizioso dei suoi lavori, accolto tuttavia con una selva di fischi e boati uniti ad altrettanto convinti applausi alla proiezione stampa mattutina in Sala grande.

Il film è un grande e terribile affresco mefistofelico della famiglia Colonna.

Alla vigilia del nuovo secolo Walter e Anna si godono il successo della loro sartoria trasformata in un lussuoso negozio d’abbigliamento, frequentato dalla borghesia barese.

La figlia Alice è stata presa da Daniele Luchetti per la nuova pubblicità Barilla e il figlio Tobia sembra una giovane promessa del calcio locale.

Alla festa di Ferragosto, ospitata nella loro nuova villa in piscina, alla presenza del sindaco e dei maggiorenti cittadini, il cane di famiglia attacca senza motivo la figlia Alice, devastandole una gamba.

In ospedale in una notte di paure e desideri, nella cappella del nosocomio Anna incontra una donna sconosciuta, che le propone uno patto faustiano: la gamba di Alice per il peso di Tobia. Salvare l’una porterà l’altro a crescere senza motivo.

Quid pro quo.

Come direbbe Manzoni, “la sventurata rispose”, accettando un accordo che influenzerà la vita dei Colonna sino a portarli alla rovina.

Alice avrà salva la gamba, ma a che prezzo? Tobia obeso e deriso avrà un attacco fatale neppure diciottenne. Per salvare la sua vita, Anna accetterà un nuovo scambio.

La spirale non le lascia scampo.

Il film è costruito da Strippoli attorno alla confessione di Anna alla figlia Alice, in un pomeriggio romano di tregenda, con una tempesta biblica che si abbatte sulla capitale.

Solo alla fine capiremo il senso di quell’ultimo incontro.

Il film vuole essere, come gli altri del regista di Corato, un horror sociale, con il dito puntato verso i compromessi che è necessario accettare pur di anestetizzare il dolore, pur di continuare a vivere il proprio ideale familiare.

La madre Anna, deus ex machina almeno quanto la misteriosa Estranea, che incontra puntualmente ad ogni svolta tragica, non si fa scrupolo ad accettare ogni patto che le viene proposto, purché assecondi la vita sognata per Alice e per sé stessa.

Il meccanismo drammatico è deterministico e risaputo, tuttavia il lavoro di Strippoli appare piuttosto originale nella sicurezza della messa in scena e nella capacità di utilizzare linguaggio e meccanismi consolidati di genere, che il cinema italiano usa con notevole parsimonia fin dagli anni ’80.

Se Barbera voleva testimoniare la vitalità del nuovo cinema italiano dell’orrore, che si muove decisamente all’interno delle coordinate del prestige horror coniate da Kristen Thompson, allora forse la scelta de L’estranea è certamente funzionale. Tuttavia il lavoro di Strippoli è troppo ripiegato su stesso, compiaciuto della propria efficacia narrativa, innamorato delle proprie svolte, ma assai povero nel messaggio e nella metafora.

La montagna d’ambizioni e una certa innegabile ricchezza produttiva e interpretativa hanno prodotto il più classico dei topolini. Jasmine Trinca ce la mette tutta, ma il suo passaggio a Venezia 83 sarà ricordato soprattutto per il suo ruolo nel film di Nanni Moretti.

Formidabile invece Valeria Bruni Tedeschi nel personaggio più misterioso e crudele del film. Per una volta le ansie e le indecisioni dell’attrice sono spazzate via da una cattiveria esibita e compiaciuta, da un’ironia nerissima e famelica.

Debole.

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