Serpenti **1/2
Dopo il debutto con Cuori puri alla Quinzaine del 2017 e il successivo Princess, messo in apertura di Orizzonti nel 2022, Roberto De Paolis incontra i fratelli D’Innocenzo per questo piccolo gustosissimo incubo kafkiano che Venezia propone fuori concorso.
Serpenti si apre con una confessione allo spettatore. Un lungo carrello inquadra un uomo seduto al tavolo della sua cucina: afferma di aver appena ucciso la moglie.
Subito dopo lo ritroviamo in un commissariato della periferia romana. Ripete l’affermazione al poliziotto che è alla guardiola il quale non si scompone per nulla e lo fa aspettare all’ingresso prima di farlo ricevere da un collega incaricato di raccogliere la sua deposizione.
Ma anche quest’ultimo sembra assai poco interessato ai fatti. Quando l’uomo consegna le sue chiavi di casa per consentire il sopralluogo, la preoccupazione più grande è quella di identificare il mazzo in modo chiaro.
Il reo confesso incontrerà quindi un avvocato d’ufficio in un bar ‘convenzionato’ con il commissariato, quindi una cartomante e finirà infine arrestato, per davvero, ma per futilissimi motivi.
Il film di De Paolis è attraversato da una vena folle e surreale e da uno spirito caustico e nerissimo, che ribalta continuamente le attese dello spettatore e del marito.
Non penso che le forze dell’ordine lo proietteranno mai nei loro cineforum di sezione. De Paolis e i D’Innocenzo si fanno beffe della acida burocrazia poliziesca, incapace di distinguere diritto e rovescio, tantomeno di portare sicurezza e ordine, alimentando invece l’entropia e il caos.
Il poliziotto riottoso e fanfarone di Borghi, la cartomante che prevede e indirizza i crimini di Golino sono macchiette degne di una striscia a fumetti.
Ma a battere tutti è l’avvocato innocentista di Pietro Castellitto, sicurissimo delle sue metafore sul senso della vita.
Il film è originale, gustoso, paradossale ed è attraversato da una vena anarchica che suona come una boccata d’aria fresca nelle stanze chiuse del commissariato o, se volete, come un sasso gettato nello stagno del cinema italiano.
